In Asia: intervista ad Antonella


  • Ciao Antonella, cosa ti ha portato in Cina?prezzemolo-cilantro-suzhou-asia

Nel 2011 a mio marito, un po’ a sorpresa, è arrivata la proposta di un nuovo lavoro, che prevedeva però il trasferimento di tutta la famiglia in Asia. Ci abbiamo pensato un po’ e abbiamo deciso che sì, volevamo provare l’avventura di vivere all’estero! All’epoca i bambini erano piccoli e abbiamo pensato che per loro sarebbe stato più facile adattarsi, inoltre la situazione economica nella nostra regione era davvero pessima e poter cambiare aria sarebbe stata una buona opportunità. L’azienda ci ha dato carta bianca per decidere il posto dove vivere e non è stato facile scegliere a distanza, alla fine l’ha spuntata Suzhou, una bella città poco distante da Shanghai.

Ho organizzato il trasferimento da sola e devo dire che, sebbene fossi convinta e felice di iniziare l’avventura dell’espatrio, il processo è stato stressante e mi sembrava di camminare sull’orlo di un precipizio: stavo facendo cose mai fatte prima e non avevo idea di cosa aspettarmi dalla nostra nuova vita in Cina.

  • Come è stato l’arrivo a  Suzhou, la città della Cina dove vi siete trasferiti? 

Mio marito era in Asia già da gennaio 2012, viveva praticamente in albergo poiché per lavoro deve viaggiare molto. In luglio l’ho raggiunto per una ricognizione e siamo stati a Suzhou, abbiamo scelto casa e definito l’iscrizione a scuola (che avevo già iniziato a distanza, on line). Poi in agosto ci siamo trasferiti definitivamente. La prima cosa che ho cercato di fare è stata di crearmi una rete di amicizie: sapevo che sarei stata sola a lungo,  mio marito viaggia molto, e sapere di avere qualcuno intorno su cui contare mi confortava.
Per fortuna mi sono trovata subito bene nella nostra nuova città: è un posto bello, pulito e ordinato, la sicurezza è buona e si trova un po’ di tutto, anche per quanto riguarda i cibi importati. Le paure del pre espatrio pian piano lasciavano il posto all’entusiasmo per la nuova vita.

  • Sei una persona diversa adesso rispetto alla Antonella di cinque anni fa in Italia? 

In Italia facevo la contabile e ammetto che ho lasciato quel lavoro senza grandi rimpianti. Qui in Cina non è facile, per le mogli, ottenere il permesso di lavoro, così ho deciso di sfruttare il tempo per stare coi figli e, nella parte della giornata in cui loro erano a scuola, dedicarmi alla mia grande passione per tanti anni messa da parte: la scrittura. Ho aperto subito un blog www.cucinanto.com, che pian pianino col tempo è diventato più maturo e completo rispetto a quello un po’ ingenuo degli inizi, ed ho iniziato a collaborare con una rivista on line, pubblicando articoli sulla vita di un’italiana in Cina. E poi mi sono impegnata nel grande progetto di scrivere un libro!

  • In quale direzione si e’ inclinato il piano della tua personale prospettiva sul mondo dopo il tuo espatrio?

L’espatrio è stato per me un dono inatteso: fin da ragazza il mio sogno era stato quello di viaggiare, avrei voluto fare la vagabonda. Ma come sappiamo la vita poi prende altre pieghe e, per un lungo periodo, non ho mai messo piede fuori dal mio paesino. Ricordo che, alle volte, la vita di provincia mi stava un po’ stretta, avrei avuto voglia di respirare un  po’ di aria internazionale. L’occasione di poter andare a vivere all’estero è stata un sogno che si realizzava: ho potuto conoscere un paese così diverso come la Cina e anche l’eterogenea comunità internazionale che abita a Suzhou, mi sono scontrata con diverse culture, modi di fare e atteggiamenti, soprattutto ho dovuto combattere la mia naturale timidezza e paura, ho dovuto fare cose nuove che non mi sarei mai aspettata di dover fare e sono diventata una persona più forte.

