sergioIl 30 giugno è venuto a trovarci  qui a Vancouver niente di meno che Sergio Mattarella, il Presidente della Repubblica Italiana.

Erano decenni che una cosi alta carica dello Stato italiano non veniva da questa parte del mondo. In suo onore e, immagino, su sua richiesta, è stata organizzata una serata elegante con contorno di discorsi e buffet per incontrare la comunità italiana residente in città.

Gli inviti sono stati accuratamente selezionati per ragioni di sicurezza e non si sa bene secondo quali altri criteri, due settimane circa prima dell’evento sono arrivati nella posta di alcuni fortunati iscritti all’Aire.
Tra di loro c’ero anche io e non vi nascondo che al momento mi ha fatto piacere ma, dopo qualche riflessione, ho deciso di non andare.
A monte della mia decisione c’erano senz’altro ragioni pratiche ma a pensarci bene tutte potevano essere più o meno risolte facilmente.
In realtà io non ci sono voluta andare.

Chiariamo che non ho nulla di personale contro il Sig. Mattarella che mi sembra, tutto sommato, uno dei migliori nel panorama politico italiano, e anche che in generale a me non piacciono queste social call dove si va più per farsi vedere che per vedere, per dire “io c’ero e tu no” più che per incontrare gli altri e partecipare.

Ma di base non ci sono andata perché lui rappresenta tutto ciò da cui sono fuggita. Da cui sono stata obbligata ad andare via.
E’ come se tu fossi scappata da una relazione insana, che ti ha fatto soffrire nonostante l’amore, e poi ti ritrovassi ad andare a festeggiare l’aguzzino del tuo cuore.

Vestirmi elegante e mettermi in fila per stringere la mano al massimo rappresentante di un’Italia che non ha saputo amare e proteggere i propri figli? No grazie. Ho fatto migliaia di chilometri per non avere più a che fare con certe dinamiche, certi ricordi, certe frustrazioni, non ho bisogno di ritrovarle nel sorriso cortese di questo signore anziano, con i capelli bianchi, che gira un po’ stanco e frastornato nel saloni del Centro Culturale in mezzo ad una folla di curiosi.
Non sarà certo per una questione di etichetta che passerò sopra a quello che provo.

Oggi l’Italia per me e per molti di noi expat è solo il posto in cui andare in vacanza, e dal quale arrivano comunicazioni poco divertenti come la cartella delle tasse. Cosa dovrei andare ad omaggiare in un incontro del genere? Cosa dovrei essere curiosa di vedere?

Gli stranieri spesso ci accusano di essere poco patriottici, vorrei sapere cosa intendono. Non bisogna scambiare il patriottismo con l’orgoglio di appartenenza ad una certa cultura.
E’ indiscutibile che l’Italia sia stata, dai tempi dell’impero romano, un baluardo di cultura e ricchezza  intellettuale, che sia bellissima da un punto di vista geografico e contenitore di bellezze artistiche ineguagliabili.
Io sono felice di essere italiana per tutte queste ragioni, ma questo non è certo merito della Patria (concetto politico che esiste da una manciata di anni se comparato alla storia del mondo).

C’è poco da essere patriottici in Italia se si conosce un po’ la storia e un po’ la politica degli ultimi 50 anni.

C’è poco da essere patriottici se te ne sei andato perché l’economia affonda, la corruzione dilaga, il qualunquismo impera e l’ignoranza è la regista della vita pubblica e spesso privata del paese.
Mi dispiace Sergio, non ti sono venuta a salutare perché avevo tanto da fare, sai sono arrivata qui da tre anni, ho dovuto ricominciare tutto.
Non ho più la mia famiglia vicino ad aiutarmi, ho dei bambini in vacanza e avrei dovuto pagare profumatamente una baby-sitter per lasciarli qualche ora.
Poi non avevo il vestito adatto, faceva troppo caldo, il finger food che volava sui vassoi non è la mia passione.

Mi dispiace, ma comunque benvenuto a Vancouver, so che domani vai a vedere le balene ma prima fatti una bella passeggiata in questa città che ha saputo accogliere, valorizzare e farsi ricca degli italiani che voi non avete saputo tenervi stretti.
Dove crescono nel verde dei parchi, al sole di solidi principi di civiltà e nella prospettiva di un luminoso futuro i vostri nipoti.

Buone vacanze Sergio.

sergio-vancouver

Vancouver, Stanley Park

concorso-letterario

Concorso letterario:”Expat, le paure ed il coraggio delle donne”. I migliori 10 racconti saranno pubblicati dalla Innocenti Editore. Leggi il Bando.

6 commenti
  1. Luigi
    Luigi dice:

    Un scelta assolutamente condivisibile ed espressa senza astio. Io ho l’unico figlio a Londra e anche lui la pensa come te.

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  2. Michele
    Michele dice:

    Buongiorno Elena, parole coraggiose le tue. Ma non potevano esserci dubbi, dato che di coraggio tu, e tuo marito, ne avete già dimostrato molto a ripartire da zero. Purtroppo condivido profondamente le tue parole, ho già fatto esperienze da “expat”, ho espatriati (non li chiamo emigranti perché questo termine ha generalmente una connotazione negativa e spesso una origine più coercitiva che di scelta) in famiglia sia collateralmente che discendente.
    Ho alcuni legami con la tua nuova città, ma non l’ho ancora visitata. Spero di farlo in un prossimo futuro.
    Persone come voi sono uno dei motivi per cui gli italiani sono generalmente tenuti in buona considerazione: troppo abituati a “soffrire” nel posto di origine, trovate energie e entusiasmi insospettati nella “nuova casa”.
    Questa comunità virtuale femminile che racconta le proprie esperienze è una forma di esperienza indiretta che ristora l’animo.
    Buon proseguimento.

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  3. Erica
    Erica dice:

    Grande! Probabilmente avrei fatto la stessa cosa perché provo gli stessi sentimenti! Mi spiace solo che siamo in tanti a vederla nello stesso modo!

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  4. Elena Vancouver
    Elena Vancouver dice:

    Grazie per i vostri commenti, sono contenta che le mie parole siano state comprese in pieno. Sono riflessioni tutto sommato amare, che non fa piacere fare, ma che sono comunque utili quando ci si ritrova a dover fare i conti con il Paese che hai lasciato.

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  5. Annalisa
    Annalisa dice:

    Da expat condivido pienamente,vivo in Irlanda ma sogno il Canada!! Visitato il Quebec anni fa e ci ho lasciato una parte di me, vorrei tornarci!

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