Il Ramadan: di multe e chewing gum

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Credits: Flickr Sackerman519 – Iftar Dinner Dubai

Il Ramadan, da poco terminato, suscita spesso dei pareri contrastanti e qualche sbagliata convinzione su cosa sia e perché si faccia.

Partiamo dal presupposto che venga seguito da tutte le persone di credo musulmano.

Il Ramadan dura circa un mese e, ogni anno in base al calendario lunare, vede milioni di fedeli digiunare dall’alba al tramonto.

A prescindere dal paese in cui questi vivono, le regole generali prevedono un digiuno/rinuncia totale (acqua, cibo, sigarette, chewing gum etc.) e l’osservanza della preghiera 5 volte al giorno.

La parola deriva dalla radice araba ramiḍa che significa “aridità”, in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto, ovvero il mese in cui “venne rivelato il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvezza”.

Questo rito annuale è considerato uno dei Cinque Pilastri dell’Islam e il digiuno è un precetto religioso per i musulmani adulti, ad eccezione di chi è anziano, in gravidanza/allattamento, diabetico, malati terminali o quando si è in viaggio.

Il mio primo Ramadan è stato 2 anni fa e non nascondo la difficoltà iniziale di abituarmi a regole poco vicine al mio modo di vivere.

Ho preso ben due multe perché mi hanno trovata con un chewing gum in bocca.

Al pari dei musulmani – ma solo in pubblico – non potevo mangiare e bere di fronte a nessuno.

Mi sentivo una ladra quando accendevo una sigaretta nel parcheggio dell’ufficio con la costante paura che qualcuno passasse e mi rimproverasse.

Poi, un pomeriggio durante un fine settimana, sono andata al cinema.

Verso le 16:00 inizia il film, tutto diventa buio e, con mia sopresam  sento odori e rumori di cibo: patatine, nachos, bibite gassate.

In pratica, durante il Ramadan, si mangia eccome. 

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Battuta Mall, Dubai

Un altro giorno, prendo la metro per andare in ufficio, alla fermata spunta un bel cartellone di 10 metri x 10 metri di McDonald’s: hamburger, patatine e bibita.

Io ho preso due multe e, durante ogni Ramadan, devo nascondermi.

Però, ogni giorno in metro, McDonald’s fa quel che gli pare.

Beh, sarà una mera osservazione di un’occidentale lamentosa che non ha potuto non notare tali semplici paradossi, ma questa cosa mi è rimasta abbastanza indigesta…

Non mi sono ancora rassegnata a tale regola.

Mi sono abituata, però,  all’idea che, se mi trasferisco in un altro paese, per mia scelta, devo anche rispettare le regole/leggi locali.

A prescindere che io sia d’accordo o meno, che abbia una chiara logica o meno,  che sia “giusto o sbagliato”, se non mi piace posso anche tornare da dove sono venuta.

D’altro canto, devo onestamente dire che ammiro tutti coloro che riescono con successo a completare il mese del digiuno ogni anno, con tanta determinazione e sforzo.

Continuano comunque la loro vita e portando avanti gli impegni quotidiani che, dopo qualche giorno, si fanno davvero pesanti.

Non ho ancora provato a farlo anch’io, credo sempre che non resisterei. Non sarei in grado di essere così diligente e costante!

Si tratta anche di questo, infatti. La costanza e l’impegno che i miei amici e colleghi dimostrano è semplicemente ammirevole.  

La disciplina e forza d’animo non sono indifferenti in questo momento dell’anno.

Forse tali qualità vengono anche sviluppate, ogni volta che si fa il Ramadan.

Sin da quando si è relativamente piccoli infatti, i bambini dai 12-13 anni iniziano a seguire con ricorrenza annuale questo pilastro della religione musulmana.

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Credits:Flickr Uptal – Dubai – Children have fun

Vorrei anche spendere due parole, che di certo non saranno sufficienti, sulla religione di cui tanto si parla da parecchi anni ormai e su cui vincono spesso preconcetti, pregiudizi ed ingiuste condanne.

Questi sono frutto spesso di non corrette informazioni diffuse sui mezzi di comunicazione globali e divulgate dai folli (per non usare parole offensive) che terrorizzano e uccidono indifferentemente con atti terroristici senza nessuna logica né giustificazione.

Pensate per un momento se tali esseri, anziché invocare il nome del loro Dio, invocassero, invece,  il nome del vostro.

Cosa fareste voi? Cosa pensereste? 

Pensereste che anche voi sareste da additare, vista la condivisione dello stesso credo religioso?

E cosa direste in merito all’aspetto di una certa frangia di musulmani, particolarmente aggressiva e pericolosa? Riterreste che avreste qualcosa da condividere anche in questo caso? 

La risposta è probabilmente “no”.

Ecco, la comunità musulmana, quella vera – non folle – moderata e credente, è anch’essa bombardata da attentati, come ad esempio in Pakistan dove migliaia di persone sono morte – ma nessuno ne parla – negli ultimi 5 anni per mano di terroristi vigliacchi che non risparmiano nessuno: né uomini, né donne, né tantomeno bambini.

Ho tanti colleghi Pakistani, Musulmani, Cristiani, Atei, e tutti vengono categorizzati ai miei occhi come persone, prima ancora come credenti.

Io li giudico in base a come sono e si comportano con me e gli altri, non a quante volte pregano e per chi pregano.

Dovremmo forse fare tutti un po’ così, ci sarebbe più tolleranza e meno paura degli Dei altrui.

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