decisioni

Ho preso tante decisioni, nella mia vita.

Alcune immediate, buttando il cuore avanti; altre più soppesate ma, comunque, ognuna di esse rappresentava un cambiamento, seppur minimo, verso il miglioramento.

Ho deciso a quale facoltà iscrivermi all’università, anche se devo ammetter che in questo caso la scelta è stata molto pilotata dai miei genitori.

Ho deciso di trasferirmi una prima volta in Guatemala per amore. Ho deciso di convivere e poi di sposarmi.

Ho deciso di tornare in Italia per stare accanto a mia madre che si era ammalata.

Ho deciso di avere un figlio, salvo poi decidere che uno non sarebbe mai stato abbastanza; ho deciso di aspirare alla famiglia del “Mulino Bianco” e, infine, ho deciso che per amore di quella famiglia, per evitare di vederla andare in frantumi, saremmo dovuti tornare, stavolta in quattro, in Guatemala.

Tutti questi cambiamenti erano accompagnati da entusiasmo. Un pizzico di nervosismo per la paura di sbagliare ma, fondamentalmente, in me albergano da sempre un’inguaribile ottimista ed un’incorreggibile incosciente.

Questa volta è stato diverso: ho scelto perché in realtà ero già sull’orlo del precipizio, con una gamba nel vuoto ed il baricentro troppo avanti. Mi hanno guidato la paura e l’angoscia, ma anche la forza di sapere di lottare per i miei figli, di non dover cadere perché li avevo avvinghiati a me.

La nostra esperienza come famiglia in Guatemala è stata pur sempre un arricchimento, ma ha portato me ed il mio ex marito ad allontanarci sempre di più.

Siamo partiti convinti di avere un progetto comune e ci siamo resi conto di quanto, invece, i progetti non coincidessero affatto.

Negli ultimi tempi mi sentivo addirittura intrappolata, perché sapevo di voler partire per assicurare ai bambini meno traumi possibili, ma capivo di dover attendere per evitare di far precipitare ulteriormente le cose.

I bambini ed io, anche se l’unico che realmente avesse compreso appieno la situazione era il maggiore dei miei figli, abbiamo chiuso in una valigia le nostre cose più cariche di significato in quel frangente, e siamo letteralmente scappati.

Siamo atterrati a Fiumicino disorientati: posso solo provare ad immaginare lo stato d’animo dei bambini mentre, nel mio caso, posso dire che, oltre alla confusione, avevo in testa la determinazione di dover ripartire, stavolta da sola.

Il cuore, invece, era gonfio. Di amarezza, di delusione per la fine di quello che credevo essere l’Amore di una vita, di preoccupazione per il futuro, di incredulità – com’era possibile che, dalla famigliola felice che sognavo, fossimo arrivati a questo punto?,  di sensi di colpa per aver reciso con un colpo netto la relazione dei miei figli con il padre.

Vi starete chiedendo perché dovessi categoricamente riportare i bambini in Italia.

Forse solo chi si è allontanato dalla propria patria può realmente giudicarla con obiettività. In Guatemala si può aspirare ad una vita lussuosa, perché il lusso costa meno, ma è anche rapido come uno schioccare di dita il poter passare da uno status agiato alla completa indigenza.

Non esistono ammortizzatori sociali, non esiste l’assistenza sanitaria gratuita (o comunque semi gratuita e con livelli di qualità accettabili quasi ovunque); non esiste la scuola pubblica com’è intesa da noi, cioè di buon livello e dove realmente si incontrano tutte le classi sociali. Trovandomi nelle condizioni di dover subire un parto cesareo prematuro completamente a pagamento, ho cominciato a riflettere.

Mentre in me cresceva la consapevolezza che vivere in Guatemala, per i miei bambini, rappresentava un rischio non solo per la criminalità ma anche per quello che avrei potuto offrire loro nell’educazione scolastica e in campo sanitario, trovavo invece nel mio ex marito leggerezza e molta immaturità.

Non voglio dire che gli uomini del posto siano tutti così, cadendo negli stereotipi, ma la cultura latinoamericana è generalmente caratterizzata dalla totale assenza di preoccupazione per il futuro. Si vive il day by day, con molta fiducia in Dio e nella buona sorte.

