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Dali, Yunnan, Cina

Quando partire è difficile: motivazione per trasferirsi all’estero

Con questo articolo vorrei ispirarti, trasmetterti un po’ della motivazione che  mi ha spinto a fare quei passi che, alcuni anni fa, mi hanno permesso di trasferirmi a Xiamen, nella Cina meridionale, iniziando un viaggio lungo ed intenso durato sei anni.

TRASFERIRSI PER ESPLORARE UN ALTRO MONDO: COME TUTTO E’ INIZIATO

Fin da un’età più o meno tenera (12 anni) mi sono avvicinata al pensiero buddista e ho cominciato a nutrire una forte curiosità verso l’oriente. Dopo aver finito la scuola dell’obbligo ho seguito la maggior parte degli amici iscrivendomi ad un corso di laurea e ho cominciato a lavorare come cameriera per mettere qualche soldo da parte.

I miei interessi personali si distanziavano parecchio da quelli delle persone con cui passavo la maggior parte del tempo: li ho sempre tenuti sullo sfondo, dedicando ad essi solo una piccola parte del tempo e cercando di amalgamarmi con chi avevo intorno.

La scelta di iscrivermi al corso di studi in lingue e civiltà orientali ad un’università pubblica nella mia città ha rappresentato il primo passo cosciente e deciso per avvicinarmi ai temi che mi appassionavano: le lingue e le culture straniere, l’interesse per il lontano, lo studio di ciò che ci differenzia e ci avvicina a ciò che si è sviluppato a migliaia di chilometri ad est dell’Italia.

UN PO’ DI ME: i blocchi iniziali e gli anni di accumulo

Se stai leggendo questo post e ti stai informando per fare il grande passo, probabilmente  ti prepari anche ad attraversare quel mare che ti separa dalla realizzazione del tuo obiettivo e magari sei bloccata o rallentata da ostacoli più o meno visibili. Condividendo un po’ dalla mia storia, cerco di mostrarti che l’iter per decidere di emigrare non sempre è facile ma che è una meta possible anche in condizioni avverse.

Anche se ho sempre sentito dentro di me che avrei vissuto in un altro paese, o comunque viaggiato a lungo, durante l’adolescenza mi ero talmente identificata con l’ambiente e le persone con cui ero cresciuta e che frequentavo ogni giorno che mi sembrava ci volesse uno sforzo grandissimo per realizzare un cambiamento.

Mi sentivo come se mi trovassi su un treno da cui non riuscivo a scendere, anche se il treno stava andando in una direzione scelta da qualcun altro.  

Nel periodo trascorso dalla fine della scuola superiore alla progettazione del primo viaggio di studio in  Cina, ho sperimentato tanti lavori e speso tantissimo tempo ed energia per rimanere su binari costruiti non so neanche da chi.

Il pensiero di lasciare il treno mi faceva paura e sembrava pericoloso e azzardato.

Le fermate erano queste: scuola—> università—> un lavoro qualsiasi “perché c’è la crisi e non puoi aspirare a tanto”.

Non so chi aveva deciso la destinazione al posto mio, probabilmente la società, la famiglia, il gruppo di amici a cui sentivo di appartenere…

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Fiume Brahmaputra, Tibet

La società

Mi ero già accorta di trovarmi sul treno sbagliato quando, dopo essermi laureata con ottimi voti in lingue, non ero stata  comunque in grado di sostenere una conversazione in cinese (figuriamoci lavorare con il cinese)!

Ero totalmente insicura ad ogni colloquio di lavoro e, inoltre, sentivo che c’era qualcosa di profondamente ingiusto nel mondo lavorativo che avevo davanti. Il bisogno di indipendenza era così forte che ho continuato a fare lavori che non avevano nessun legame con quello che avevo studiato né con niente che mi appassionasse davvero. Questa situazione è andata avanti per diversi anni.

Gli amici

Anche se mi sentivo bloccata e infelice nella vita che facevo, non riuscivo a prendermi per mano e a portarmi nella direzione che volevo io.

Il tempo libero che mi rimaneva, invece di utilizzarlo per pianificare il mio progetto di “fuga”, lo passavo incontrandomi con le persone a cui mi ero legata nel corso degli anni e che naturalmente avevano  obiettivi e sogni diversi dai miei (se ne avevano).

