casa-mila-barcellonaBarcellona è la città per me. Qui ho trovato me stessa, la mia dimensione e il mio equilibrio.

Mentre vivo la città e son presa dalle faccende quotidiane, lavoro, spesa, corsi vari, pulizie di casa, penso costantemente alla mia famiglia, perché il legame che mi unisce a loro è molto forte. Poi, quando ritorno in Italia, in Puglia, il momento che preferisco è quando riabbraccio le persone che amo all’uscita dall’aeroporto. Ma, dopo tre giorni a casa, lo stesso copione di sempre si ripete, inizio ad annoiarmi mortalmente e divento insofferente. Conto le ore che mi separano per ritornare alla mia vita in Spagna e ai miei ritmi.

In Puglia, ormai, a parte i miei cari, mi rimane ben poco. Vecchi ricordi e poco più. Gli amici con cui ho mantenuto i contatti sono quasi tutti fuori e non sempre le nostre presenze coincidono. Le attività culturali non sono molte e, qualora ce ne fossero, i trasporti funzionano male e io odio guidare e odio gli italiani al volante. Le persone fanno i debiti per vestirsi e per indossare capi firmati. La gente è annoiata e fa sempre shopping anche se non ha lavoro. Ciò che si indossa è fondamentale, è questo che dice chi sei.

Per non caricare troppo la valigia, sbarco in Italia con pochi vestiti perché a casa dei miei ne ho lasciato un armadio pieno. Sono sempre gli stessi di quando ero più piccola e neanche particolarmente carini perché le cose più belle me le sono portate con me all’estero.

Quindi, tutte le volte che ritorno, mi vesto un po’ male! Mi diverte il contrasto con gli altri, credo che inconsciamente lo faccio apposta.

Anche il lavoro che fai ti dice chi sei. Avvocato, medico, notaio, giudice, ingegnere, barone universitario. Le apparenze contano molto qui. Se te la tiri è meglio. Fallo sempre, anche se non appartieni a nessuna di queste categorie.

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In viaggio, come sempre

Dopo che sei andato al centro commerciale, puoi andare al bar; poi, il giorno dopo vai al cinema, poi leggi un libro in casa. I ritmi sono lenti, si mangia tanto e bene perché si muore di noia. Passano pochi giorni e sono stanca di tutto.

Cara famiglia, vi voglio tanto bene, ma qui mi annoio.

Lo sanno già perché lo stesso copione si ripete da tanti anni e non gli ho mai nascosto nulla. Ritorno in aeroporto, prendo il volo di ritorno, sono felice, ma una parte del mio cuore è triste perché già mi mancano. Stesso vecchio sentimento di sempre. Stesso copione. Vita di frontiera, ci sono abituata.

In questi giorni, tutti mi chiedono qual è la situazione in Catalogna, perché vogliono l’indipendenza e perché fanno come i leghisti.

Ma io, che odio parlare di politica e che dovrei studiare più a fondo la storia della Catalogna, non ho argomenti a sufficienza per spiegare ai miei conterranei che è molto azzardato comparare i catalani ai leghisti. Inoltre, indipendenza o no, i catalani sono pacifici. Vedere anziani che vanno a votare e che vengono strattonati e picchiati a sangue dalla polizia è intollerabile, in nessun luogo del mondo un tale scempio può essere giustificabile, tantomeno in un Paese europeo! La violenza dei poliziotti spagnoli in questi giorni ha superato ogni limite. È questo che cerco di far capire agli italiani che mi fanno domande. Sull’indipendenza non posso pronunciarmi perché non sono catalana, posso solo rispettarli.

Questa volta, il ritorno in Puglia è stato diverso dagli altri e non solo per la situazione politica catalana e per essere considerata quasi una reduce da un Paese in guerra.

