lavoro-sogniSpesso, leggiamo di persone che, dopo essersi trasferite all’estero, finalmente realizzano “il sogno americano”.

Donne che, a volte celermente, a volte dopo alcune peripezie, trovano finalmente la loro collocazione all’estero.

Questa collocazione per molte di noi italiane coincide  spesso con il desiderio di trovare un lavoro che ci soddisfi e ci gratifichi, possibilmente inerente a ciò che abbiamo studiato oppure relativo alla nostra passione.

A volte però “il sogno americano” non si avvera o non del tutto.

Quindi, leggere di queste persone “vincenti” ci abbatte.

O almeno, è quello che ultimamente succede a me, spesso e volentieri. Ma io non mollo…

Vi starete chiedendo perché.

Ebbene, la mia passione è sempre stata fin da piccina la fisica, in particolare la fisica nucleare. Ed ho sempre desiderato di lavorare in una centrale nucleare.

Ho studiato tanto ed alla fine ci sono riuscita. Sono diventata un fisico nucleare.

reattore-nucleare

In Italia ho svolto diversi lavori e lavoretti.

Alcuni sottopagati, altri completamente gratuiti. Insomma, come tante di noi.

Il desiderio di emigrare e di realizzare il sogno si è fatto quindi sempre più intenso.

Un giorno ero in laboratorio e mentre attendevo che un’analisi finisse, mi misi a gironzolare in internet a caccia di un nuovo lavoro.

Cerca cerca e mi capitò sotto gli occhi l’annuncio di una nota azienda di videogiochi che cercava Italiani con conoscenza della lingua inglese, disposti a lavorare in Germania come tester di videogiochi.

Mio marito (a quel tempo il mio fidanzato) era, ed è ancora, un appassionato di videogiochi, quello che benevolmente potremmo definire un “nerd”.

Lui  decise di studiare ingegneria informatica per poter lavorare nel campo dei videogiochi e, nello specifico, per quella nota azienda.

A me invece i videogiochi non piacevano affatto anzi, a dire il vero, non li sopportavo proprio.

Gli inviai l’annuncio, lui inviò il curriculum e, in meno di un mese, era in Germania a lavorare. Era luglio.

Ad agosto lo raggiunsi ma da disoccupata. Rimasi un paio di mesi e tornai in Italia.

Il 7 gennaio dell’anno successivo, quindi circa 2 mesi dopo essere tornata in Italia, anche io iniziai a lavorare per la stessa azienda come tester di videogiochi.

Ora posso dirlo: all’epoca non sapevo nemmeno come si accendesse una console!

Cosi’, dai reattori nucleari mi sono ritrovata a lavorare con i videogiochi.

Ma io lo che la mia vocazione non e’ questa e che non finira’ qui!

nintendo-switch

6 commenti
  1. Rossella
    Rossella dice:

    “Ma io lo so che la mia vocazione non è questa è che non finirà qui!”, conclusione da vera guerriera. Un post che infonde positività e ottimismo. Complimenti per la grinta e per i tuoi studi in fisica nucleare. Da letterata ammiro qualunque donna ingegnere 🙂

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    • Sonia
      Sonia dice:

      Woow che emozione! Il primo commento. Grazie mille Rossella per le tue parole. Io sono una combattente, come del resto tutte noi donne direi e non molliamo facilmente. Spero di riuscire a racconatre la mia storia con gli articoli successivi. 🙂

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    • Sonia
      Sonia dice:

      Grazie per il commento Catia. Non è semplice, non lo è stato e forse non lo sarà in futuro ma come diceva sempre mia mamma: “I cavalli buoni si vedono all’arrivo e non alla partenza”. Io pocco dire che sono a metà della corsa, non sono più propriamente all’inizio, ma la fine di sicuro non è ancora arrivata.

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  2. Lidia
    Lidia dice:

    Sei in gamba, tenace e preparata. Non mollare mai, cerca sempre tra i recruiter il lavoro dei tuoi sogni! Sono certa che ci riuscirai, non so dove sei in Germania, prova in Bosch, ci sono molti centri di ricerca tra cui quello di Renningen. Se vuoi fare due chiacchiere contattami pure. un saluto, Lidia

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    • Sonia
      Sonia dice:

      Ciao Lidia, grazie per le parole di incoraggiamento ed il sostegno. Come spero di raccontarvi nei prossimi articoli, io il mio lavoro l’ho svolto ma non in Germania. Il problema è riuscire ad ri-entrare in quel mondo.

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