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  • Cina – Italia: due paesi molto diversi per storia, geografia e cultura. Riesci ad individuare alcuni punti di contatto tra questi due realtà?

Sì, Cina e Italia sono molto diversi! Se dovessi trovare dei punti di contatto direi l’importanza della famiglia e la voglia di trascorrere del tempo insieme con parenti e amici. E poi anche i cinesi hanno l’ossessione per il cibo!

  • Cosa affiora della tua italianità nella tua quotidiana cinese? Puoi svelarci la tua formula segreta per adattarsi felicemente ad una vita  all’estero?

Gli italiani sono aperti, socievoli e calorosi e questo si nota! Noi italiani ci baciamo sulle guance quando ci incontriamo, siamo (di solito) persone divertenti e sincere e questo in una cultura misurata come quella cinese non passa inosservato. Una formula segreta? Essere flessibili, rendersi conto che gli ospiti siamo noi e che, sebbene alcuni atteggiamenti del popolo che ci ha accolto possano lasciarci interdetti, non sta a noi cambiarli. E cercare di non prendere tutto sul personale!

  • Hai  vissuto molte esperienze lontana dall’Italia, tra cui quella di partorire su suolo cinese: cosa puoi dirci di questo straordinario evento  che si e’ realizzato in una cultura diametralmente opposta alla nostra? prezzemolo-cilantro-suzhou-asia

L’esperienza del parto in Cina è stata davvero particolare, anche perché io non ho scelto una lussuosa clinica di Shanghai come fanno quasi tutte le espatriate, ma sono andata a partorire in un ospedale cinese di Suzhou. Sebbene gli esami clinici e il calendario delle visite siano più o meno uguali a quelle dell’Italia, ci sono stati dei momenti che mi hanno fatto sgranare gli occhi dallo stupore: come quando mi hanno fatto firmare una carta nella quale dichiaravo che non volevo la mia placenta e che la donavo all’ospedale (pare che qui la usino per preparare una zuppa da dare alla puerpera).

Il lato negativo di partorire in un ospedale dove i medici non parlano inglese (erano le infermiere del reparto “VIP” che traducevano) è che il rapporto coi medici viene molto penalizzato dalla barriera linguistica: non è stato confortante trovarsi in sala operatoria (ho fatto il cesareo programmato) in mezzo a dottori e infermieri che parlavano solo cinese, ma per fortuna non ci sono stati intoppi e tutto è andato liscio, anche se spesso dovevamo usare il traduttore del telefonino per capirci!

  • Cosa ha da insegnare a noi occidentali il tuo paese d’adozione?

La prima cosa che mi viene in mente è l’amore e l’accettazione per i bambini: i cinesi adorano i piccoli, sono sempre prodighi di sorrisi e gentilezze e non li giudicano per la loro vivacità e per il fatto che si comportano, appunto, da bambini. Credo sia una cosa che noi italiani abbiamo un po’ perso: ci da fastidio tutto e non sopportiamo di avere bimbi attorno, vogliamo che siano silenziosi, puliti e obbedienti, dimenticandoci però che non abbiamo a che fare con dei soldatini.

  • Il blog che scrivi e’ nato inizialmente con un legame stretto al cibo: quanto conta per te l’attenzione all’alimentazione, intesa come nutrimento fisico e mentale? La Cina ti ha aperto dei canali inesplorati per approfondire questo campo?

Alterno momenti di fanatismo salutistico ad altri in cui vivo di patatine fritte! Il cibo (purtroppo) è per me non solo nutrimento ma anche compensazione, benessere, consolazione. Quando sono arrivata in Cina, la prima volta che sono entrata in un supermercato mi è venuto da piangere: “e ora che cucino?” ho pensato. Ricordo che ho speso una cifra folle al negozietto di prodotti importati per comperarmi pasta e sugo di pomodoro e non credo di aver mai mangiato nulla di più buono: ecco che il cibo diventa anche legame indissolubile con la tua terra, il tuo trascorso e i tuoi ricordi. Poi ho imparato a comprare e cucinare gli strani ingredienti cinesi e sì, devo dire che ora la mia cucina è perfino più sana di quando ero in Italia, in questo senso la Cina mi ha aiutato a scoprire e sperimentare, anche se si cerca sempre di stare attenti alla provenienza dei cibi.

  • L’ 8 maggio uscirà il tuo libro  incentrato sulla vita delle  donne italiane in Cina: c’e’ la tua esistenza da expat dentro questo lavoro?

Il libro narra la storia di un gruppo di donne italiane che, per varie ragioni, sono finite a vivere in una città cinese vicino a Shanghai: si tratta di un romanzo, le protagoniste sono tutte inventate e con esse le vicende che narro, ma non posso negare di aver attinto a piene mani dalla realtà che mi circonda. Posso dire quindi che c’è molto della mia esistenza expat, anche se rimaneggiato e condito da una buona dose di fantasia.

“Prezzemolo & Cilantro”: ancora cibo! Perché hai scelto queste due parole come titolo?

Mi piaceva l’idea di dare un titolo che accostasse due cose, una cinese e una italiana, caratteristiche dei due paesi. Ho pensato a varie opzioni (molte avevano a che fare col cibo in effetti!) e poi un giorno sono stata folgorata da questa idea, e mi è piaciuta: il prezzemolo e il cilantro sono due erbe aromatiche dall’aspetto praticamente identico, ma dall’aroma completamente diverso e se la prima fa da regina nei piatti italiani, la seconda è legata indissolubilmente ai sapori asiatici.

Estratto dal libro “Prezzemolo & Cilantro”.

Brano scelto da Antonella e dedicato a tutte le lettrici di “Donne che Emigrano all’Estero”

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“Rivolse di nuovo lo sguardo al cursore che pulsava sullo schermo. Avrebbe voluto comunicare tante cose ai suoi lettori: il ricordo del suo sgomento, cinque anni prima, quando era arrivata nella città vicino a Shanghai  che sarebbe diventata la loro seconda casa. Allora gli stranieri non erano tantissimi e i supermercati che vendevano prodotti importati erano pochi: per fare la spesa bisognava saltare da un posto all’altro e andava via un’intera mattinata. Certo, si potevano comprare i cibi cinesi: ma come cucinarli? Come quel giorno che, al mercato, le avevano regalato un mazzetto di quello che sembrava prezzemolo: tutta contenta, Luisella aveva deciso che ci avrebbe condito la pasta. Ma, quando aveva preso in mano la piantina per lavarla, dalle foglie si era sprigionato un odore terribile: era cilantro, un erba molto usata nella cucina cinese ma che col prezzemolo non aveva nulla a che fare! Ci aveva messo mesi ad abituarsi a quell’odore, ma ora aveva perfino imparato ad apprezzarlo: le ricordava indissolubilmente la Cina.

I primi tempi non erano stati facili: le mancavano la sua casa, gli amici e i parenti, e soprattutto il lavoro a scuola. Aveva tenuto il muso a Piero, suo marito, per un lungo periodo, neanche che la “colpa” della delocalizzazione fosse sua. Un giorno aveva perfino rifatto le valigie urlando ‘Me ne torno in Italia!’.

Ma poi la vita era entrata in una routine: la bimba aveva cominciato a trovarsi bene a scuola e Luisella la vedeva felice. E allora anche lei, finalmente, aveva deciso di focalizzarsi solo sui lati positivi di questa nuova avventura.”

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1 commento
  1. Chiara
    Chiara dice:

    Ciao Antonella, sto per ritrasferirmi in Cina dove ho trascorso già 7 mesi l’anno scorso. Mi piacerebbe condividere qualche esperienza con te e magari qualche ricetta !

    Rispondi

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