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Un salto nel Buio

Non sono nuova ad emigrare.

Iniziai nel lontano 2008 con l’Erasmus in Portogallo e si può dire che non mi sia praticamente più fermata. Tra un paese europeo e l’altro, ormai da due anni e mezzo mi trovo sullo Scoglio, anche chiamato Malta. Qui ho lavorato un anno e mezzo per una scuola di inglese e ora sto in una multinazionale, dove ho capito che non è il lavoro della mia vita e che sono fatta per fare altro e non stare 8 ore dietro una scrivania al computer. Da qualche tempo ormai sentivo il bisogno di cambiamento anche se a Malta si vive bene, il clima è piacevole, il paesaggio mozzafiato e le tasse sono basse (dettaglio non trascurabile), ma rimane comunque molto piccola e, per alcuni aspetti, limitata; d’altronde “se non ti piace dove sei, cambia, non sei un albero”, no?. E così faremo: il mio ragazzo, compagno di vita  da quasi una vita, lavora nell’ambito umanitario e, dopo un periodo medio-lungo a Tel Aviv, ha trovato un tirocinio ONU in Cambogia, a Phnom Penh, che inizierà a febbraio: siamo super elettrizzati e ovviamente io andrò con lui. L’abbiamo saputo da poco e stiamo ancora aspettando l’ufficialità e tutti i documenti di cui necessita per iniziare ad organizzarci.

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La prima sensazione che ho provato è stata sollievo. Per lui, prima di tutto. Aveva così bisogno di una svolta nella sua carriera che mi sentivo frustrata io al suo posto. Subito dopo ho provato sollievo per me stessa perché iniziavo ad avere paura di rimanere rinchiusa a Malta anche se avevamo già in progetto di cambiare paese. “Ma cosa fai Eride, lasci un lavoro sicuro per un salto nel buio?” Sì, sono ancora giovane (28 anni e non sentirli!) e posso permettermelo ora che non ho una famiglia e non ho impedimenti (sia chiaro, penso che anche con famiglia si possa fare una scelta del genere). Un lavoro sicuro non è tutto, arrivare a casa dopo il lavoro mezza frustrata e vuota dentro non vale lo stipendio.

Gli amici di una vita mi hanno dato della pazza ad andare tanto lontano, ma sanno che sono così, quindi in qualche modo se l’aspettavano. Non ho ancora iniziato a cercare nulla, né lavoro né casa, e, ad essere sincera, stiamo aspettando per scaramanzia i documenti e poi perché.. non so da che parte iniziare!

È davvero un salto nel buio perché fino ad ora ho emigrato in Europa, quindi culture abbastanza vicine alla mia. Ora andrò a 13 ore di volo da dove sono cresciuta e dove ho tutti gli affetti di sempre, ma sarò con l’amore della mia vita, è la sua occasione. Sono spaventatissima, bloody scared come dico ai miei colleghi quando mi chiedono come mi sento, ma sono altrettanto elettrizzata e agitata; quell’agitazione da mal di pancia e giramento di testa.

Ora come ora non riesco a pensare ad altro che “chissà cosa mi aspetta!”, sono curiosissima e aspetto vostri consigli e un vostro appoggio!

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2 commenti
  1. Elena Bartolini
    Elena Bartolini dice:

    Io vivo a Phnom penh da un anno e ti dico solo che mi sento davvero a casa e secondo me si vive benissimo! 🙂 i cambogiani sono persone piacevolissime e sempre sorridenti! Buona avventura 🙂

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  2. Eride
    Eride dice:

    Grazie mille Elena!! Mi piacerebbe incontrarti quando arriverò (il mio arrivo dovrebbe essere previsto intorno a marzo). Mi fanno piacere e sollievo le tue parole 🙂

    Rispondi

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