Intervista a Marcella. Storia del coraggio che porta a rivoluzionare la propria vita.

Intervista a cura di Margherita, Derry.

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Marcella, raccontaci del tuo espatrio.

Ho lasciato la Sardegna nel 2002 quando finalmente ho trovato il coraggio di fare quello che da circa una decina di anni desideravo fare e cioè andare a vivere a Londra, quella città che da sempre mi affascinava per la moda, per la musica. Sentivo che c’era qualcosa che mi legava a quel posto sin dai tempi della scuola e vedevo le foto nel libro di inglese. Il mio professore, di origini siciliane , aveva un accento divertente, quando entrava in classe noi lo salutavamo con Gud Morning, ma lui ci correggeva dicendo “Si pronuncia GUDA MORNING ragazzi!”

Tu eri una parrucchiera affermata, avevi il tuo salone, perché l’espatrio proprio quell’anno?

A 30 anni era arrivato il mio momento. Mi sono detta: “lo faccio ora o mai più”. Così, dopo sette anni, il mio salone l’ho chiuso  e sono partita. Era il 25 settembre.

La tua prima impressione della città?

Ho pensato di aver sbagliato città….

Sono arrivata convinta di conoscere un pò di Inglese ma mi sono imbattuta in un signore che pensavo parlasse Tedesco. Gli ho chiesto delle indicazioni ma non sono stata in grado di capire nulla….ho poi scoperto che era scozzese.

Cosa ti ha colpito in positivo?

La prima cosa che mi ha affascinato è stata che a nessuno importasse chi fossi, come mi vestivo, cosa facevo. Nessuno conosceva la mia storia quindi finalmente sono riuscita a tirare giù quella maschera, seppur piccola, che negli anni vissuti in Italia mi ero costruita per sopravivere ai giudizi e ai pregiudizi.

Ero libera, finalmente, di esprimermi.

Cosa ti ha colpito in negativo?

Niente, ero troppo entusiasta ed impegnata ad assimilare, non avevo tempo da perdere nelle cose negative.

Pensa che la prima cosa che ho fatto è stata comprarmi un cappotto. Uno dei miei desideri infatti era quello di camminare in un parco londinese come Sinead O’Connor faceva nel famosissimo video di Nothing Compares To You.

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Quindi alla prima occasione ho indossato il mio mega cappotto e con Nothing Compares To You nelle orecchie ho camminato nel parco. Era autunno, i colori degli alberi e delle foglie nei parchi di Londra sono unici.Il mio primo desiderio l’avevo realizzato. Ne avevo anche altri..

Tra l’altro, la prima estate a Londra, quella del 2003, è stata molto calda quindi non ho sentito nemmeno la mancanza del sole sardo.

Come è iniziata la tua avventura professionale a Londra?

Passavo per Covent Garden in cerca di un salone e c’era una piazzetta molto colorata. Ho visto una  tipa nigeriana piuttosto massiccia con i capelli intrecciati che offriva specialità del suo paese sui vassoi, mentre canticchiava. Mi sono subito immaginata a lavorare li: quel posto mi aveva colpito.

Sono entrata nel salone e ho cercato di esprimermi in inglese ma sono venuti fuori solo dei gesti. Ho lasciato il CV ma non si sono fatti sentire e, allora, mi sono ripresentata dopo pochi giorni. Era un sabato, il salone era pieno, mi hanno subito messo alla prova. Si lavorava più sulla quantità che la qualità. Avevi 20 minuti per ogni cliente e il taglio costava 7 sterline.

Con il primo cliente però mi sono fatta prendere dal panico, non ho capito nulla di cosa mi diceva. Ho iniziato a tremare, quasi mi si paralizzava la bocca allora ne ho approffittato per andare al bagno. Mi sono ripetuta fino allo sfinimento che volevo quel lavoro e che dovevo dimostrare quanto valevo.

Sono tornata dal cliente e gli ho fatto un taglio che pensavo gli stesse bene. E finita felicemente, ha pagato il taglio e mi ha lasciato 20 sterline di mancia, poi ho scoperto che non era mai successo prima che un cliente lasciasse una mancia cosi alta.

Da quel momento è iniziata la mia avventura professionale.

