Negli ultimi giorni non abbiamo fatto altro che parlare di te, 2018.

Io ti ho aspettato come tutti, forse un po’ di più visto che qui sei arrivato un’ora dopo.

Il “caro” te lo devi meritare. Per il momento siamo due completi sconosciuti ma sei il benvenuto.

Riponiamo su di te tutte le nostre speranze e aspettative.

A dire il vero lo abbiamo fatto anche con i tuoi predecessori, ma ormai sono acqua passata. Inveiamo contro di loro al posto di prendercela con noi stessi. Ogni anno si ripete la stessa solfa, perdonaci, siamo fatti così.

“Anno nuovo vita nuova” è lo slogan più popolare del momento. Sarò controtendenza ma io non ci credo.

Abbiamo stilato una lista di buoni propositi che spesso abbandoniamo lungo il cammino perché gli obiettivi sono troppo esigenti o, peggio, non sappiamo più cosa vogliamo realmente.

Con questo non voglio dire che non dobbiamo porci obiettivi.

Dobbiamo fare in modo che la persona che ci prefiggiamo di essere dia un bello scossone al nostro Vecchio e pigro IO, seduto sul divano ad osservare il Nuovo IO, in tenuta da ginnastica, pronto per la maratona.

Uscire dalla routine non è facile, ci siamo abituati al ruolo di telespettatori invece di essere i protagonisti del nostro reality show.

Ci vuole una grande forza di volontà e costanza, qualche sacrificio. Le cose dobbiamo desiderarle affinché il cambiamento sia possibile. Suona un po’ spocchioso ma lo dico per esperienza.

Anzitutto non pretendiamo che il Vecchio IO stia già al passo del Nuovo IO.

Cominciamo con l’uscire a respirare aria fresca e osservare la dedizione del Nuovo IO.

Iniziamo a camminare. Impariamo a essere grati per il tempo dedicato al nostro IO.

Ripetiamolo domani e dopo, fino a quando le nostre gambe ci chiederanno di correre.

È una questione di abitudine.

Le abitudini si formano con la ripetizione dell’atto stesso.

Iniziate oggi, non aspettate domani. Buona camminata a tutti e buon 2018.

ponte-strada-futuro

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