Feste, aperitivi, ore e giorni e anni passati a “divertirmi”, a fare cose che mi impedivano di concentrarmi sui miei desideri che continuavano ad aspettare lì, ad ogni stazione. Fiduciosi che, prima o poi, sarei scesa dal treno e li avrei esauditi. 

Continuavo a dare le spalle a ciò che poteva rivoluzionare tutto, facendomi distrarre da ogni stimolo che avevo intorno.

E’ stata dura, per me, capire e cambiare questo atteggiamento, ma ora so di cosa si trattava: ero terrorizzata dalla paura di rimanere da sola e, per dirla tutta, anche di passare del tempo da sola.

Ogni volta che avevo del tempo per sedermi, respirare e progettare il mio viaggio, una sensazione sgradevole mi assaliva e il pensiero di doverlo fare senza una compagnia mi rendeva triste. La buona notizia è che questa condizione è curabile, passeggera. L’antidoto è la forza di volontà che ti permette di resistere!

La paura della solitudine non mi ha più influenzato  una volta che ho scoperto quanto fosse bello darmi da fare per realizzare un sogno che era mio e mio solo.

All’inizio bisogna crederci tanto, ma poi la sensazione di disagio e di inadeguatezza se ne andrà.

La famiglia

In realtà la famiglia mi ha aiutato molto nell’emigrare, se penso solo alla voglia che avevo di scappare dal luogo da dove ero cresciuta! Gli stimoli non sono mancati…

Scherzi a parte, i genitori possono rappresentare uno scoglio.

Un genitoreha fatto tantissimi sacrifici per te e tu vuoi lasciarlo lì ad invecchiare mentre emigri in un altro paese da dove ti sarà quasi impossibile aiutarlo nel caso avesse bisogno di te, e magari sei anche figlia unica, quindi per lui/lei non ci sarebbe scelta…

“La famiglia è una responsabilità, tu sei responsabile del benessere dei tuoi genitori.” La vocina che nella testa ti parla ogni volta che stai per progettare il grande passo verso l’estero ma, poi,ti tiri indietro o comunque perdi tempo in lunghe conversazioni con l’interlocutore testardo dentro di te, è qualcosa che puoi e devi ignorare.

Questa vocina è il peggior nemico del tuo sogno, il più grande deterrente al tuo bisogno innato di felicità. Ora, a  quella parte di me molto molto pensierosa risponderei così:

Sto progettando di emigrare perché voglio sorridere di più, sentirmi soddisfatta, perchè hai questa sfida con me stessa da tanto tempo e sono pronta a superarla, cosa c’entra il fatto che io amo o no mia madre? Anche lei mi ama, e mi accetta come sono proprio perchè mi ama, forse ha molta paura al pensiero della tua assenza, ma se non parto ora, quando partirò?”

Far passare troppo tempo può solo peggiorare la situazione: i genitori saranno più vecchi, tu ti sentirai più insoddisfatta, rancorosa. E’ vero che la famiglia è una responsabilità, ma lo sei anche TU.

La tua realizzazione è tua responsabilità al 100%.

I tuoi cari, nel profondo, vogliono invecchiare con il cuore sereno, sapendo che sei felice di vivere e che stai realizzando il tuo sogno. Se tu ti trovi a pochi chilometri di distanza ma sei piena di rimpianti ed amarezza, come potrai aiutarli? Quale grande orgoglio sarà, per loro, il solo fatto  che li accompagni  a fare la spesa, o dal medico?

Pensaci… Ma solo per un po’, perché il tempo corre.

I soldi

Di quanti soldi avrai bisogno per iniziare il nuovo capitolo?

Forse di meno di quello che immagini, ma comunque ci sarà l’affitto, la spesa, le uscite impreviste, il biglietto aereo.

Se i soldi sono l’ostacolo fondamentale alla tua partenza, sarai tentata di esplorare il mondo delle formule di volontariato (vitto e alloggio in cambio di qualche ora di lavoro), o vorrai trovare un lavoro prima di partire.

