Voglio essere scandalosamente felice: ritorno in Italia!

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Articolo inviatoci da Nicole


Buffo.

Per anni ho pensato di raccontarvi la mia storia di expat, ma lo faccio solo oggi.

E lo vorrei fare raccontandovi una storia diversa.

La storia di una persona che, nata e cresciuta con il mito che all’estero era meglio, dopo aver vissuto in diverse parti del mondo ha deciso, insospettabilmente, di tornare a vivere in Italia.

Ho vissuto gli ultimi 3 anni in Svizzera, mi sono trasferita come molti per creare un futuro migliore, da ogni punto di vista.

In Italia mi scontravo con un sistema impresa che ancora purtroppo dà poche opportunità alle donne, poche soprattutto rispetto alle nostre capacità.

Quando, anche dopo un MBA, ho visto che le opportunità di crescita promesse non arrivavano da nessuna parte, ho deciso che era giunto il momento di andarmene.

Mi sono licenziata prima ancora di avere un impiego e, come a confermare che altrove tutto fosse migliore, ho trovato lavoro in meno di 10 giorni. E non uno qualsiasi: quello che volevo io per un incredibile brand di moda.

Sembrava l’inizio di un successo, giusto?

Sebbene il lavoro mi piacesse molto, presto però mi sono resa conto che era l’unica cosa che mi portasse gioia.

La sicurezza e l’efficienza svizzera erano sorprendenti. Ma finiva tutto lì.

Incredibilmente, ho iniziato a sentire la mancanza dello stile di vita italiano: l’apertura mentale, le persone in perenne movimento, la cordialità, l’arte nei dettagli che rende tutto più umano e bello.

Lugano è triste.

Me lo diceva sempre mio zio e io mai ci ho creduto. Cosa ci fai a Lugano tu? Mi ripeteva ancora. E io, imperterrita, lì.

Cosa faccio? Mollo ora che ci sono arrivata? E per andare dove, in Italia? Macché!

E così, per diversi anni, ho accettato e tenuto duro. In fondo, l,ì avevo un bel lavoro.

Ma poi quei confini mi stavano sempre più stretti. Mi mancava tutto dell’Italia e questa era una cosa che non avevo messo in conto. D’altronde, non mi era nemmeno mai successa.

Io ero sempre stata felice quando aveo vissuto all’estero, ma lì no.

Per un po’ ho pensato che, in fondo, l’Italia non era così lontana e potevo andarci ogni volta che avrei potuto.

Poteva essere un buon compromesso.

Ma poi, sono successe due cose.

Mi sono messa in proprio lavorando online come libera professionista

E lì, in Svizzera, questa cosa proprio non la capivano: perché una donna single doveva mettersi in proprio, anziché cercare marito?

Stiamo parlando di una nazione che ha dato la parità alla donna nel 1984 e che, ad oggi, non ha nessun centro antiviolenza a difesa delle donne. Ecco, diciamo che l’empowerment femminile deve ancora arrivare da quelle parti.

In più, ho iniziato ad ascoltare meglio gli italiani che erano a Lugano.

Molte delle persone con cui ho parlato vivevano in Svizzera perché dovevano, e non perché realmente fosse quello che volevano. C’erano lavori buoni ma, se avessero trovato un’opportunità simile in Italia, sarebbero corsi a casa.

Così ho iniziato a mettere in discussione la mia scelta.

Ho iniziato a chiedermi quale fosse il tipo di vita che volessi, come volessi sentirmi, soprattutto.

Il mio vivere era molto lontano dalla felicità.

E io voglio essere scandalosamente felice.

Mi sono chiesta: “ma se tutti ce ne andiamo dall’Italia, cosa rimane?”

Mi è nata una piccola idea folle: che le cose possono cambiare se, uno alla volta, facciamo la nostra parte affinché cambino.

Ho scelto di tornare.

Per le persone, per lo stile di vita, per l’amore verso gli amici e la famiglia, per l’arte in ogni angolo di ogni città, per ogni cosa che mi faceva rimpiangere l’Italia.

Sono tornata e, per la prima volta, ho smesso di fuggire.

Ho deciso di ritornare in Italia, di scommettere sulla mia visione, sugli italiani e sul mio paese, perché niente come aprire una Partita Iva in questo Stato è una scommessa più grande.

Se sarà un successo, sarà il tempo a definirlo.

Ma io sono ardentemente sicura che il meglio deve ancora venire, per me e per tutte noi.

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