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foto-nonna-italianaIl ritorno è stato diverso soprattutto per ragioni personali. Prima, andavo a visitare mia nonna nel pomeriggio. Quando mi vedeva, urlava e si illuminava di gioia, poi mi abbracciava e mi riempiva di baci. L’ultima volta che l’ho vista, a luglio, sedeva come una regina nel salone di casa sua, sulla poltrona rossa di velluto, e mi ha chiesto: “Quando torni?” Tutte le volte in cui la salutavo prima di andare a prendere l’aereo pensavo che quella volta avrebbe potuto essere l’ultima. Avrei voluto afferrarmi all’ultima immagine di lei, all’ultimo ricordo, “scattare un’istantanea” di lei e custodirla nei miei ricordi più intimi per sempre. Cosi è stato anche a luglio. Le ho risposto: “Torno presto”, e mi sono diretta verso la porta.

Poi mi sono fermata e ho deciso di tornare indietro per darle una seconda tempesta di baci e per scattare un’altra istantanea mentale, pensando, come sempre, che avrebbe potuto essere l’ultima. A luglio ci ho preso. L’ho persa qualche giorno dopo, per sempre.

Sono tornata a casa sua, tutto è rimasto come allora. C’era persino il suo odore sui suoi capi. Ma la poltrona rossa era sconsolatamente vuota e ora di lei mi rimangono gli innumerevoli regali che mi ha fatto da quando sono venuta al mondo, oltre a un’infinità di ricordi.

A maggio, quando mi sono sposata, eravamo entrambe lì, vicino alla finestra.

Io, con l’abito bianco, posavo con le tende bianche del salone, seguendo le indicazioni del fotografo.  Mia nonna mi osservava assorta e sorridente dalla stessa poltrona rossa di sempre, nel suo vestito elegante che avrebbe indossato prima al mio matrimonio e poi al suo funerale pochi mesi dopo. Si metteva in posa anche lei, era una giornata importante e il suo corpo ha resistito fino all’ultimo per non perdersela.

Questa volta, attraverso la frontiera con una valanga piena di ricordi.

9 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    La tua nonna nella foto è bellissima. Ammiro tanto le persone anziane che si curano, si vestono eleganti e tengono alla loro persona. Sono una presenza importante in famiglia e so bene di cosa parli quando racconti di tua nonna perché anch’io ho avuto una nonna speciale che mi manca ancora adesso a volte. Bello il tuo post. Buona Spagna!

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      • Solare
        Solare dice:

        Si, si sono certa che ci stanno guardando. Il mio compagno ed io quando viviamo qualche evento di quelli che poi pensi che ti è andata bene, ridiamo pensando che sono state le nostre nonne che da lassù si sono organizzate per muovere le cose a nostro favore. Lui è inglese quindi ci immaginiamo la mia nonnina che parla in italiano con la sua che le risponde in inglese e alla fine ci salvano dal peggio!

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  2. Merylu
    Merylu dice:

    Mi sono rivista totalmente nel tuo sentire, sia per la smania di ripartire dall’ Italia e sia per la voglia di non lasciare però le persone che amiamo. Anche io due anni fa ho salutato mio padre ammalato in Italia con la netta sensazione che non l’ avrei più rivisto e così e stato. Ogni rientro in Italia senza trovarlo a casa è come mettere sale su una ferita. La lontananza dilata i lutti, non ti fa abituare all’ idea che qualcuno non c’ è più e speri sempre che al prossimo rientro lo ritroverai a casa. Un abbraccio!

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    • Maria Luisa Barcellona
      Maria Luisa Barcellona dice:

      Ciao Merylu, grazie per il tuo commento. Speriamo che andrà meglio, il tempo cura tutto. Ti abbraccio tanto!

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  3. Laura
    Laura dice:

    Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza. Provo anche io le stesse sensazioni, e da poco ho perso anche io mia nonna. Tutte le volte che partivo, pensavo sempre ‘questa sarà l’ ultima volta! ‘. Grazie ancora

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    • Maria Luisa Barcellona
      Maria Luisa Barcellona dice:

      Ciao Laura, grazie a te per il tuo commento. Sapere di non essere sola ti fa stare un pochino meglio. Almeno condividiamo le nostre emozioni. Un bacio 🙂

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  4. Lara
    Lara dice:

    Mi riconosco nella storia dei vestiti, per le stesse ed identiche ragioni! Non avevo mai pensato che inconsapevolmente potessi farlo di proposito per volermi distinguere, mi sa che hai ragione 😛

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