Ho lavorato con clienti e colleghi di tutto il mondo. Addirittura una volta ho tagliato i capelli anche a Bob Geldof.

Quando l’ho visto ho pensato ad una faccia conosciuta ma non ricordavo il nome. Non ho avuto nemmeno tempo o modo di chiedere l’autografo o magari di fare una foto insieme mentre mi canticchiava una canzone.

Quanto ti ha cambiato questa esperienza londinese?

Fisicamente tanto.

Sono partita crisalide sono tornata farfalla.

Mentalmente mi ha cambiato tantissimo.

Ho capito che qui in Italia  c’è si tanto amore da parte delle persone ma, a volte, quell’amore ti imprigiona in un idea e non ti lascia libera di essere.

Quando poi ti mostri per ciò che sei quello stesso amore si sente deluso, perchè ti aveva etichettata in un certo modo e non è disposto ad accettare la tua diversità.

Ho capito, anche, che per vivere bene ho bisogno di essere in mutamento, quindi  a Londra mi sono letta, riletta, scoperta e riscoperta.

Cosa che non è prassi normale qui, si è troppo occupati a giudicare gli altri o farsi i fatti altrui.

Eccezion fatta per i miei principi morali, ho imparato a cambiare, all’occorrenza, anche le idee che mi ero fatta, perchè ciò che va bene oggi potrebbe non andare bene domani.

Londra mi ha insegnato che se ti apri e lasci andare, ciò che di nuovo assimili ne trovi giovamento.

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Hai detto di essere partita crisalide e tornata farfalle, parlaci di questo.

Beh, ero arrivata ad un punto che questa cosa dovevo farla. dovevo operarmi, diventare donna a tutti gli effetti.

Non sarei mai stata completamente IO se non l’avessi fatto perchè ho più paura di non essere che di essere.

Volevo rinascere figlia di questo mondo.

L’avrei fatto anche se fossi rimasta in Italia, però in maniera diversa e forse con tempi diversi.

Era un cammino che avevo necessità di fare da sola, però. Non volevo nessun condizionamento dettato dai sensi di colpa nei confronti della mia famiglia.

Mio padre è sempre stato molto orgoglioso di me, però soffriva i giudizi delle persone. Per un lungo periodo, il nostro rapporto è stato difficile. Da quando avevo circa 15 anni fino ai 21 anni c’erano scontri continui. Lui addirittura smise di uscire con gli amici perché non tollerava i commenti. In realtà non abbiamo mai affrontato il discorso, io ero sempre arrabbiata, mi sentivo come una mongolfiera piena d’aria, troppa aria, e pronta a scoppiare.

Londra l’hai sentita  ‘casa’?

Assolutamente Si! Soprattutto gli ultimi due anni.Mi sentivo figlia di quel posto perchè li sono rinata.

Mi sono ridata la vita in un ospedale di Londra nel 2012.

Anche prima dell’intervento sono stata in un parco a passeggiare. C’era un bellissimo giardino di rose splendide. Li ho capito che stavo facendo la cosa giusta.

Il mio percorso in realtà è durato 7 anni, un pò di più del solito. Ho allungato un pò, sempre per via di mio padre.

Ti danno gli ormoni e contemporanemente di segue uno psicologo.

Alla fine la rinascita è arrivata anche per me.

Ti sei sentita integrata come italiana?

Si. Mi sono sentita un essere umano a Londra. Non mi sono mai sentita fuori luogo. Mi hanno accolto bene, mi vedevano come Marcella l’Esotica, mi hanno voluto davvero bene.

Qualche discriminazione  l’ho subita, ma non per il mio essere italiana.

A livello professionale come ti sentivi? A volte noi Italiani pensiamo di essere i più bravi in tutto.

Era un continuo aggiornamento. Non avrei potuto crescere nello stesso modo se fossi rimasta qui.

Lavorando nei saloni a Londra hai a che fare con gente di tutto il mondo che ti insegna anche tecniche nuove ma, soprattutto, ti confronti con idee diverse dalle tue. Entri proprio nell’arte del mestiere.

Capisci che puoi anche uscire dagli schemi un pò e che ti puoi anche lasciare andare perchè per esempio ti insegnano che un taglio che ha una forma piena magari si può fare anche in un altro modo..

