Qui Londra, ridondanza

In inglese, ridondanza si traduce in “redundancy“. Ed in entrambe le lingue il termine significa “eccesso, esubero“.

In realtà il termine nel mercato lavorativo UK ha un altro significato: licenziamento. Attenzione però, la differenza è sottile ma molto importante.

Il licenziamento può solo avvenire per giusta causa, non sempre facile da provare – tranne casi eclatanti. Le aziende britanniche possono allora far uso della formula di redundancy. Nella realtà significa proprio che si è in esubero, in quanto il proprio lavoro non esiste più o non è più richiesto.

redundancyE’ una formula tipica in caso di fusione di due società, o di ridimensionamento del personale, per vari motivi: nuove tecnologie, cessione di attività ecc. Le aziende devono stare attente però: il posto del lavoratore “made redundant” (letteralmente fatto ridondante) non può essere offerto a qualcun altro nel breve termine. Se questo dovesse succedere, il lavoratore redundant può fare causa all’azienda, con la quasi certezza di vincerla.

Il processo è strettamente regolato. Il lavoratore non può essere discriminato nella scelta, ed ha diritto ad una mini liquidazione, anche se non sempre. Il lavoratore deve essere informato della decisione e dei motivi; questo dà inizio ad un periodo di discussione, chiamato consultation period, durante il quale viene valutata la possibilità di ricoprire mansioni differenti all’interno della società (in pratica non succede mai) e viene discusso il package, il pacchetto, cioè la liquidazione.

Se la redundancy coinvolge più di 20 dipendenti, gli stessi hanno diritto a nominare un rappresentante che tratterà con l’ufficio del personale. Ogni lavoratore ha diritto ad avere un proprio rappresentante presente ai colloqui: puo’ essere un collega od un rappresentante sindacale (sono nel pubblico, nel privato non ci sono sindacati). Il ruolo del rappresentante è di semplice testimone.

Il package varia ma non è molto generoso; tenete presente che in UK non esiste il TFR.

C’è un pacchetto base, che è quello previsto dal governo (statutory redundancy), che dà diritto a quanto segue:

0.5 settimane di stipendio per ogni anno lavorato se al di sotto dei 22 anni;

1 settimana di stipendio per ogni anno lavorato tra i 22 e 40 anni;

1.5 settimane di stipendio per ogni lavorato al di sopra dei 41 anni.

Il tetto massimo sono 20 anni continuativi (per la stessa azienda), con un tetto massimo settimanale di £479.

Ogni azienda, o almeno le più grosse, offre anche un enhanced package, cioè un pacchetto migliorativo, che può essere di 2/2.5 settimane di stipendio per anno lavorato. Questo inoltre comprende il periodo di preavviso (che può variare da 1 a 12 mesi), le ferie maturate ma non godute ed i contributi pensionistici (solo per il periodo del preavviso).

Ha comunque diritto alla redundancy solo chi ha due anni di servizio continuativo; per chi non li ha, vengono pagati solo il preavviso e le ferie maturate ma non godute.

rindondanza Durante il periodo di consultation, al lavoratore può essere richiesto di continuare nelle sue mansioni oppure di rimanere a casa; quest’ultima opzione viene chiamata gardening leave (letteralmente pausa giardinaggio). Questo termine si usa anche per chi si dimette volontariamente ed ha un lungo periodo di notice, cioè di preavviso; a seconda dei ruoli, l’azienda può mettere il dipendente in gardening leave.

La consultation dura un massimo di 30 giorni 0 45 giorni nel caso di più di 100 dipendenti; l’intero processo dura 90 giorni.

E’ un processo che potrà sembrare crudele rispetto alla realtà italiana, ed in effetti lo è; è però anche un processo “semplice” che consente alle aziende di smaltire il personale in esubero, e che fa in modo che il mercato del lavoro sia sempre flessibile, con le aziende che assumono. Questo anche perché non esistono contratti collettivi di lavoro: ogni dipendente ha un proprio contratto con l’azienda che lo assume, ad personam. La maggior parte del contratto è comunque simile all’interno dell’azienda, con le variabili che sono lo stipendio (negoziabile) ed i benefit. Sto parlando del settore privato, perché nel pubblico esistono invece i contratti collettivi ed i sindacati di categoria.