Si pensa sempre che si potrà migliorare la propria situazione e non ci si fissa sulle certezza come in Italia. Non è necessario avere la casa di proprietà, un contratto a tempo indeterminato, i risparmi in banca.

Quasi nessuno si fa delle domande e si angoscia pensando a come pagherà gli studi dei propri figli. Se, da un lato, questo atteggiamento può essere positivo perché evita di vivere la genitorialità in maniera ansiogena, dall’altro però non fa comprendere fino in fondo quanto essa sia carica di responsabilità.

Il mio ormai ex marito dopo pochi mesi aveva perso il lavoro con la ditta italiana che lo aveva sponsorizzato alla partenza per il Guatemala. Abbiamo vissuto con i miei risparmi e, quando questi hanno cominciato a scendere sotto la soglia, ho preso la decisione più difficile della mia vita.

Ho cercato un punto di incontro con lui: non volevo separarlo dai bambini, ma ci trovavamo e ci troviamo tuttora su due fronti opposti. Lui vede il futuro nel suo Paese, pur senza certezze e “arrangiandosi” come si può; io sostengo che si debba partire da una certezza per poi costruirne altre ed un lavoro sicuro ne è alla base.

Dal nostro arrivo, da quello strappo tremendo tra la vita di prima e la vita di ora, sono trascorsi un anno e sette mesi.

Se mi guardo indietro ho il fiatone, perché la strada percorsa è stata tutta in salita, ma sono orgogliosa di me e dei miei bambini, perché passo dopo passo abbiamo intrapreso la via secondo me più sicura, quella che ci condurrà alla serenità.

Ho preso tante decisioni, ho commesso tanti errori e tanti ancora ne commetterò. Ma penso che, questa volta, anche se la mia è stata una scelta dolorosa per tutti, io non mi sia sbagliata.

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5 commenti
  1. Mar
    Mar dice:

    Non ci sono scelte giuste ne sbagliate, ma decisioni da prendere e tu hai scelto ciò che ti pareva meglio. Sei una persona forte!

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  2. Margherita
    Margherita dice:

    Mi sono sempre domandata che fine avessi fatto dopo quella bellissima lettera d’amore… Ed eccoti qui dopo le tue scelte e le tue salite.
    Ti auguro un futuro ricco di discese serene ora.. te le meriti tutte.
    Margherita Irlanda

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  3. Tatiana(Oslo)
    Tatiana(Oslo) dice:

    Hai avuto coraggio durante tutto il viaggio sia all’ andata che al ritorno.Adesso pensa che potra’ solo essere piu’ semplice la discesa.Non potra’ mai essere piu’ difficile di quel giorno in cui hai preso la decisione di tornare.Auguri grande donna!

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  4. anna maria lattanzi
    anna maria lattanzi dice:

    ho letto con trepidazione il tuo commovente scritto.
    Ho letto e meditato.
    Ho letto meditato e contestato.
    Si, contestato perchè tu sembri cresciuta in un Paese fatto di certi valori e prospettive, valori e prospettive che OGGI nel tuo Paese, non esistono PIU’.
    Oggi anche in Italia si vive alla giornata e si vive di espedienti.
    Oggi, anche in Italia, ci sono persone ricche che diventano sempre più ricche a scapito di una classe sociale, quella della media borghesia, che ogni giorno diventano più povere, sempre PIU’ povere
    Ti auguro ogni bene per te ed i tuoi bimbi, ma non posso fare a meno di dirti che la famiglia del mulino bianco non esiste più.
    Forse non è mai esistita!
    E’ stata solo una nostra illusione come lo è stato il nostro finto benessere costruito sull’onestà!
    ILLUSIONE!
    Oggi se non sei disonesto, raccomandato, furbo e cialtrone, avrai di fronte a te una sola strada:
    QUELLA DEL SAPERSI E DOVERSI ARRANGIARE!
    Ti auguro, con tutto il mio cuore, di essere tu nel giusto, con tutte le tue illusioni ed io nello sbagliato con tutte le mie certezze.
    Un abbraccio, da una mamma di 6 figli e nonna di 6 nipoti!

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