È stata una crescita meno tecnica ma più artistica.

Impari a scolpire in testa. È stato molto stimolante, mi ha offerto più spazio a livello professionale.

Io poi sono sempre stata molto spugna. Mi bastava un giro a Camden Town per farmi venire nuove idee. Se riesci a prendere le vibrazioni della strada Londra è impagabile.

E in quei 12 anni quanto è cambiata Londra?

Tantissimo! Se decidessi oggi di lasciare l’Italia di nuovo non sceglierei di tornarci.

È la mia seconda casa, ma forse stavolta sceglierei un posto più caldo.

Negli anni, poi, con la crisi è diventata intollerante contro le diversità di razze e culture. C’è una guerra di razze in atto, si sentiva nell’aria prima che partissi, anche il padrone del salone dove lavoravo ce l’aveva con gli stranieri che arrivavano a Londra a vivere di benefici e agevolazioni.

Mio padre non stave bene, sapevo che aveva bisogno di me, le altre mie sorelle erano lontane e per motivi logistici e familiari non potevano assisterlo come meritava. Era arrivato il momento per me di tornare. Sono felice di essere stata con lui fino alla fine.

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Primo impatto al tuo rientro in Italia?

Bello! Tutti felici. Poi io avevo tanta voglia di fare, tante idee.

Ho organizzato tanti eventi. Ho portato con me ciò che avevo imparato li e l’ho voluto condividere. Quando ti arrichisci personalmente e professionalmente cosi, beh quella ricchezza la devi spartire anche con gli altri altrimenti che senso ha?

Poi però mi sono sentita di nuovo un pò bloccata. Forse erano le vecchie paranoie. Tutto andava bene con le persone ma fino ad un certo punto. Io sono molto empatica, difficilmente mi sbaglio, quindi quel blocco che sentivo era reale.

Quel blocco era il pregiudizio.

Ora sta svanendo di nuovo per fortuna, ma non è stato semplice. Sono stata brava io a farmi volere bene, nonostante la mia diversità, incompletezza o handicap del corpo, chiamalo come vuoi…

Il fatto è che anche questa è sempre stata “casa“ per me. Quando arrivava Maggio a Londra, eccetto il primo anno, io scleravo perchè volevo tornare in Sardegna. Mi mancava  il mare, il cibo, i sapori, la gente d’estate.. tutte cose che li non trovi, o almeno non come quelle che trovi qui.

Avevi delle amicizie a Londra? 

Ho avuto dei bellissimi rapporti d’amicizia, diversi da quelli italiani certo, più aperti, forse avevo anche meno paura di essere giudicata.

Perchè qui, anche con l’amico stretto,

si ha paura del giudizio, spesso.

È stato più semplice costruirne li dei rapporti di amicizia perché mi conoscevano per ciò che ero in quel momento, del mio passato non ne erano a conoscenza e forse non gli sarebbe interessato comunque.

Ti sei mai sentita un’ ispirazione per qualcuno?

Si, mi è stato detto, me lo dicono, e mi piace molto!

Bilancio di questi 15 anni: cosa cambieresti del tuo espatrio e del tuo rimpatrio?

Va bene cosi.

Forse avrei dato meno a chi meritava meno, ma va messo in conto anche quello.

Un consiglio a chi vuole partire?

Di stare lontani dagli italiani per evitare di fare ghetto! Io ho perso 2 anni in questo modo. Parti per viverti l’esperienza nella sua interezza.

Portati dietro l’umiltà, quella non guasta mai. Lasciati alle spalle ciò che hai costruito prima e scrivi un nuovo libro della tua vita. Assorbi il più possibile, sarà un’esperienza meravigliosa che ti arricchisce. Chi si svuota è perché è convinto di sapere già tutto. I am still learning,  sto ancora imparando.

Un consiglio a chi torna?

Portatevi dietro il pacchetto di conoscenza che avete acquisito e condividetelo, senza paure, senza pregiudizi.

Alla fine quello che cerchi andando fuori è la stessa cosa che cerchi quando torni: un benessere personale, spirituale e certamente economico… perchè “2 cuori e una capanna” non esistono.

Vuoi aggiungere qualcosa di tuo? 

Fatte l’amore e non la Guerra!

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