Scrivere per il web: 6 leggende a riguardo

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Scrivere per il web è una di quelle professioni che affascina e confonde allo stesso tempo.

Chi scrive per il web può essere impiegato d’azienda oppure nomade digitale. Il nomade digitale è chiunque svolga un lavoro da remoto, ovvero che non richieda una postazione fissa in un ufficio, e che non sia limitato nei viaggi. Ecco perché scrivere per il web è una delle carriere lavorative più desiderate.

Ma cosa fa uno che scrive per il web? In 6 punti, ecco tutte le leggende a riguardo.

Leggenda numero 1:

SCRIVERE PER IL WEB SIGNIFICA LAVORARE IN MUTANDE DA CASA

Vero. Verissimo. (Se lavori freelance, ovvio). Io stessa una volta ho fatto una conference call su Skype, perfettamente acconciata come una giornalista del telegiornale, e con pantofole pelose ai piedi.

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io durante la call skype con le ciabatte pelose

Ma rivestirsi è meglio.

Il motivo è puramente psicologico: alzarsi e mettersi in ordine come se si stesse andando in ufficio ci pone nello stato mentale di precisione e professionalità, e ci rende più efficienti e produttivi. Al contrario, lavorare in pigiama ci porta più spesso a distrazioni: diventiamo bravissimi nei lavori di casa spesso tralasciati come caricare la lavatrice, ordinare l’armadio, controllare quella famosa macchia sul muro che sta lì da mesi e che spicca, guarda caso, proprio in quel momento.

Vestirsi aiuta a non procrastinare.

Ideale, poi, sarebbe avere una stanza adibita solo a ufficio, ma anche un angolo della casa con tavolino e sedia andrà benissimo.

Leggenda numero 2:

SCRIVERE PER IL WEB FA GUADAGNARE SOLDI A PALATE

Nah. Lavorare bene, con passione e dedizione fa guadagnare, e non è detto che sia a palate. Ma poi, le palate sono indispensabili?

Il web è una bomba innescata che bisogna saper usare; è uno scrigno del tesoro, ma anche un forziere pieno di ragni velenosi, un bicchiere d’acqua perennemente mezzo vuoto e condiviso con 100 persone. Con questo voglio dire che scrivere per il web è una professione con molta concorrenza: bisogna essere precisi, professionali e preparati.

La scrittura online professionale ha regole e codici da seguire. Vale a dire:

  • studiare marketing e web marketing, non in un corso di un weekend;
  • saperne di pubblicità;
  • essere umili quanto basta per rendersi conto che non è sufficiente gestire la pagina facebook del negozio di riparazione cellulari dello zio per dichiararsi esperti;
  • arrendersi all’esistenza del SEO e alle sue leggi;
  • imparare ad adattare il proprio stile agli aspetti tecnici richiesti, senza rendere il contenuto noioso;
  • comprendere che gli aspetti tecnici sono parte indispensabile di qualsiasi testo in rete, anche se non pubblicitario;
  • saper scrivere senza errori grammaticali;
  • capire che a ogni social corrisponde un diverso utilizzo;
  • avere una vision che abbia un senso e che sia perseguibile.

Alla fine è il grande mare che passa tra il dire e il fare che produce la differenza, ma io aggiungerei pure che questo “fare” deve essere fare bene.

Leggenda numero 3:

SCRIVERE PER IL WEB FA RESTARE POVERACCI

Probabilmente vero: la concorrenza è tanta e spietata. E non tutti ce la fanno a guadagnare uno stipendio mensile sufficiente a vivere con dignità. Ma questo non significa che proprio tu che stai leggendo in questo momento non possa essere tra quelli che “invece sì”.

Leggenda numero 4:

SCRIVERE PER IL WEB SIGNIFICA SENTIRSI GIORNALISTI PORTATORI DI UNA SCIENZA INFUSA

E qui mi riferisco ai bloggers.

