santiago
Santiago era per me l’11 settembre del 1973, l’assalto al Palacio de la Moneda, la morte di Allende…
Lo Stadio dell’orrore, i compagni desaparecidos. Santiago era Violeta Parra, Victor Jara, gli IntillimaniEra Pablo Neruda e Gabriela Mistral Santiago era i compagni cileni che fuggivano in Italia e a cui davamo rifugio. Era le manifestazioni in piazza, i comitati, le iniziative di solidarietà. Santiago era Lorenzo che studiava cinema a Roma e che per un momento ha attraversato la mia vita. Santiago era un punto lontano dall’altra parte del mare.
Santiago è stato il posto più vicino, partendo da Mendoza, in cui andare per rinnovare il visto turistico.
Santiago è una città che scopro ogni volta, e non ho ancora finito di scoprire.
È la Chascona, la casa di Neruda alle pendici del Cerro San Cristóbal e la voglia di mare del Poeta, anche se il mare non c’è. È i ristorantini in cui finalmente assaporare i mariscos, i bar dove godersi un pisco sour o un succo naturale di mango, ananas o maracujà… È la movida a Bellavista, a Bellas Artes e Lastarria, il Cerro Santa Lucía, Providencia, i grandi viali alberati, i parchi… È il Centro Cultural Gabriela Mistral con i suoi murales, le sue scritte che hanno memoria, i suoi spettacoli, le sue mostre…
È il Palacio de la Moneda con la banda dell’esercito che suona qualunque musica, anche quella brasiliana. E quale miglior impiego per l’esercito? È il museo annesso dove una volta ho visto una mostra dei quadri e delle tappezzerie di Violeta Parra che se fue a los cielos ma ci ha lasciato il suo mondo di sogni intrecciato in fili di lana.
Santiago è il Mercado Central dove comprare peperoncini ben piccanti e l’imperdibile spremilimone di legno. È dove ho mangiato con la mia amica Marianna un’enorme granseola. Santiago è Plaza de Armas dove c’è chi dipinge e vende quadri, chi suona e chi canta, chi entra in cattedrale per pregare o per guardare, o chi – semplicemente – se ne sta seduto al bar. È il Teatro Municipal – e il suo tocco francese – con i suoi splendidi concerti e balletti, i suoi spettacoli. E la cioccolateria proprio di fronte. Santiago è anche i suoi tanti teatri off.
Santiago è i chilometri che macino a piedi ogni volta che ci vado, anche ora a dispetto della mia anca di titanio, e tutti i colori il passo del tempo, i palazzi di vetro che riflettono le facciate antiche. È le mille facce di cileni e di immigrati, i cortei e le proteste degli studenti per la scuola pubblica, libera e democratica.
È la tristeza del Rio Mapocho. Santiago è Los Andes che la circondano e la sovrastano.
Santiago è tutta la gente che ancora non conosco ma che conoscerò.
Anna Fresu
6 commenti
  1. Daniela
    Daniela dice:

    Che forza Anna! Sei un tornado che mi piace e mi trascini con te nel tuo mondo! Io ho fatto il Dams a Bologna, 25 anni fa, e anch’io credevo che il teatro sarebbe stato il mio percorso. Invece no. Ma chissa’!
    Un abbraccio ed un grande grazie.
    Evviva il Cile.

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    • Anna Fresu
      Anna Fresu dice:

      Grazie, Daniela. È bello avere sempre nuovi e buoni compagni di viaggio. Quanto al teatro: le passioni a volte ritornano.
      Un abbraccio

      Rispondi
  2. Anna Fresu
    Anna Fresu dice:

    È stata una donna straordinaria, ricca di talento…e di sofferenza. Se ti capita guardati il fil “Violeta se fue a los cielos”. A presto

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    • Anna Fresu
      Anna Fresu dice:

      Ti capisco perfettamente. Poi per me , isolana, la vista del mare è sempre una grande emozione. Se torni da queste parti, contattami. Buone cose!

      Rispondi

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