Non è possibile avere un’idea precisa dei soldi di cui avrai bisogno, ma sarai sorpresa dalla capacità di adattamento al nuovo ambiente che riuscirai a sviluppare in poco tempo!

Vivendo all’estero sono diventata esperta nell’adattamento, e questa capacità mi ha fatto sentire molto più forte e sicura di me. Mi sono calata in ruoli che non avrei mai immaginato in Italia e, allo stesso tempo, ho imparato a fare a meno di tante cose e a crearmi dei contatti che potevano sostenermi in proposito.

Sembra incredibile ma, quando c’è un vero bisogno, il nostro spirito/cervello si attiva nella direzione giusta e ci conduce dove possiamo soddisfarlo, mettendoci in grado di superare tanti ostacoli.

Se rimarrai senza soldi, lavorerai, come fai qui!

La conoscenza della lingua straniera aiuta molto, quindi è uno dei punti su cui è importante investire i pochi risparmi che hai. Sarà un investimento ancora più redditizio se lo farai direttamente all’estero, studiando la lingua straniera nel paese dove è parlata.

Non è affatto sicuro che, se aspetti più tempo per partire, avrai più soldi a disposizione…

In questi casi è importante mettersi in testa che è difficile sapere quanti soldi sono abbastanza, ma se il pensiero continua a darti fastidio, forse allora il tuo sogno è un po’ diverso dall’emigrare. Il tuo sogno e la tua massima aspirazione potrebbero essere la sicurezza economica e  il tuo valore più grande  i soldi. E’ davvero così?..

L’amore

Quando sono partita per la Cina ero single.

La verità è che sarei potuta partire anche l’anno prima e quello ancora prima però, il mio ragazzo, o meglio il mio attaccamento verso di lui, si è messo fra me ed il mio sogno.

Nonostante ciò, la relazione è finita. E’ durata 4 anni (di cui 3 anni  poco felici)!  Sono testimone di coppie che hanno resistito alla partenza di uno dei due, altre che sono nate all’estero e sfociate in relazioni di anni con matrimonio e figli, altre ancora sempre a lieto fine ma diverse.

Perchè dovresti scegliere fra l’amore e il tuo sogno?

Puoi intanto partire per alcuni mesi, fare una prova per vedere come ti “senti”. La tua relazione può sopravvivere ad una separazione di qualche mese/un anno? Se pensi di no, che ci stai a fare?

E invece tu, quanto tempo puoi sopravvivere separata dal tuo progetto?

Il rapporto con il tuo fidanzato ne gioverà? Forse posso apparire  un pò fredda ora, ma sono così felice di aver lasciato tutto ed essere andata via per sei anni!


Credo siano questi gli ostacoli che ho dovuto superare per lanciarmi nella mia meravigliosa avventura fuori dall’Italia.

Alla fine sono, più che altro, ostacoli mentali,  limiti che ci imponiamo da sole, inconsciamente.

Il primo passo per uscirne è riconoscerli, dare loro un nome, sapere cos’è che veramente non ti fa muovere.

annalisa-cina

cammino del Salto della Tigre, Yunnan, Cina

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3 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Ciao😍stamattina il tuo articolo arriva come un dono dal cielo, e dato che il caso non esiste, lo considero un messaggio dell universo…
    Abbiamo un età diversa sicuramente, a 49 anni sto facendo questo grande passo è come puoi immaginare,non è per niente semplice.
    Io ho la fortuna di avere mio marito accanto,un uomo che lasciò il suo paese,Serbia,30 anni fa,per inseguire il suo cammino..oggi parla 9 lingue…e per lui,lasciare tutto e ricominciare non è affatto un problema!!
    Per me cominciano ,invece, i malumori…paure,ansie, dovute al distacco dal mio paese…dentro di me,sento una grande spinta, mi piace quello che faremo nel nuovo paese,…ma….poi subentrano momenti di angoscia e dubbi..lacrime…
    È un momento di grande vulnerabilità….
    Grazie per aver scritto il tuo bellissimo articolo😘😘

    Rispondi
      • Silvia
        Silvia dice:

        Grazie carissima..di coraggio ce ne vuole tanto,ma siamo donne e quindi con tante risorse…andremo al nord della Germania…grazie ancora😉😍😍

        Rispondi

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