#Qui Londra – Cenerentola? Io no!

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vi sembro?!?

Ovvero…la realta’ e’ un’altra cosa.

Uno dei miei primi ricordi di bambina e’ una rara uscita al cinema con la mia amatissima nonna materna, che poco dopo sarebbe purtroppo mancata, per vedere il cartone animato di Cenerentola nella sala cinematografica annessa alla parrocchia (parliamone!). Io, bambina cicciottella con i capelli scuri – ma se mamma e’ bionda, perche’ io no? (perche’ assomiglio a papa’!) – comincio a sognare….che un giorno arrivera’ la fatina buona con la bacchetta magica a rendere tutto perfetto ed a farti incontrare il principe azzurro che ti offrira’ il riscatto dalla matrigna cattiva (non che io l’avessi), il riscatto sociale ed il “vissero felici e contenti”.

Fast forward (come si dice in italiano?) 40 anni, e capita che su Sky diano quello stesso cartone di allora, quello degli anni ’50 (credo). Be’, non potevo perderlo! Gli occhi di una 51enne sono chiaramente diversi da quelli di una bambina di 6 anni nata nel secolo scorso! (mamma mia, detto cosi’ mi sento improvvisamente antica!) soprattutto quelli ormai un po’ cinici come i miei!

Innanzitutto, ma perche’ sta benedetta Cenerentola non si ribella? Non e’ che a fare quello che le dicono ci guadagni, anzi! Io la matrigna e le sorellastre le manderei a quel paese e hasta la vista, baby! Per non parlare poi dei topini che la aiutano e le confezionano il vestito per il ballo. Allora,nella realta’ i topi non sono simpatici ne’ animali domestici ne’ amici di altri animali, e vanno solo sterminati! Per non parlare poi di questo principe che si veste di azzurro – ma veramente? Ma quanti anni hai? Ed e’ talmente imbesuito che non le chiede nemmeno come si chiama? O a raggiungerla quando scappa? Ed infine, la scarpetta di vetro….ma quanto sara’ scomoda? E di un delicato….! Poi se la fatina te l’ha fatta su misura…come fai a perderla?!?

Bene dai, un po’ esagero; fatto sta’ che a me la fiaba di Cenerentola, combinata poi con la pubblicita’del Mulino Bianco anni ’80 ha un po’ condizionato.

Si’ perche’ io, in quegli anni un po’ difficili dell’adolescenza quando non capisci quello che ti succede, non ti piaci e soprattutto non c’e’ Google a rispondere ed alla tue domande!, speri che veramente un giorno arrive la fatina, o un miracolo (dipende a cosa credi), e tutto si risolve!

Fatto sta’ che nel mio caso il miracolo non e’ ancora capitato, e per il principe azzurro….stendiamo un velo pietoso!

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family!

Il fatto e’ che a me il ruolo della povera sfigata che aspetta che qualcuno la salvi, tanto per riassumere, e’ sempre andato stretto. Fin da bambina io ho sempre avuto un senso molto forte dei principi e della giustizia. Una delle mie prime “battaglie”, persa, fu con la mia parrocchia. Si’ perche’ fino ai 10 anni i corsi di catechismo erano misti, per poi diventare separati. E per essere sicuri che non ci parlassimo tra maschi e femmine, i corsi erano pure in due posti distinti: le ragazze nell’istituto delle suore, i ragazzi nella sala parrocchiale. Il mio ragionamento era: ma se nella vita di tutti i giorni maschi e femmine, di ogni eta’, convivono, perche’ la Chiesa ci tiene separati? Non dovrebbe insegnarci a vivere insieme? Niente da fare, battaglia persa ed allora preferii gli allenamenti di pallavolo al catechismo!

