musica

Come tutti sapete io lavoro in albergo e faccio base alle Seychelles.

Bel posto, direte voi!

Già,  rispondo io. E aggiungo: lavoro in Paradiso! Perché questa è  la risposta standard adottata nel settore turismo alle Seychelles che anch’io ho imparato ad utilizzare nei confronti dei turisti che, per un tempo infinitamente piccolo  – rispetto al mio che sembra  eterno – transitano su queste isole.  

Perché ho sentito l’impulso a scrivere oggi?

Perché  nel pomeriggio ho fatto un lavoro diverso dal solito: mi sono dedicata alla realizzazione di una compilation musicale per l’albergo dove lavoro. Carta bianca. Dopo un attimo di esitazione per l’inusuale compito che mi accingevo a svolgere  mi sono rilassata ed ho accettato con simpatia l’incombenza. Ho cercato musica per orecchie in vacanza,  desiderose di rilassarsi, musiche del genere Lounge e Ambient per capirsi. Dopo un po’  ho però deviato su un genere più classicheggiante ricordandomi di un pianista ideale per cene a lume di candela: Richard Clayderman (con lui non si sbaglia mai!) e infine sulle canzoni melodiche del repertorio anni 80’, che sono sempre molto apprezzate.  Ma ad un certo punto ho cominciato ad osare. Perché non inserire anche Lou Reed con il suo  Perfect Day   che secondo me è una delle più belle canzoni di tutti i tempi? mi sono detta.  Un po’ come indossare un capo firmato  tra i vari straccetti acquistati al mercato rionale. E come si fa ad ignorare David Sylvian? Mescolare: ecco la mia strategia per somministrare – mimetizzandoli – pezzi poco ascoltati negli alberghi rispetto ad altri invece gettonatissimi. 

Insomma, ho trascorso un pomeriggio ad ascoltare e scegliere musica: non potevo chiedere di meglio! 

I viaggi mentali che la musica ti fa fare non hanno eguali.  Il  potere evocativo è immenso. 

Alla fine sono incappata nei Radiohead. Maledizione. Come potevo evitarli?

Intendiamoci, era già una mezz’ora buona che sulla colonna di destra di YT mi appariva musica non propriamente idonea per lo scopo che dovevo raggiungere. Io continuavo imperterrita nel mio lavoro nonostante  la tentazione di distrarmi fosse  forte. Finché non ho ceduto: lo sguardo si è spostato verso destra e con un click  si è aperta una porta che mi ha condotto in un altro tempo e in un altro luogo.

Mi sono ritrovata in Germania, nel 1994, dentro uno stadio gremito di giovani. Io pure, con loro, a scalpitare, gemere, emozionarmi.  Mi sono avvicinata al palco ed ho visto un ragazzo la cui disperazione implodeva dentro il suo essere.  Sta cantando un pezzo straziante, poetico, sublime. Lo abbraccerei quel ragazzo e gli direi “non ti disperare,  gli angeli sono più raggiungibili di quanto si immagini. E noi non siamo così insulsi e strambi come a volte crediamo »

Sono tornata giovane, piena di energia, piena di speranza e di voglia di spaccare. Ma sopratutto ho desiderato aiutare quel “poveraccio” che cantava. Da dove mi venivano  fuori questi sentimenti ? Li conosco bene ma li ho messi  sotto chiave da un bel pezzo ormai. Che cazzata, a pensarci bene.

Siamo  esseri vibranti sotto la nostra pelle che invecchia e gli slanci fanno parte dell’essere “vivi”, e non soltanto dell’essere giovani.

Per  cui oggi è stato il mio giorno: ho “vibrato”  grazie ad una canzone ed  è stata una sensazione intensa, difficile da scollarsi di dosso. Al diavolo la compilation: mi sono persa ancora una volta dentro la voce di Tom Yorke ed ho lottato e patito assieme a lui fino allo sfinimento.

Cosa  c’entra  tutto questo  con il fatto di essere un’expat ?  

C’entra, perché  vivendo all’estero,  se non si mantiene un contatto con il mondo dal quale si proviene, si rischia di perdersi.

Posso ascoltare musica creola ventiquattrore su ventiquattro ma io non sono creola e, per quanto alcuni artisti locali li stimi e li ascolti regolarmente, non rappresentano la mia storia, non sono il mio sentire profondo, non fanno parte del mio background storico e culturale.  

Io vengo dall’Europa, da generazioni sballate di giovani che disperatamente hanno cercato sé stessi nei rave party o nella new age o nei movimenti green, vengo da un percorso artistico non accademico che mi ha plasmata e che ancora oggi estende i suoi tentacoli su tutto quello faccio. Vengo, infine, da un mondo che pulsa, sente, vive e crede in determinati valori come l’amore e la bellezza di spirito, eredità diretta di un secolo, quello XIX, impregnato di romanticismo.

Quindi oggi ho assaporato di nuovo cosa significa mettersi in croce, essere lucidi e spietati con se stessi ma al tempo stesso fragili e lucenti.  Ho sentito l’antico desiderio che ci fa tendere verso il superamento delle proprie debolezze e che ci infonde un senso di resistenza, così come ho percepito la consapevolezza che le nostre aspirazioni più ambiziose sono a volte destinate a rimanere tali, senza realizzazione.

Tutto questo  grazie ad una canzone, grazie alla musica, a me che ho infranto la regola di non guardare nella colonnina di destra di YT,  al 1994 e,  soprattutto,  grazie ai Radiohead.

5 commenti
  1. margherita
    margherita dice:

    Il mio espatrio sarebbe stato più triste senza la musica e senza le scatole di ricordi connesse alla musica. David Sylvian e la sua Forbidden colours( Riuky Sakamoto) fanno parte della mia compilation di vita. Incredibile cosa due note possano mettere in moto.
    Un abbraccio Katia.

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