Quando Angie mi ha proposto di lavorare nella scuola (esattamente quella che frequenta mia figlia) come assistente nella sessione ”Siblings Aftercare”, mi sono detta “perchè no?”. In fondo, da qualche tempo covava in me l’idea di un piccolo cambiamento.

Avevo conosciuto Angie la prima volta anni fa in un centro di yoga, in cui per un certo periodo di tempo svolgevo attività di volontariato; in questo modo avevo la possibilità di frequentare gratuitamente le lezioni di zumba.

lezione-yoga-posizione

In quello stesso periodo, Angie si occupava invece della classe di yoga delle neomamme. Più esattamente, si prendeva cura, assieme ad altre ragazze, di accudire i più piccini mentre le mamme svolgevano la lezione di yoga.

Ci trovammo subito molto bene a parlare; la cosa che più mi piaceva di lei erano i suoi modi teneri e cordiali di rivolgersi sempre alle persone, e il suo grande sorriso.

L’accento scozzese poi la rendeva ancora più unica e speciale.

Così, quando Angie mi ha contattata e proposto l’incarico non ho esitato un attimo, ed ho subito accettato.

Da circa due mesi mi sono imbarcata in questa nuova avventura: trentotto bambini da conoscere, accudire, ma soprattutto coccolare.

Ognuno con una personalità differente, a volte capricciosi, a volte semplicemente meravigliosi.

Sono diventati presto i miei little cutie pies, ma ammetto di avere delle sottili preferenze verso qualcuno in particolare.

Avevo quasi dimenticato questa fase della crescita.

I bambini tra i 4 e i 5 anni vivono quasi interamente nel loro mondo incantato di favole e giochi.

Immaginate che a un certo punto vogliano raccontarvi qualcosa, in quattro di loro (quattro se ti dice bene), le voci si sovrappongono, e tu, se sei fortunata, capisci qualche parola; poi c’è chi, oltre a raccontare, ti rivolge qualche domanda, e tu, che ovviamente hai il cervello già in tilt, capisci che c’è un punto interrogativo da qualche parte, ma la domanda, la domanda qual è??

E lui, il bimbo che fa?

Si arrabbia e ci rimane male.

E tu ti senti piccola, perché non solo non sei riuscita a seguire i discorsi sul nuovo Jojo Garage (che diavolo ne so io poi che è), ma hai ignorato una domanda che ha portato un piccolo esserino a rimanerci male.

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A parte questo, e le volte in cui mi sono ritrovata ad affrontare discussioni imbarazzanti, tipo da dove nascono i bambini, diciamo che fino ad adesso me la son cavata abbastanza bene.

Ora, dovete sapere che la cosa che mi rimane ancora un po’ difficile da gestire sono i nomi.

Proprio così, i nomi!

Trentotto nomi sono tanti da ricordare, ma la memoria qua credetemi c’entra poco.

Avete familiarità con i nomi irlandesi?

Avete idea di come pronunciare un nome irlandese quando lo trovate scritto?

Se avete risposto no ad entrambe le domande, allora siete dalla mia parte.

Premetto che alcuni nomi irlandesi sono molto belli, a mio parere, per il suono e per il semplice fatto che abbiano un significato.

Per esempio, prediamo il nome Niall che in gaelico significa campione, oppure Liam che significa guardiano.

Va bene, Liam è un nome abbastanza semplice da pronunciare, in pratica si pronuncia come si scrive.

Ma vi porto ad esempio alcuni tra i più per me particolari e difficili.

Aoibheann: credo ci siano volute circa tre settimane per pronunciarlo bene.

La portatrice del nome (che adoro in assoluto) mi riprendeva ogni secondo i primi giorni, facendomi sentire una totale cretina.

Aoife: bello questo, molto femminile, tuttavia bisogna fare un po’ di pratica fino ad arrivare a pronunciarlo bene.

Caleb e Kaleb, per me quasi identici nel suono, ma decisamente non piace alla piccola Isabella come pronuncio il secondo perchè mi riprende ogni santa volta.

In breve, ho smesso di rimproverare Kaleb o per lo meno lo faccio quando Isabella è lontana e non può sentirmi.

Séamus: usiamo un abbreviazione per lui, il che rende la mia vita decisamente più facile.

Pearse: andiamo molto d’accordo noi due, il nome è già passato a un livello secondario, in più nessuno dei bimbi mi riprende mai quando lo chiamo, segno evidente che non ci sia niente di sbagliato qua.

Ivy: lei semplicemente ride con me quando pronuncio il suo nome. Ormai è diventato un motivo in più per sogghignare e scherzare, non credo cambierò mai il mio modo di pronunciarlo.

Detto questo, spero di avervi regalato un sorriso con questa storia dei nomi irlandesi.

A parte la difficoltà nel pronunciarli, alcuni di loro, ripeto, sono davvero molto belli.

Spero di continuare a lungo questa avventura con i miei cutie pies.

Ora sì che mi sento davvero in Irlanda!

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9 commenti
  1. Serena
    Serena dice:

    Niall decisamente è uno dei miei preferiti, una delle prime persone che conobbi in Irlanda portava quel nome, ha un bellissimo suono!

    Rispondi
    • Aurora Dublino Irlanda
      Aurora Dublino Irlanda dice:

      Aoibheann: radiante bellezza
      Aoife: anche lei radiante, bello, immensa gioia. Il nome è preso da una leggenda irlandese che vede come protagonista Aoife, una principessa combattente (secondo la leggenda era la guerriera più potente al mondo).
      Per gli altri dovrei fare una ricerca 🙂
      Un bacio Emilia

      Rispondi
  2. Laura
    Laura dice:

    Articolo molto carino, grazie. Ma, in effetti, qual è la pronuncia dei nomi elencati? Non ho alcuna esperienza dei nomi gaelici. Qui in Francia, vicino Parigi, ho giusto il problema di pronunciare i nomi arabi dei compagni di materna di mio figlio maggiore.

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  3. Pier
    Pier dice:

    Questo articolo mi fa pensare a come I bimbi con la loro innocenza siano la bellezza dell’umanita’. I bimbi sono gli stessi a prescindere da etnia, cultura di riferimento o dalla regione del mondo da cui provengono.
    Purtroppo i bimbi diventano grandi.

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  4. Raffaella
    Raffaella dice:

    Che bei ricordi! Quando ho vissuti in Irlanda c’erano Keith, Margareth, Andrew (e qui tutto facile) ma poi arrivavano Siobhan, Ròisìn, Cormac, Eamon, Donal (ma come? Senza la “D” finale??).
    In bocca al lupo con il tuo nuovo impegno!

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