Le “battaglie” successive furono in famiglia. Io ho un fratello di un paio di anni piu’ giovane. I miei genitori erano molto tradizionalisti; mia madre, in particolare, si aspettava che io mi curassi di mio fratello, non tanto come babysitter che magari ci poteva anche stare, ma come badante. Eh si perche’ dall’adolescenza in poi mia mamma si aspettava che tenessi in ordine il suo armadio e la sua scrivania! Per non parlare di cucinare e rassettare la cucina, che spettava sempre a me! E questo anche quando lui aveva imparato a fare la lavatrice ed io no! Inutile dirvi che l’armadio e la scrivania non gieli ho mai sistemati! Oppure le uscite serali: anche una volta iniziato a lavorare, passati i 25 anni, mia mamma mi aspettava la sera con la chiave nella porta, che quindi mi costringeva a suonare il campanello!, per dirmi che le brave ragazze non rientrano alle due di notte! Che nervi, soprattutto quando ero semplicemente stata a casa di qualche amica a chiacchierare!

Casa dei miei riuscii a lasciarla solo a 32 anni, per andare a vivere da sola. Ci avevo provato anche prima di allora, per un desiderio di liberta’ e anche di invidia nei confronti delle mie compagne di studi (lingue) che, venendo da altre citta’, a Milano vivevano da sole o in gruppo. I miei pero’ non ne volevano sapere, usando quel senso di colpa tipico dei genitori italiani: ma perche’, a casa tua non stai bene? Cosa ti manca?

Capirete quindi perche’ quando si e’ presentata l’occasione di partire per Londra ho detto di si’! Le primavere erano ormai 34.

Ero una zitella senza speranza: in Italia mai avuto un ragazzo/fidanzato, a parte un paio di storielle estive intorno ai 25 anni. Non so il perche’: scarsa frequentazione maschile e non so che altro. O forse il fatto che a me gli uomini italiani non sono mai piaciuti: troppo sciovinisti per i miei gusti!

Pero’ volle dire poter partire senza doversi confrontare con un compagno lasciato alle spalle, o peggio ancora, scegliere tra partire ed il compagno.

Vi dico subito che a Londra ho avuto una vita sentimentale piu’ intensa, ho recuperato! Conobbi il mio ex marito a due mesi dal mio arrivo in un locale dove si ballava la salsa: era chiaro che non era adatto a me, mancava totalmente del senso del ritmo! Probabilmente l’unico africano a non averlo!

Scherzi a parte, non eravamo proprio fatti uno per l’altra: sebbene mi fosse chiaro, pensai di potermi “accontentare”. La mia famiglia non prese molto bene il fatto che frequentassi un africano, ne’ accetto’ che ci sposassimo. Mio papa’ non venne per il matrimonio, mia mamma in una foto ha la faccia di una che sembra stia affrontando il plotone di esecuzione! Quindi usai io il senso di colpa, “giocando” sulla loro fede cristiana (cosa vi insegnano in chiesa? Non siamo tutti uguali davanti a Dio?); pian piano si convinsero. Ci penso’ la nascita di mia figlia, prima nipotina, a riconciliare gli animi. Non a salvare il matrimonio pero’.

Il problema principale era la mentalita’ africana, a mio giudizio (e per la mia esperienza), peggiore di quella degli uomini italiani. Dove l’uomo ha sempre ragione, anche quando ha palesemente torto!, ed il passatempo preferito e’ discutere di politica africana con altri connazionali. Il torto principale poi era la continua lamentela daparte sua della vita in UK, cosa insopportabile per chi come me l’aveva accettata in pieno!

Fu mia la decisione di divorziare, e non vi sto a raccontare – almeno per questa volta – l’incubo economico ed emotivo che il divorzio ha rappresentato, e le conseguenze, che ancora lasciano il segno.

Circa un anno e qualche flirt occasionale dopo il divorzio incontrai il mio ex, su uno dei primi siti online. Fu amore a prima vista, almeno per me; dopo una settimana vivevamo gia’ insieme. Ero convinta di aver trovato il mio principe azzurro; anche lui nero: inglese di origine caraibica. La storia duro’ circa 3 anni e mezzo; lui se ne ando’ quando nostro figlio aveva 6 mesi. I litigi erano all’ordine del giorno, scoprii poi perche’: alcol e spinelli, anche crack quando io ero incinta. E nonostante allora fossi convinta del suo amore e fedelta’, scoprii in seguito che aveva continuato a vedere altre donne. Quando se ne ando’ pensavo amasse me ed i bambini talmente tanto da ritornare “redento”; scoprii invece, qualche anno e tantissime bugie dopo, che stava con una ragazza piu’ giovane dalla quale aveva anche avuto un bambino.

