Il web è pieno di blog e gruppi di mamme expat, che hanno avuto figli prima o dopo la partenza,  che raccontano delle difficoltà, vantaggi e svantaggi delle loro scelte. Ci sono poi le donne che hanno il compagno di quel paese, che lo abbiano incontrato prima o dopo il loro arrivo, e che ci raccontano dell’incontro-scontro tra cuori di culture diverse.

Poi ci siamo noi. Quelle che fanno i bagagli da sole, partono e vivono senza dover rendere conto a nessuno.

Siamo quelle che comprano il pacco da due uova, quelle che alla cassa chiedono UN biglietto per la proiezione delle 18:20 o UN ingresso alla mostra di Chagall. Siamo quelle che la domenica mattina si svegliano e decidono all’improvviso di fare una passeggiata in spiaggia e rimandare la spesa al supermercato, quelle che gironzolano per il museo da sole e che hanno bisogno di ritagliare almeno mezza giornata ogni tanto per fare il punto sulle bollette da pagare, tradurre le comunicazioni importanti e sistemare contratti o questioni finanziarie in sospeso, senza nessuno che le aiuti.
Siamo quelle che se non puliscono casa, cucinano, lavano i piatti, si interrogano sulla propria salute, vanno in banca, in posta e mantengono contatti con gli amici locali e non, non c’è nessuno a farlo al posto loro.
Forse è per questo che così poche di noi scrivono a riguardo: quando?
Eppure ci siamo. Non so quante siamo, ma anche noi siamo parte del popolo expat e anche noi abbiamo le nostre difficoltà.

L’altro giorno parlavo con un’amica giapponese espatriata a Lione, Francia, e tornata brevemente a Yokohama per il peggioramento della salute di sua nonna che probabilmente sta vivendo gli ultimi giorni della sua vita.
Ci siamo confrontate su moltissimi punti e a quanto pare non ci sono tante differenze, nonostante il paese di provenienza e di espatrio siano opposti (dall’Europa al Giappone io, dal Giappone all’Europa lei): le difficoltà e i vantaggi sono uguali un po’ per tutte.

Doversela sbrigare da soli nella vita è certamente dura, ma  doverlo fare in un Paese straniero porta la questione a livelli ben superiori.

Ci sono anche cose importanti che non riusciamo a fare subito e ci viene chiesto più o meno indirettamente: “Ma cosa ti costa?”. Non è solo il fare quella cosa oltre a tutte le altre, è anche il ricordarsela quando è il momento e farla nonostante la barriera linguistica e culturale (solo perché in Italia si fa in quel modo non significa che sia così ovuque). In sostanza, “costa” parecchio e raramente incontriamo comprensione.Non fa alcuna differenza se ti prende lo sconforto nel vedere che non c’è verso di capire come fare una certa cosa, va fatta e puoi farla solo tu, quindi disperati pure ma non cambia nulla. Certe volte mi veniva da piangere perché c’era qualcosa del tutto incomprensibile e dopo giorni dii ricerche non risolvevo nulla, ma non potevo mollare.  Quella cosa mi serviva quindi dovevo farla, ma non c’era verso di capire come.

Un punto in particolare del nostro confronto mi ha divertito molto: il modo in cui percepiamo gli uomini dei rispettivi Paesi di espatrio.