Dopo questa lunga premessa, teorica, posso ora darvi anche la mia esperienza personale, in quanto dopo 18 anni di lavoro ininterrotto a Londra, ed essere sopravvissuta a ben due redundancies nell’azienda precedente, sto per perdere il mio posto di lavoro.

La mia azienda ha infatti subito un processo di ristrutturazione negli ultimi 6 mesi, con anche cambio di nome societario, che ha visto il personale dimezzarsi, tra dimensioni volontarie, cessione di business e personale e redundancies.

Nel mio caso, dovevo inizialmente essere ceduta insieme ad un ramo di azienda ma quando il compratore si è tirato indietro all’ultimo minuto, o alla eleventh hour come si dice in inglese, mi sono trovata redundant.redundancy

Devo dire che all’inizio la notizia non l’ho presa bene; non riuscivo ad accettare che l’azienda alla quale avevo dato anima e corpo non mi volesse. Ho quindi argomentato – inutilmente – perché mi avrebbero dovuto tenere fino ad accettare che mi volessero cedere: in fondo avevo ancora un lavoro, mentre i miei colleghi no, e tra l’altro in una società che mi piaceva molto. Tramontata questa possibilità, e dopo un breve periodo in cui sembrava l’azienda mi volesse tenere, è arrivata inaspettata la comunicazione della redundancy. Che shock!

Come ci si sente? Io ho vissuto varie emozioni, la principale quella – poco gradevole – di non essere voluta. Subentra poi anche l’orgoglio personale: ma come, con quel che ho dimostrato, con i risultati che ho raggiunto, non mi vogliono tenere? E qui arriva la rabbia: per la politica assuntiva scellerata dell’anno scorso, per i colleghi rimasti, scelti più per ragioni “politiche” che per veri meriti. Subentra poi la preoccupazione: ed ora cosa faccio? Alla fine passa tutto e si vuole solo tagliare i ponti il prima possibile.

Io domani ho l’ultimo colloquio della fase di consultation, durante il quale mi verrà dato il contratto che sancirà la fine del mio rapporto lavorativo, unitamente al calcolo di quanto mi spetta. Seguirà un appuntamento con un avvocato indipendente, pagato dalla società, che verifichi che tutto sia a posto per poterlo firmare e poi aspettare il pagamento di quanto mi spetta.

Sono già a casa da una decina di giorni: ho chiesto ed ottenuto di poter restare a casa, in gardening leave, visto che in ufficio non avevo nulla da fare. E la giornata lavorativa è lunghissima quando devi pretendere di lavorare!

Tutti mi dicono di non preoccuparmi, che vista la mia esperienza non avrò problemi a trovare. Sì, qualche anno fa avrei dato loro ragione ma ora le cose sono un po’ diverse. Per anzianità lavorativa, detta anche esperienza, e livello di stipendio sono ad un livello alto per il mercato, e i ruoli a questo livello sono pochi. Negli ultimi anni mi sono occupata di malasanità, settore nel quale vorrei rimanere ma molto ristretto, con poche opportunità. E per concludere, vorrei rimanere in un sindacato Lloyd’s invece di un broker. Alcuni ruoli poi sono ricoperti tramite passaparola, cosa che a me non è mai successa. Insomma, un po’ di preoccupazione c’è: i miei figli sono ancora relativamente piccoli, ed il costo della vita a Londra è elevato. Ci mancava poi anche la sorpresa Brexit a complicare le cose!

Comunque non è mia abitudine stare con le mani in mano: ho già fatto diverse richieste e nella prossima settimana ho due colloqui. Per parafrasare una canzone di Jovanotti, penso positivo! Ed a godermi l’estate: una parte della redundancy verrà dedicata ad una bella vacanza con i miei figli, ce la siamo meritata; ed io non faccio una vera vacanza da 19 anni! La speranza è quella di trovare nel frattempo un lavoro, da cominciare a settembre o ottobre.

Chiusa una porta se ne apre un’altra: mi auguro davvero che sia così. Altrimenti scatterà il piano B, come si dice in UK, che ancora non so quale sia. Potrei mettermi a scrivere un libro, come vado dicendo da tempo!

rindondanza

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