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In questi mesi un un po’ neri, l’assenza dei miei affetti di sempre, la famiglia, i vecchi amici ma anche i miei cani e gatti che sanno sempre come tirarmi su il morale, si è fatta sentire più del solito, portandomi a sentirmi persa e insicura riguardo quello che ho intorno. E’ ancora tutto nuovo e creare una vita da zero non è semplice, non ho appigli.

Vivo solo a 1300 km  da casa ma delle volte mi sembra di essere dall’altra parte del mondo: non so più niente di dove sono cresciuta e conosco ancora poco l’Olanda, quindi ad un certo punto ho avuto bisogno di qualcosa che mi facesse sentire un po’ più al sicuro, che mi rasserenaste.

E così finalmente, dopo mesi, il “sì, ma poi veniamo” detto dai miei genitori – che pensavo fosse una di quelle cose che si dicono ma poi non si fanno mai, come i 3000 caffè per ritrovarsi o le chiamate su skype in sospeso – è diventato realtà.

Non  hanno mai viaggiato molto e sinceramente mi aspettavo  di dover essere  io a tornare  a casa per vederli e stare insieme a loro, per una visita o per un rientro definivo.

Invece no: questa volta a spostarsi non sono stata io.

Via con i preparativi allora!

Qualche giorno prima dell’arrivo è iniziato il training con Robin (il mio fidanzato) sul “come presentarsi alla mia famiglia” e ho tirato  casa a lucido come se, a far visita, venisse un ispettore dell’igiene. Poi, per la prima volta dopo qualche anno che viaggio e dopo che sono diventata   “quella da andare a prendere all’aeroporto”, il 22 settembre, ancora con gli occhi chiusi dopo la levataccia alle 6 del mattino e un’ora e mezza di viaggio da Rotterdam, preoccupata per il suo primo volo, emozionata perchè “come si fa a non esserlo quando si vede qualcuno che si ama dopo che siamo stati separati qualche mese”, mi sono ritrovata all’uscita passeggeri di Eindhoven ad aspettare il mio papà, o meglio il “mì babbo che è stato quasi l’ultimo a varcare quella porta scorrevole, nero in viso e con la barba fatta.

Colui che nonostante non abbia più 5 anni si preoccupava ancora di rimboccarmi le coperte fino a che non sono partita, colui a cui fa male che io sia qui, il più bubbolo dei bubboloni (brontolone dei brontoloni, “bubbolo” è un’espressione toscana), ha mantenuto il suo “ti vengo a trovare”, portando il bel tempo e una serenità ineguagliabile.

Mi sono trattenuta dall’urlare e piangere quando l’ho visto e mi sono limitata a saltargli al collo; dopo essermi assicurata che stesse bene siamo ripartiti alla volta di R’dam. Ero agitata: il mio babbone era lì.

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Appena arrivati, come una bambina che vuole mostrare il suo giocattolo per farlo ammirare, ho iniziato a fargli vedere e descrivere tutte le cose attorno a noi, gli ho fatto provare le scale musicali, vedere il parcheggio delle bici, mangiare le patate, abbiamo fatto una passeggiata lungo il canale fino all’Erasmusbrug, una birra in Oude heaven e per finire, abbiamo fatto una capatina al Markthal.

Poi la sera, c’è stato l’evento più temuto e pensato nel mese passato ad aspettarlo: la presentazione del padre protettivo  al “fidanzato” che, alla fine,  non avrebbe potuto riuscire meglio. Non è stato semplicissimo, ma a gesti e con me come traduttrice – anche se facevo io per prima un miscuglio con le lingue – sono riusciti ad intendersi e piacersi. Abbiamo cenato tutti insieme e il giorno dopo io e babbo siamo andati ad Amsterdam con tanto di spacecake fatto  a metà, che ha fatto effetto solo a me.