Si impara presto che per la maggior parte di loro noi non siamo esattamente persone con sentimenti, passioni, speranze, idee e, sì, con un po’ di solitudine nel cuore; ma siamo un oggetto sessuale strano, esotico e interessante che avendone l’occasione va provato… come un nuovo gusto alla gelateria sotto casa o la nuova versione di un videogioco.
Nel nostro caso, siamo l’orientale in occidente (lei) e l’occidentale in oriente (io), e sembra proprio che più sei diversa più attiri questo genere di persone. Io probabilmente ne ho scampati un po’ dato che i giapponesi non sono abituati a stranieri che parlano la loro lingua e non avendo sufficiente confidenza nel proprio inglese nemmeno ci provano; gli europei invece sono abituati agli stranieri, anche asiatici, e si fanno meno problemi.
Così, proprio quando ti trovi in una situazione in cui cerchi di sopravvivere ad una vita da affrontare da sola col malus della lingua straniera e dei sistemi di un paese diverso, quando le amicizie di una vita sono lontane e cerchi di costruirne di nuove a fatica nonostante barriere linguistiche e differenze culturali nei rapporti, arrivano loro che ti vogliono solo “provare”. Tu, che cerchi sempre qualcuno realmente interessato al diverso e alla comprensione (come amici o più che amici), ti ritrovi davanti questi individui che sorridono e fanno i carini, ma che in realtà hanno come obiettivo solo quella sera. E poi tanti saluti.

Il lato positivo è che, chi resiste a questo tipo di vita da expat, chi non torna a casa ma continua a vivere sola da qualche parte nel mondo, si è montata i mobili da sola, ha trovato il suo modus operandi per i pacchi pesanti della spesa, o ha capito i trucchi per aprire i barattoli più duri e arrivare allo scaffale più in alto.

Ha trovato in sè abissi di pazienza e una tenacia che si piega a pochissime cose e deve ancora trovare quella che la spezza.

In sostanza, ad un certo punto, sappiamo di non aver bisogno proprio di nessuno e di niente all’infuori di nervi saldi, pazienza, qualche fazzoletto per asciugare lacrime o sudore prima di rimetterci in piedi … e una tazza di tè ogni tanto.
8 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    Hai dimenticato una categoria, quella di noi che un qualcuno l’abbiamo, ma è rimasto a terra.. Comunque mi sembra che sia forte abbastanza da non farti impietosire da uno da una ‘scoperta’ e via. Ti auguro tanti tè e meno colpi della strega, che è ciò che succede a me ogni volta che trasloco

    Rispondi
  2. Federica
    Federica dice:

    Brava Giulia! Sono d’accordo con te. Anch’io sono espatriata sola soletta e mi devo arrangiare a fare ogni cosa. Non è stato un cambiamento così radicale come il tuo visto che sono a Lione, in Francia, ma comunque anche qui il modo di vivere non è uguale a quello italiano.
    Sono due anni e mezzo che sono qui ed ho già fatto un sacco di cose, come cambiare lavoro più volte e acquistare un appartamento. Esperienze veramente formative che ci rendono sempre più forti.
    In bocca al lupo per tutto!
    Federica

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    • Giulia - Giappone
      Giulia - Giappone dice:

      La mia sopracitata amica giapponese e’ proprio a Lione!
      E’ vero che il cambiamento e’ meno radicale in termini di distanza sia fisica che linguistica, ma penso che alla fine tantissime difficolta’ siano le stesse.
      Mettiamocela tutta!!

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  3. Monica
    Monica dice:

    Grazie Giulia per questo post. Mi sto ritrovando in tutto quel che dici, anche se io sono espatriata e rimasta in Europa. Ma anche io mi arrangio e mi sono sempre arrangiata sola. Anche qui noto i ragazzi che vogliono ”tastare” la straniera, solamente per il gusto del provare.
    Siamo in tante, e questo ci fa sentire meno sole. Un abbraccio dall’Europa!

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    • Giulia - Giappone
      Giulia - Giappone dice:

      Grazie a questa cosa mi sono resa conto che gli uomini sono veramente uguali in tutto il mondo: la maggior parte di loro vuole solo una cosa e pensa solo con qualcosa che non e’ il cervello. Chi non e’ cosi’ e’ individuo raro ovunque si vada.
      Ma c’e’ sicuramente. E ci sono anche altre come noi che si districano tra le mille difficolta’ logistiche ed emotive.
      Teniamo duro, e’ anche questo essere adulti!

      Rispondi

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