ragazzi-university-vancouver

I miei ragazzi alla SF University di Vancouver !

Juan, Roxanne, Danica, Yves, Emily, Mariia, Claire, Joshua…li ho portati da leggeri balbettii a saper scrivere, leggere e formulare un pensiero completo nel modo corretto.

Parlano un po’ come me, hanno il mio stesso leggero accento romano. Muovono le mani come faccio io quando parlano, hanno il mio classico intercalare “allora” quando iniziano un discorso. Gli ho insegnato io un po’ di geografia, pillole di cultura e storia. Abbiamo riso, scherzato, ci siamo preoccupati, abbiamo avuto paura insieme. Chi sono? I miei figli? No, perché sono 36! Sono i miei primi studenti, le classi del mio primo semestre come insegnante di lingua italiana alla Simon Fraser University di Vancouver.
Tre mesi sono volati, a metà dicembre si è concluso il Fall semester e ci siamo preparati agli esami.

Si dice che le università nordamericane abbiano un sistema piuttosto blando di selezione agli esami, che questi studenti facciano in sostanza solo un test a risposta multipla, ben lontano dalle difficili prove orali e scritte cariche di tensione in aule stipate di gente, alle quali la maggioranza degli studenti universitari italiani sono abituati.
Non so come sia nelle altre facoltà, ma nel mio dipartimento (di francese, che ospita la cattedra di italiano) le cose vanno molto diversamente. In 3 mesi di corso i miei ragazzi hanno affrontato due test scritti (Oral test-compresion e Midterm) ed uno orale (Oral skit) molto difficili.
I final exams di fine corso erano 5 pagine fitte di esercizi e una composizione libera, più una prova orale che consisteva in un dialogo guidato tra due studenti (date un tot di domande, dovevano interrogarsi a vicenda), un dialogo improvvisato data una situazione (siete al ristorante, siete al mercato, siete all’università)  e una descrizione di un personaggio famoso basata su una fotografia.

ragazzi-sf-university-vancouver
Considerate che questi ragazzi partivano da un livello ZERO, erano cioè total beginners. Che soddisfazione già dopo il primo mese sentirli parlare italiano! E che orgoglio portarli all’esame davanti al mio supervisor e vederli discorrere con un buon vocabolario, l’uso corretto del presente e del passato prossimo, la pronuncia buona e fluida.
Ci siamo conosciuti bene in questi mesi insieme, ricordo i loro nomi e cognomi a memoria, so da dove vengono, se hanno fratelli, se sono sportivi, pigri, cosa gli piace mangiare. Abbiamo costruito un rapporto umano bellissimo con tanti di loro, è stato un privilegio essere la loto insegnante.…

Ma chi sono gli studenti universitari a Vancouver che scelgono di studiare italiano?

Il loro identikit è generalmente questo: sono al primo o al secondo anno, hanno tra i 19 e i 20 anni, sono al 70% canadesi, ovvero nati qui, di cui 15% di origine italiana, 8% di origine latino americana e il restante puramente anglofoni. Il 30% non sono canadesi, sono studenti “internazionali” quelli che pagano rette favolose per studiare qui. Di loro il 99% è asiatico. Cinese e giapponese soprattutto. Il mio migliore studente era uno di loro, prima lingua cinese, seconda inglese e ora anche un buon italiano.

Quanto costa l’università qui?

Tantissimo. La stragrande maggioranza dei miei studenti lavora per pagarsi la retta, hanno borse di studio, risparmiano. Un anno all’università può costare tra gli 8.000 e i 10.000 dollari (dipende anche dalle facoltà e dalle università ma si può arrivare, come studente internazionale, anche a pagare 25.000 dollari l’anno). Non sono spese che una famiglia, sopratutto con più di un figlio come è qui, può fare a cuor leggero.
Studiano? Sì. Sentono forte il peso della responsabilità, si sentono dei privilegiati e non sprecano tempo, si impegnano, vogliono voti alti.
E i professori?