Rotterdam a me piace moltissimo ma devo dire che chi viene deve avere un motivo che vada oltre il vedere una nuova città perchè di particolare c’è tutto e niente: è una città quasi tutta nuova, fatta di “grattacieli” e palazzi dalle forme geometriche strane, parchi e canali, la sera c’è abbastanza vita ma non è caotica  E’ una città dove è bello vivere, non proprio per turisti e quindi abbiamo dovuto trovare un’ alternativa.

Spesso accade che le cose belle  finiscano abbastanza in fretta e così è stato per la visita di babbo durata solo due giorni. Grazie a questi due giorni però, lui ha visto e iniziato a capire perchè non torno in Italia e io sono rinata. Adesso non mi resta che aspettare mia mamma che verrà a metà Ottobre e poi rivedrò tutti per Natale.

A volte mi sento un po’ sciocca a “lamentarmi” per il fatto che vedo poco i miei, quando mi accorgo che ci sono persone che davvero vivono uno dalla parte opposta del mondo dell’altro;  ma ognuno ha le sue debolezze.

Ammiro tantissimo queste persone e più per loro che per me, vorrei che ci fosse qualche soluzione, che venissero per esempio  messi dei voli speciali dalle compagnie aeree o che inventassero il teletrasporto… non penso che sarebbe chiedere troppo!

6 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Ti capisco perfettamente!
    Anch’io sono in Olanda e anche a me – a volte più di altre – fa più male non avere la famiglia con me.
    Ho fatto una scelta ma a volte è dura, specialmente quando loro si sentono dimenticati mentre il pensiero di “casa” è con me ogni giorno. Bell’articolo! :’)

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    • Dalila Rotterdam
      Dalila Rotterdam dice:

      Grazie! Si, non è sempre facile. Ma ora che lui ha visto e mia mamma vedrà, perchè sto qui, che cose andranno meglio!

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  2. Merylu
    Merylu dice:

    Come ti capisco! Mio padre non c’è più, è venuto a mancare proprio il primo anno che mi sono trasferita a Dublino, lui sino a qualche mese prima di morire s’era informato come raggiungermi, con il treno e la nave, perchè aveva il terrore degli aerei. Sapevo che non sarebbe mai potuto venire, era comunque molto anziano, quindi troppo faticoso un viaggio in treno e nave, però mi piaceva sentirlo entusiasta e pieno d’iniziativa mentre fantasticava sul viaggio sino a Dublino. Da giovane aveva girato quasi tutta l’Europa, l’Irlanda gli mancava… sono certa che gli sarebbe piaciuta! 🙂 Tra una settimana, se non si fa prendere dall’ansia del viaggio, arriverà mia madre, e non vedo l’ora di mostrarle cosa ho qui, la mia casa, i miei amici, i miei luoghi e poi il nostro cane, che è con me, ma che per sette anni della sua vita è vissuta anche con loro, quindi è un po’ anche il suo cane… anzi ti dirò, se mia madre supera le sue paure lo farà proprio per rivedere il cane! 😀 Non importa che età si abbia… avremo sempre bisogno dell’affetto dei nostri genitori.

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    • Dalila Rotterdam
      Dalila Rotterdam dice:

      Il pensiero di andare in un posto per vedere cani/gatti spinge sempre molto ad affrontare un viaggio, più che il rivedere le persone che comunque, potrebbero viaggiare!
      Mi auguro che la tua mamma venga!

      Rispondi
  3. Greta
    Greta dice:

    Ciao Dalila,

    Ti capisco per me è lo stesso! Ogni volta che i miei vengono è una festa! Nel post precedente stavi eri alla ricerca disperata di lavoro.. Hai trovato qualcosa? Io forse ho qualcosa per te ad Amsterdam. Se ti interessa puoi contattarmi in pvt!

    Rispondi
  4. Dalila Rotterdam
    Dalila Rotterdam dice:

    Ciao! Si ho trovato lavoro ma non mi piace proprio quindi potrebbe interessarmi qualsiasi cosa! Non so’ come contattarti in privato ma puoi scrivermi tu a dalilanelli@outlook.it o su Fb, Dalila Nelli

    Ti ringrazio!!!

    Rispondi

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