La separazione da quest’uomo fu molto piu’ dolorosa dell’altra, e solo 2-3 anni fa ho accettato che lui non sarebbe stato parte della mia vecchiaia, che era la persona sbagliata per me ed era ora di dimenticarlo.

La svolta e’ stata la meningite, che mi colpi’ a fine 2014 e mi vide in ospedale per due settimane, ed in convalescenza per due mesi. E’ vero che la malattia ti fa scoprire cosa veramente conta nella vita, e su chi fare affidamento. Il mio ex marito, con il quale ci eravamo recentemente “riconciliati” per amore della figlia, trovo’ il tempo di venire a trovarmi in ospedale, passare da casa a prendere le cose da portarmi ed anche portare i bambini a trovarmi. Il mio ex compagno non si fece mai vedere, nemmeno nella convalescenza.

il tacchino!

Quel Natale non andammo in Italia come al solito, in quanto io non stavo ancora bene, e quindi io e i miei figli lo passammo a Londra per la prima volta, da soli. Trascorremmo un bel Natale, tranquillo, alla prese con il tacchino – tradizione Britannica – che io cucinavo per la prima volta e bruciai, nel timore di non cuocerlo abbastanza! Ma ce lo gustammo lo stesso. Ed in quel Natale realizzai, per la prima volta, che la mia famiglia siamo io ed i miei figli. Per anni ho vissuto con i sensi di colpa per non aver dato loro la famiglia “tradizionale”, quella del Mulino Bianco. In quell’occasione capii in pieno che non ci mancava nulla, e che ci completavamo cosi’. I miei figli sono cresciuti sereni, e mi sembrano felici ed equilibrati, nonostante la mamma sia un po’ fuori!

Quel Natale mi ha cambiato. Ho capito che sto bene da sola e che non sono disposta ad accontentarmi pur di dire che ho un uomo al mio fianco. Ho imparato a dire no a quello che non mi va, ed a dire quello che voglio. Preferisco stare da sola piuttosto che con l’uomo “sbagliato”.

E alla mia festa di compleanno, l’estate successiva, invitai entrambe i miei ex (senza che lo sapessero), immortalandoli in una foto, con il sottotitolo: errore 1 e 2. Perche’ se il passato non lo puoi cambiare, e’ meglio farci la pace.

Errore 1 e 2

Comunque al lieto fine non ho ancora rinunciato, anche se finora ho incontrato solo rospi! Gli uomini che piacciono a me, di origine caraibica e almeno 1.90 di altezza!, alla mia eta’ hanno i figli gia’ grandi, magari sono gia’ nonni (cominciano presto!) e non hanno voglia di ricominciare da capo (mio figlio ha 8 anni). Ed a me e’ chiaro che prima di qualunque uomo vengono i miei figli.

Ultimamente allora ho deciso di essere piu’ conciliante sull’eta’, e di accettare il fatto che anche un uomo piu’ giovane puo’ andare bene. Be’ non e’ che le cose siano cambiate di molto!

L’ultimo esempio: un “ragazzo” di 35 anni che, dopo una corte serrata, improvvisamente “sparisce”. Io, notoriamente impaziente e convinta che ogni momento sia prezioso, gli mando un messaggio dicendogli che visto che sei molto impegnato o hai un’altra, io getto la spugna. Lui risponde: trovero’ il tempo per te, credimi. La mia risposta? “ok…considera che non sono una giovincella”! Per la cronaca: il tempo non l’ha mai trovato!

A mia figlia ho letto Cenerentola, spiegandole che in realta’ le donne non hanno bisogno del  principe azzurro per essere felici! e trovai una bellissima storia: “Princess smartypants”. E’ la storia di una principessa che dimostra al padre che sta meglio da sola che con principi che non sono all’altezza.

Sperando che la storia non si ripeta!


English

London calling – Cinderella? Not me.

In other words….let’s rewrite the story!

One of my few memories as a child is going to the movies with my beloved maternal grandmother; this was a rare event, and she would pass away not long after that. We went to watch the cartoon Cinderella, which was being shown in the church hall (seriously!). I am a chubby, dark-haired child – but if mummy is blonde, why am I not? (because I look like daddy!) – and start dreaming that one day the good fairy will turn up with her magic wand to make everything perfect and I will meet Prince Charming, who will take me away from the evil stepmother (not that I had one!), give me a social status and a happy ending.

Fast forward 40 years, and one evening Sky is showing the same cartoon, from the 50s’ (I think). I had to watch it! A 51-year-old’s perspective is different from a 6-year-old’s from the last century (oh my gosh, I feel ancient!), especially if you are a bit cynical, like me.

First of all, why does Cinderella not rebel? She does not benefit from doing as she is told! I would tell the stepmother and the stepsisters where to go, and hasta la vista baby! Not to mention the mice that help her and sew her dress for the ball. In real life, mice are neither nice nor are they pets nor are they friends with other animals, and they have to be exterminated! Not to mention this prince in baby blue clothes – seriously? How old are you? And he is such a wimp that he does not even ask her name? Or catch up with her when she flees? Lastly, the glass shoe…how uncomfortable must it be? And so delicate… and if the good fairy made it to your size…how can you lose it?

Ok, I am exaggerating; truth is though, Cinderella and the 80s’ ad for Mulino Bianco have kind of shaped my thinking.

As an adolescent, in those difficult teen years, when you do not understand what is going on, you do not like yourself and you cannot ask Google, I hoped that the good fairy would materialize or a miracle would happen (depending on your belief) and everything would be fine!

In my instance the miracle has not happened yet, and as for prince charming….no comment!

I have always struggled with the idea that a girl is someone unlucky who needs a saviour; I have had a strong sense of justice from a young age. One of my first (lost) “battles” was with the church I attended, where catechism was taught in mixed classes until the age of 10, and then boys and girls apart. And to make sure there was no interaction, the courses were held in two different locations: girls at the nuns’, boys in the church hall. My reasoning was: if in everyday’s life girls and boys, of any age, live together, why does the church keep us apart? Should it not teach us how to live together? I lost the battle so I chose volleyball practice over catechism!

The following “battles” were at home. I have a younger brother. My parents were very traditional: my mother expected me to look after my brother not as much as a babysitter, which could have been understandable, but as a carer. As teenagers, my mum expected me to keep his wardrobe and his desk tidy! Not to mention cooking and cleaning the kitchen, which was always down to me? And this continued even when he learnt to use the washing machine before me! Needless to say, I never tidied up his wardrobe or his desk! Then came going out in the evenings: even once I started working and was in my late twenties, my mum would wait up for me with the key in the door, which forced me to ring the bell, to tell me that good girls do not come home at 2am! How irritating, given that all I had done was being at some friend’s house and chat!

I only managed to flee the nest aged 32, to live on my own. I had tried to earlier, wanting my freedom and jealous of my (language) school mates who, coming from outside Milan, would live on their own or sharing. My parents did not want to know, using the guilty trap that Italian parents are known for: why, do you not like living at home? What do you miss?

You understand then why, when the chance to go to London presented itself, I had to say yes! I was 34 years old.

I was a hopeless spinster: in Italy I never had a boyfriend, apart from a couple of summer flings in my mid twenties. I do not know why: not many male friends and I do not know what else. Or maybe because I never liked Italian men: they are too chauvinistic for my liking!

On the other hand it meant I could leave without having to deal with a partner left behind or, even worse, choosing between leaving and a partner.

My love life in London has been more intense, I have made up for lost time! I met my ex-husband in a salsa club two months after arriving: it was clear we were not suited, he completely lacked rhythm! He is probably the only African lacking it!

Jokes aside, we were not meant for each other: it was clear to me but I thought I could “make do”. My family was not pleased with me seeing an African man, nor did they accept our marriage. My dad did not come to the wedding; my mum has a face like thunder in one of the pictures! I then used the guilt trap, “playing” with their catholic faith (what are you taught in church? Are we not all the same in front of God?); slowly, they came around. When my daughter, their first grandchild, was born, all was forgotten. It did not save my marriage though.

The main issue was his African mentality, in my opinion (and experience) worse that the Italian men’s. The man is always right, even when he is clearly wrong, and their favourite pastime is discussing African politics with other African men. His main fault was his constant complaining of the English lifestyle, one that I had completely accepted!

I decided to divorce and I am not going to tell you – at least this time – what a financial and emotional nightmare the divorce has been, with consequences that still affect my life today.

About a year and a few flings later I met my ex partner on one of the first online dating sites. It was love at first sight, at least for me: a week after meeting we were living together. I was convinced I had met my prince, he too a black man, London born from Caribbean parents. We were together for about 3 and a half years: he left when our son was about 6 months old. We fought all the time, and I later found out why: alcohol and spiffs, even crack during my pregnancy. I never doubted his love at the time, but I found out later that he had seen other women. When he left, I thought he loved me and the children so much that he would come back “redeemed”; I found out a few years and countless lies later that he had a younger girlfriend who had given him a son.

Splitting from this man was more difficult than from my ex, and only 2-3 years ago I finally accepted that he would not be with me in our old age, that he was the wrong person for me and I better forget him.

The turning point was when I fell ill with meningitis in 2014: I was in hospital for two months and it took me two months to recover. It is true that when you are ill you realize what matters in life and whom you can trust. My ex-husband, whom I had recently “reconciled” with because of our daughter, made the time to come and see me in hospital, stop by my house to fetch things I needed and take the children to see me. My ex boyfriend never turned up, not even during my recovery.

We did not go back to Italy as usual that Christmas, I was still unwell, and so my children and I spent it in London for the first time after many years. We had a nice, quiet Christmas, with me cooking the turkey – a British tradition – for the first time: I burnt it because I was afraid it was not cooked enough! We still enjoyed it! That Christmas was the first time I realised that my family is made of my children and myself. I had lived years riddled with guilt for not giving my children the “traditional” family. I then understood we were not missing out, and we are complete as we are. My children have grown up peacefully; they seem happy and balanced despite their crazy mum!

That Christmas changed me. I realised I am fine by myself and that I am not prepared to make do in order to have a man by my side. I learnt how to say no to what I do not like, and to say what I want. I would rather be alone than with the “wrong” man.

The following year, for my birthday party, I invited both my exes, without their knowing, and took a picture of them together, whose title is: mistake 1 and 2. I can’t change my past, so it is better to make peace with it.

I have not given up on a happy ending yet, even though I have only met frogs so far! The type of man I like, of Caribbean origin and at least 6 feet tall, of my age already have grown-up children, they can already be grandparents (they start early!) and they do not want to start again (my son is 8). I know very well that my children come before any men.

I recently decided to make age allowances, and to accept that a younger man may be suitable. Well, it did not make much of a difference!

The last example: a 35-year-old “boy” who, after a hot pursuit, suddenly “disappears”. I, notoriously impatient and a strong believer that every moment counts, text him to say that I give up, given that he is either very busy or with someone else. His answer: I shall find the time for you, believe me. To which I answer: please bear in mind that I am no spring chicken! For the record, he has not been in touch since!

I read  my daughter Cinderella, and used to  tell her afterwards that women do not need Prince Charming to be happy. I found a brilliant book, “Princess smartypants”,  where a princess proves her father that  she is better off on her own as  all the princes are unsuitable.

I hope  story will not repeat itself!

 

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