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Oggi ho visto con questi miei occhi la realizzazione di un desiderio.

Lo ho visto formarsi davanti a me. Ho visto l’effetto che fa la vita che cambia nel giro di un secondo.

L’attimo prima sei lì che mangi insalata, l’attimo dopo stai pensando a chi offrire la cena.

Oggi ho visto con questi miei occhi una rinascita,

e un pianto catartico.

Ho visto le mani tremare e ho vissuto la scena di quei film dove i protagonisti saltano gridando vittoria ancora increduli.

Sono arrivata da lei. Muta e con l’aria di chi si credeva sconfitta, mangiava in penombra per colpa di una lampadina rotta, mentre quella buona illuminava il pavimento vuoto tra due divani.

Abbiamo spostato il tavolo e preso il caffè sotto una nuova luce.

Sono andata via con la sua aria felice, di quel felice che ti si illuminano gli occhi perché, finalmente, hai consapevolezza del cambiamento.

Mi sono chiesta quanti, la loro vita, la vogliono diversa ma sanno davvero che cosa vuol dire questa richiesta.

Mi sono chiesta quanto il diversa porti diversità.

Mi sono chiesta cosa resterà dell’oggi.

Non mi sono chiesta come funzionano gli amici all’estero o la famiglia, perché lo so già.

Funziona che troverai qualcuno con cui parlare, ma difficilmente scenderai nel profondo.

Funziona che troverai italiani o vorrai evitarli. Con qualcuno starai bene. Con altri instaurerai relazioni che ti potranno sembrare vere e durature.

Con il passare del tempo, scoprirai che alcune non saranno così e penserai agli amici che avrai lasciato a casa.

Ma qualche amico che avrai lasciato a casa non ti starà pensando, perché non sei fisicamente lì.

Questo, come ha detto qualcuno, non li rende meno amici. O forse sì. O forse li rende, semplicemente, veri.

I veri che al momento avrai saranno quelli che incontri dove vivi ora, e con i quali stringi legami vicini a quelli di fratello e sorella.

Queste persone saranno la tua famiglia locale.

Avrai nuove sorelle e nuovi fratelli; qualche zia, chiamata così amorevolmente; a volte, perfino mamme acquisite.

Queste persone saranno le prime ad esserci quando ti capiterà qualcosa, bella o brutta.

Chiamerai la tua nuova amica perché avrai bisogno di raccontare, svuotarti, vedere un sorriso complice.

Poi, chiamerai tua madre e tuo padre… e non li potrai abbracciare, come invece vorrai.

Dopo, chiamerai quei non-più-di-3-amici che non hanno mai smesso di scriverti per sapere come stai.

La famiglia diventa altro. Soprattutto se sei da sola, in quella patria.

La famiglia sono gli amici che, in un contesto qualunque in Italia, forse non avresti nemmeno notato o non ti saresti nemmeno sognato di avvicinare, ma nella tua vita attuale le circostanze hanno cambiato carte e conoscenze.

Questi amici vedono il peggio e il meglio di te. Ti vedono andare forte, sfidare la scelta ostica e dire “ce la farò!”, in piedi e con le mani poggiate sui fianchi. Ti vedono piangere, a terra e con le braccia chiuse, mentre dici “sta finendo, ho perso tutto”.

Ti vedono in condizioni laddove certi canonici amici girerebbero la testa per allontanarsi: mentre qui non è permesso. Ché se ti allontani, non hai la seconda possibilità. Qui ti scusi o ti levi.

Oggi ho visto con questi miei occhi la nascita di un sogno.

E’ stato bellissimo e mi sono commossa.

Mia figlia dice che ultimamente piango per tutto.

Lungo la strada del ritorno mi sono interrogata, ancora una volta, sui miei sogni e su cosa stiano facendo.

sogni-desideri-pensieri

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