Noi siamo tenuti a fare il nostro lavoro al massimo. L’obbiettivo non è scremare a più non posso come in Italia, ma portare tutti ad una buona media. L’obbiettivo è insegnare, seguire, supportare lo studente. I mezzi informatici ci aiutano, abbiamo una piattaforma comune studenti-insegnanti sulla quale possiamo dialogare, loro studiano, si esercitano e ti contattano per farti mille domande, anche la domenica. Il professore deve esserci sempre, non esistono file negli orari di ricevimento, non esiste che il prof non si presenti durante questi orari, non esiste che una domanda qualunque di uno studente (da dove deve coprire il libro a qual’è la risposta per l’esercizio) rimanga inevasa.
Il problema dello studente è un tuo problema perché tu sei il suo riferimento e lo devi aiutare. Questa è una cosa fantastica a mio parere!

ragazzi-sf-university-vancouver
Gli esami, poi, non sono solo per loro. Alla fine del semestre gli studenti compilano un Course evaluation, nel quale danno un feedback anche sul loro insegnante. E’ stato disponibile? Ha incoraggiato le domande in classe? ha creato un’atmosfera dinamica ed interessante? Come valuti la sua preparazione? Cosa può migliorare? Ecco che i tuoi studenti possono dire la loro e, credetemi, il loro parere conta nel rinnovo del contratto. Ti esaminano gli studenti e ti esaminano i tuoi colleghi che vengono in classe per vedere come te la cavi. Si fanno incontri successivi, in cui loro ti danno dei consigli su come migliorare la tua tecnica didattica che non deve essere “tradizionale”! Alla fine il tuo Supervisor dà un’ultima valutazione che va nel tuo fascicolo, formalmente, insieme a tutte le altre.
La Simon Fraser University ha due sedi, una in downtown Vancouver e l’altra su Burnaby mountain, ed il sono lì… sì sulla montagna! Con l’autobus da casa sono 35 minuti (viva i mezzi pubblici canadesi!) e quando si inizia a salire si tappano le orecchie. Ora c’è la neve su all’Università, un campus enorme e fantastico come nei film americani. Ci sono aule bellissime, tutto è nuovo, ci sono biblioteche, l’osservatorio, i laboratori, un museo, il campo da football, la pista da corsa, dei negozi, il pub, spazi con divanetti e tavolini per studiare e mangiare e c’è Starbucks ovviamente! Due per la precisione. Viali alberati e puliti collegano i diversi palazzi nessuno dei quali più alto di 3 piani, per rispetto dell’integrazione delle costruzioni nel paesaggio.

C’è verde dappertutto, un laghetto artificiale con le carpe (non d’inverno che ghiaccia!) . Il panorama, quando non c’è nebbia, è da togliere il fiato: le montagne a nord e l’ultima lingua d’oceano nell’inlet a sud.  Intorno all’università sorge il complesso degli appartamenti per studenti e prof,  anche una scuola elementare ed un nido per i figli di chi lavora ad SFU, tutto è pensato per rendere la vita semplice e confortevole. Una vera, piccola, accogliente comunità dove ho il privilegio di avere tanti amici. Sono felice di farne parte!

Condividi con chi vuoi
1 commento
  1. Simona Cumbria UK
    Simona Cumbria UK dice:

    Che bella soddisfazione, Elena!! 🙂

    E non so in US, ma qui gli esami sono tosti, anche se meno zeppi di conoscenze inutili al fine del percorso intrapreso.
    Il mito degli esami facili al di fuori dell’Italia è ridicolo, direi che gli esami italiani non sono solo ‘restrittivi’ a livello conoscitivo (di base devi prepararti su quello che il prof del corso ti indica, a volte i suoi stessi libri!!!), ma anche ‘terrorizzanti’ a livello emozionale, un fatto che scoraggia studenti che valgono ma sono emozionalmente impressionabili. Ho conosciuto studenti intelligentissimi e preparati che all’università avevano brutti voti o addirittura avevano smesso di andare all’università per il fatto di non sopportare esami che li terrorizzavano. Pensa che le unioni studentesche in UK provvedono sostegno psicologico per tutta la durata dei corsi di laurea fino agli esami dei trimestri e poi alla dissertation.

    In bocca al lupo a te e i tuoi studenti!

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *