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Ginevra

Ricerca di un lavoro a Ginevra e come uscire dai fallimenti professionali

Sono arrivata a Ginevra con l’idea di fare un dottorato.

Purtroppo le cose non sono andate come speravo. Il dottorato non l’ho mai nemmeno cominciato e mi sono ritrovata a Ginevra senza lavoro e senza conoscerne il mercato.

Durante gli studi avevo lavoricchiato: commessa, baby-sitter, dog-sitter, ma non conoscevo per nulla il mercato del lavoro italiano né tantomeno quello ginevrino.

Insomma, ero totalmente estranea al mondo del lavoro così come lo intendono gli adulti.

Inoltre, non sapevo proprio come integrare alla mia brillante carriera universitaria (Triennale in scienze della comunicazione e Magistrale in linguistica e studi cognitivi, conseguite a pieni voti) quei due anni di impiego presso l’Università di Ginevra che si erano conclusi in malo modo con una rottura del rapporto lavorativo.

Dopo settimane angoscianti e difficilissime, ho deciso di rimboccarmi le maniche.

Primo passo, rivolgermi proprio all’Università.

L’Università di Ginevra offre infatti la possibilità di una consulenza gratuita per un bilancio delle competenze.

Attraverso il suo servizio chiamato Uni emploi ho avuto accesso a diversi corsi gratuiti che mi hanno permesso di iniziare a capire cosa volessi fare, quale lavoro mi avrebbe resa veramente felice (non è un’utopia… esiste davvero!), capire quali fossero le mie competenze, come integrare al mio percorso professionale la sconfitta del dottorato. Attraverso consulenze private con psicologi del lavoro e corsi collettivi con responsabili delle risorse umane, mi è stata data la possibilità di uscire dal tunnel di panico e angoscia dell’ODDIO non sono riuscita ad ottenere un dottorato e adesso che faccio?

Dopo Uni-emploi, è stata la volta della Cité des metiers, altra enorme possibilità a Ginevra!

Chiunque può rivolgersi a loro per la correzione del Curriculum e della lettera di motivazione (gli svizzeri ci tengono particolarmente).

La Cité des metiers offre corsi collettivi che preparano ai colloqui di lavoro.

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Cité des métiers genève
Photo Credits: Markus Eigenheer (Flickr)

Io sono andata proprio a seguire quel corso ed ho avuto la fortuna di conoscere un collaboratore della fondazione Integration pour tous (Fondation IPT) il quale mi avrebbe portato in pochi mesi al mio attuale lavoro, che adoro!

Integration pour tous prevede due diversi tipi di programmi: uno per più giovani senza esperienza professionale e un altro per persone che hanno già una certa esperienza professionale.

Io sono stata inserita nel primo dei due programmi.

Per ben 2 mesi frequentavo mattina e pomeriggio corsi di formazione per imparare a redigere un buon curriculum, per sapere come rispondere alle domande trabocchetto di un colloquio (eh già, qui in Svizzera è tutta un’arte), per sapere come funzionano le offerte di lavoro in Svizzera.

E, soprattutto, per familiarizzare con le famose PIE = prise d’information en entreprise o: come creare una buona rete di contatti.

Già, proprio così!

Perché io di contatti ne avevo, ma erano solo persone che lavoravano nell’ambiente accademico; in quel momento avevo bisogno di sviluppare un’altra rete di contatti.

Perché Ginevra è un piccolo paese e, più che puntare sulle candidature spontanee inviate online o sulle offerte di lavoro, io ho puntato tutto sulle conoscenze.

I corsi della Fondation IPT prevedevano infatti diversi pomeriggi dedicati alle PIE: cerchi su internet profili di persone che fanno un lavoro simile a ciò che vorresti fare, le contatti, prendi appuntamento non per chiedere lavoro, ma per rivolgere loro delle domande sul lavoro che fanno: come è arrivato a occupare quel posto? Che studi ha fatto? Che competenze sono necessarie?

Inutile dirvi che, all’inizio, mi sembrava pura follia.

Avevo bisogno di lavorare, non di bere caffè a destra e a sinistra per parlare del più e del meno.

E, invece, questo metodo è stato di fondamentale importanza per permettermi di creare una rete molto ampia di contatti e per trovare il mio lavoro.

Sono partita proprio da zero, dicendomi: OK hai una triennale in comunicazione, sfruttala!

Ho contattato quindi tutte le più grandi agenzie di comunicazione presenti a Ginevra.

Ma più incontravo professionisti del settore, più mi rendevo conto di non essere adatta al marketing.

Fino a quando non mi sono ricordata dei risultati dei test psicologici fatti all’Università: spiccato senso artistico, predilezione per le arti visive… perché non contattare i teatri?

Ne ho visitati tre o quattro, fino a quando non sono arrivata qui, al Théâtre du Grütli: nemmeno la mia Responsabile pensava che mi avrebbe detto, dopo la nostra PIE, “non posso fare a meno di prenderti a lavorare qui”. All’inizio è stato solo uno stage, oggi è un impiego fisso all’80%.

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Perché trovare lavoro è un po’ come trovare l’anima gemella: devi sapere cosa ti piace, cosa potrebbe darti fastidio, quanto puoi investire… e poi ti trovi al momento giusto, con le persone giuste e ti fai assumere.

La mia è una storia a lieto fine, ma anche a Ginevra è molto difficile trovare lavoro.

Forse meno che in Italia (non mi rendo conto, non ho mai veramente cercato lavoro in Italia), ma comunque la crisi economica si sente anche qui.

Ah, a propositio di soldi: ovviamente, avendo perso il mio impiego all’Università, mi sono iscritta allo Chômage (la disoccupazione).

Anche questa è una bella possibilità offerta dalla Svizzera perché lo Chômage ti dà la possibilità di avere un’entrata pari all’80% della busta paga del tuo ultimo impiego; si devono però rispettare determinate condizioni che vi consiglio di leggere qui.

E soprattutto si devono seguire diverse regole abbastanza rigide: non si può lasciare il cantone, si deve provare di avere effettuato un certo numero di ricerche di lavoro al mese, etc.

Si ha diritto ad un coach, che è la persona che vi segue durante la vostra disoccupazione.

Pensavo mi avrebbe aiutato a trovare lavoro.

Invece, quando ho avuto il primo colloquio con lui, avevo già trovato il mio stage al Théâtre du Grütli.

Quindi, il coach si è limitato a darmi qualche indirizzo utile di persone che avrei potuto aggiungere alla mia lista di contatti.

Come detto prima, ho iniziato al teatro con uno stage di 3 mesi al 50 %: lo stage era pagato dalla disoccupazione.

Altra grande genialata svizzera: fai un’esperienza in un’azienda ed è lo Chômage che paga.

Quindi i padroni sono tutti contenti.

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Franchi Svizzeri

Sono stata poi assunta al 50% e la disoccupazione provvedeva a pagare il resto (quello che mancava per raggiungere l’80% del vecchio stipendio dell’Università) ed infine sono stata assunta all’80%, uscendo così definitivamente dalla disoccupazione.

Che è sì un immenso aiuto economico, ma anche un grande stress viste tutte le regole da seguire e le scartoffie da compilare.

Lo chômage mi ha inoltre permesso di frequentare ben due corsi di formazione: uno per imparare ad utilizzare WordPress, l’altro per imparare a comunicare sui social media, visto che ero stata assunta al 50% dal Teatro per occuparmi della Comunicazione Digitale e delle Pubbliche Relazioni.

Anche questa è una grande trovata svizzera: formare i futuri impiegati per incoraggiare le aziende ad assumere. Insomma posso ritenermi davvero soddisfatta e fortunata.

E se c’è una cosa che ho imparato da questa mia piccola esperienza professionale è che non bisogna MAI vergognarsi dei propri fallimenti.

La storia del dottorato non è andata in porto e posso dirvi che per me è stato davvero un colpo durissimo da incassare.

Ed è solo grazie all’aiuto di Uni-Emploi e della Fondation IPT che oggi vivo con disinvoltura questa mia sconfitta del passato.

Se qualcosa a livello professionale non va in porto è importante chiedersi il perché e soprattutto chiedersi: cosa ci piace davvero?

Questo non smetterò mai di dirlo alle tante persone che adesso vengono da me per fare le PIE. Sì, mi sono resa disponibile per tutti coloro che hanno bisogno di un consiglio, di un aiuto, di un contatto.

Perché ammettere un fallimento professionale non è facile!

Quindi se qualcuna di voi, su Ginevra e/o dintorni avesse bisogno di una mano, ci sono.

Beviamo un caffè e facciamo una PIE 🙂 

Scrivetemi pure : cali.marialucia@gmail.com.

Vi lascio altri tre indirizzi abbastanza validi e vi auguro buona fortuna!

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Ginevra

9 commenti
  1. MariaBarbara Demurtas
    MariaBarbara Demurtas dice:

    Wow ❣️ti ho letta tutta d’un fiato 😍
    Positivo, Incoraggiante e stimolante✨✨✨✨✨Grazie
    Ti scriveró, voglia di farei due chiacchiere…

    Rispondi
  2. Jenny
    Jenny dice:

    Spettacolo puro!!! Interessante il tuo articolo ma soprattutto motivante e positivo. Le sconfitte devono poter diventare solo trampolini di lancio!! Grandiosa … 😘😘

    Rispondi
  3. Francesca
    Francesca dice:

    Ciao! Potrei sapere di più riguardo a Camarada? Forse hanno una sede qui a Zurigo… A me alla disoccupazione hanno solo proposto un corso di Tedesco nonostante abbia chiesto alla consulente chiaramente un corso di riqualificazione professionale.

    Rispondi
  4. Tiziana
    Tiziana dice:

    Sei fantastica! Fortuna ma soprattutto costanza, sacrificio e rimettersi in gioco! Grazie di questa preziosissima testimonianza e buon lavoro! È proprio vero: la vita è una figata!

    Rispondi

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