QATAR LAURA 3Il Qatar è un paese particolare, dove ci si sente parte di un macrocosmo.

Dei 2 milioni di abitanti che popolano questo piccolo Emirato del Golfo Persico, solamente il 15% risulta costituito dalla popolazione autoctona.
L’immigrazione è un flusso costante di persone da tutto il mondo che trovano lavoro nell’edilizia, nell’industria del gas e del petrolio e che costituisce il 94% della forza lavoro.
Quando sono partita quattro anni fa dall’Italia per raggiungere Doha, non avrei mai immaginato di trovarmi davanti ad una multiculturalità così vasta.
Pensavo che avrei dovuto imparare la lingua locale, conoscere la cucina araba, gli usi ed I costumi del paese che mi ospitava, invece mi si è aperta una finestra sul mondo.
La maggior parte degli espatriati che risiede qui (soprattutto indiani,, nepalesi e filippini) si porta appresso il proprio stile di vita, primo fra tutti il cibo. Gli scaffali dei supermercati sono pieni di cibi sconosciuti, verdure e frutti multicolore e dalle forme bizzarre, dai nomi a volte impronunciabili, dei quali non conoscevo l’esistenza.
Non parliamo delle spezie che sono un’infinità.
Mi capita spesso di chiedere alle donne che fanno la spesa al mio fianco, di condividere con me ricette con cibi che non ho mai cucinato e che non saprei nemmeno come utilizzare.
Palak Panir, Chicken biryani, Jerk chicken, Curry Lady fingers, per citarne solo alcuni.
In città inoltre è presente una vastità di ristoranti che offrono cucine da tutto il mondo che possono soddisfare le esigenze di ogni palato.

In Qatar la lingua ufficiale è l’arabo ma quella comunemente parlata è l’inglese o, per meglio dire, le lingue inglesi.
Ti trovi a dover adattare l’orecchio all’inglese parlato con accenti diversissimi fra loro: dal british allo scottish, dall’indiano, al filippino, da quello parlato in Sudafrica a quello australiano o neozelandese, da quello con l’inflessione araba a quello con l’accento asiatico.
Una fatica per il mio cervello che deve adattarsi a codificare questa babele di suoni, mentre i miei figli sono in grado di imitare perSAMSUNG CAMERA PICTURESfettamente le varie cadenze. Beata elasticità delle menti giovani.
Che dire poi della gestualità che accompagna un discorso (così importante per noi italiani). Un atteggiamento del corpo che per noi ha un significato, per un’altra cultura ne ha uno completamente diverso, magari anche offensivo.

Appena giunta a Doha, non riuscivo a capire perché gli indiani alla guida erano soliti mettere fuori la mano dal finestrino tenendo le dita chiuse e il palmo rivolto verso l’altro (il gesto che noi utilizziamo per accompagnare la frase “ma che vuoi”). Successivamente ho scoperto che è il loro modo per chiedere di lasciarli passare.
Oppure quando dicono di si dondolando la testa con un gesto fra il si e il no.
Insomma un melting pot, per dirla all’americana, non da poco che mette alla prova il tuo spirito di adattamento.

Questo amalgama di multiculturalità ti fa sentire a volte confusa ma il più delle volte ti dà un forte sensoQATAR LAURA 2 di appartenenza a un mondo , quello degli expats, nel quale condividere gioie, difficoltà, tristezze, nostalgie e che ti aiuta a non sentirti solo. Da molti ho ricevuto sostegno e supporto e a molti l’ho offerto scoprendo e imparando come diversi popoli possono reagire o affrontare I problemi con attitudini diverse. Uno stimolo che ti porta a non chiuderti nel tuo mondo ma ad aprirti alla comprensione degli altri. Una grandissima lezione di vita per i miei figli adolescenti che hanno amici di ogni nazionalità, senza badare al colore della pelle, alla religione, alla lingua e alla posizione sociale.

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