Pensieri pre-partenza

Pensieri preliminari di ogni donna che espatria: “i tamponi esisteranno lì? E la Nutella? I biscotti ai cereali, senza quelli proprio… E che faccio se non trovo il caffè Kimbo, quello che hanno sarà macinato giusto?” Diciamocelo, ce le siamo fatte tutte queste domande e non solo al primo espatrio. Sappiamo dopo un po’ di esperienza che le farmacie ormai esistono anche sulle isolette, che qualunque supermercato cubano non avrà il pane fresco ma la Nutella sì, e così via. Invece, proprio ora che stavo elogiando i supermercati in Lesotho, che cominciano a importare persino prodotti freschi, ecco che piano piano mi accorgo che devo fare una bella lista di cose da portarmi dietro dall’Europa,  la prossima volta.

Categoria cibo

  1. La camomilla. Sono una nottambula, mi piace da morire stare sul divano fino a tardi. Mettere un disco di Pino Daniele di sottofondo, dei più vecchi, e creare le mie piccole miniature all’uncinetto o scrivere, quando fuori è buio. Ma vivo in un paese dove l’ufficio apre, ahimè alle 7:30! Ecco la ragione delle mie occhiaie. Nonostante le alzatacce prima dell’alba sono dunque costretta a cercare qualsiasi rimedio che mi faccia venire sonno. Sono una che potrebbe vivere dormendo 4 ore a notte per sempre, ma i miei colleghi non sembrano contenti quando comincio a strillare. Chissà perché. La camomilla, fatta bella forte lasciando i fiori 20 minuti in ammollo, mi faceva un bell’effetto. Ma in Lesotho, con tutte le montagne che avete, possibile che non la coltivate? Prima o poi mi fermeranno in aeroporto per spaccio di fiori gialli.
  2. I biscotti. Mi riferisco a tutti i tipi di biscotti. Quelli  che adoravo inzuppare nel mio latte macch… anzi nel mio caffè macchiato di latte. I savoiardi per il tiramisù, anche quelli mancano. E cosa preparo quando i colleghi mi chiedono di portare un dolce tipico italiano se non il tiramisù?
  3. Le brioscine. Stupido desiderarle alla mia età, forse, ma mi verrebbe comodo tenerle come snack in ufficio. Ricordate che qui non abbiamo la mensa, né un ristorante, e dobbiamo portarci il pranzo da casa ogni giorno.

tazza-caffe-colazione

Reparto igiene

  1. La ceretta. Sono cose serie. Sono passata dal paese dove l’estetica era una condizione esistenziale a uno dove per farmi depilare le gambe devo contattare l’estetista della regina. E non scherzo! Qualcuno mi spieghi perché nel centro estetico della regina ce l’hanno ma non è in vendita da nessuna parte! Ho fatto per tutta la mia vita la ceretta da sola. Scalda, spalma, trattieni il respiro (e a volte le lacrime), strappa. Anni per diventare un’esperta tanto da pensare di avere sbagliato carriera e adesso o rasoio elettrico o aspetta l’appuntamento ‘reale’. Voi avete le gambe nere nere, amiche locali, io no e i peli mediterranei si vedono, anche se sono brunetta di carnagione.
  2. I cerotti gommosi. Avete presente i cerotti miracolosi che sembrano di silicone? Quelli che quando fai trekking e piangi dal dolore dei nuovi scarponi da montagna ti salvano il weekend? Meglio munirsi di ovatta e disinfettante, qui.

Varie ed eventuali

  1. I segnapunti per la maglia. Se sapete lavorare a maglia o ricamare all’uncinetto saprete di cosa parlo. Sono delle piccole graffette colorate apposite per segnare i punti e non perdersi nei mille conteggi della maglia. Con un po’ di creatività li si può sostituire con delle spillette o graffette da carta, ma quelle vere sono appositamente studiate per non tirare i fili. E sono colorate per distinguerle dalla lana che usi. Strano, poi, in una città che pullula di sarti cinesi che confezionano perfetti abiti africani su misura! Nessuno sembra averne mai sentito parlare.
  2. I quaderni ad anelli. Vorrei poter classificare e ordinare tutte le mie carte. Ma pare che gli astri siano molto contenti del mio disordinato tavolo da lavoro. Libri su Mandela misti a fatture da pagare e agende vecchie. Destino che restino lì, finchè non mi verrà in mente un’alternativa.

fermagli-colorati

Sicuramente scoprirò molte altre cose che nella vita quotidiana mi avrebbero fatto comodo e, come ogni volta, dimenticherò di comprarle quando rientro in Europa. O, come tante altre volte, le comprerò e dimenticherò di metterle in valigia.

Vivere all’estero è anche adattarsi. O semplicemente accettare l’idea che non tutto è disponibile quando serve.

4 commenti
  1. Emma
    Emma dice:

    Se sei donnacheemigraallestero allora sai che ti adatterai, anche all’idea di non avere gambe nere e cose solite per te, ma chissà quante altre meraviglie potrai collezionare che in Europa non esistono!

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  2. Annalisa
    Annalisa dice:

    Se riesci ad adattarti all’assenza del bidet, ti adatti a tutto😂

    Devo dire che nel corso di 3 anni ho abbracciato praticamente in tutto la cultura francese. Il caffé nella mia tazza si fa di anno.in anno più lungo, spesso sostituisco l’emmental al parmigiano, champagne e formaggio difficilmente mancano in casa. La sola cosa di cui faccio scorta sono determinati farmaci per problemi di asma (dopo anni anxhe se li uso sempre meno sono una copertina di Linus) e i vermicelli barilla n°8. Ma come te spesso e volentieri scordo di comprarli (gli spaghetti) e due tre volte l’anno ordiniamo delle capsule di caffé ad una torrefazione romane che spedisce all’estero per coccolarci di tanto in tanto con caffé cremoso e ristretto. W la mescolanza culturale!

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    • Laura
      Laura dice:

      Concordo, anche io ogni tanto ho quelle voglie di cose che in Europa non compravo affatto…per esempio la cioccolata 90/100 fondente! Bello infatti potersi coccolare de temps en temps!

      Rispondi

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