Chiara-Ferragni-blogger

 esempio di bloggers andati così fuori dalle righe da diventare famosissimi

Faccio una premessa: questo articolo è ospitato su un sito web con un format da piattaforma blog, per il quale sono anche autrice locale. Come articolista, sto scrivendo un pezzo che attinge dal mio mestiere di consulente di comunicazione e autrice letteraria e televisiva; può non essere condiviso in ogni sua parte da altri addetti ai lavori ma, in questo caso, sarebbe una semplice divergenza di opinione professionale. Come blogger, invece, quando scrivo comunico un’opinione, quindi un punto di vista personale che, per definizione, non è e non pretende di essere portatore di verità assolute.

È esattamente la definizione del blogger: scrivere la propria visione. C’è chi lo fa a livello amatoriale e chi a livello professionale, ma il requisito primario per tutti è uno solo: avere qualcosa da dire. Possibilmente con il proprio stile, tendenzialmente in uno specifico settore, imprescindibilmente senza errori nella lingua in cui scrive.

Qualcuno andrà fuori le righe, ma tutti conoscono la differenza con la professione di giornalista. Quello che invece alcuni non considerano è che un blog non dà un mestiere… bensì un mezzo per svilupparne uno.

Leggenda numero 5:

SCRIVERE PER IL WEB E’ FACILE, LO FA ANCHE MIO CUGINO E NON LO PAGO

Fai bene, se tuo cugino non scrive per il web di professione. Se invece tuo cugino scrive per il web di professione e non si fa pagare, fa male il suo lavoro lui oppure ti è debitore di qualcosa.

Scrivere per il web è facile allo stesso modo in cui lo è cucinare un uovo in camicia per un bambino di 4 anni. Scrivere per il web significa non solo saper scrivere, ma saperne anche di psicologia, tecniche di vendita, tecnologia applicata alla scrittura e al marketing.

Si scrive per il web realizzando annunci pubblicitari, articoli giornalistici, pezzi da blog, titoli, bottoni da premere, parole per video. Tutto è pubblicità in rete, la rete stessa è un canale pubblicitario, e sta a chi usa questo canale capire se è meglio un manifesto 6×3 o un volantino. Se ci si ferma a riflettere, ci si rende conto che, una volta aperto il browser, ci sono parole dappertutto: a partire dal tasto ‘cerca in Google’ a ‘mi sento fortunato’, e bisogna portare la mente dell’utente a cliccare qua piuttosto che là. Anche questo è scrivere per il web.

Certo, poi farlo bene è tutta un’altra cosa.

Leggenda numero 6:

SCRIVERE PER IL WEB SIGNIFICA LAVORARE IN COSTUME DA BAGNO SULLA SPIAGGIA

Chiudiamo come abbiamo aperto, ovvero freelance in biancheria. Se al punto 1 eravamo in mutande, qui siamo in mutande di lycra e lastex con disegni fantasia e onde hawaiane. La risposta a questo punto è: vero, verissimo. Se hai una casa al mare, se hai quote societarie in un albergo, se hai un collegamento wifi funzionante.

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Per il resto, non ci sono controindicazioni al lavoro dalla spiaggia, ad eccezione della sabbia che si infila nella tastiera del computer, ma anche in questo caso valuta il tipo di lavoro che stai svolgendo. Se il tuo cliente, ad esempio, è un ospedale oppure una fabbrica di solventi o un’industria automobilistica, non troverai alcuna ispirazione guardando il mare: solo un pungente fastidio, infinito e profondo come il mare stesso.

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4 commenti
  1. Giovy Malfiori
    Giovy Malfiori dice:

    Sottoscrivo in pieno molto di quello che hai scritto. Io sono freelance da 5 anni e sono molto categorica nell’organizzazione della mia giornata. Per esempio, non lavoro mai in pigiama. Mi vesto comoda, è vero, ma sono sempre normalmente presentabile. Capelli a parte. Per quanto riguarda il lavorare in costume, io sono riuscita a farlo per una settimana in cui mi trovavo ai Caraibi per un viaggio-stampa. Di pomeriggio, avendo tempo libero, lavoravo ma prima mi buttavo in mare. Attualmente, ogni 3 o 4 mesi, sono a Tenerife perché mio padre vive lì. Tutti mi dicono “che figo, lavorerai dalla spiaggia”. Ed io “no, lavoro dalla cucina di mio padre. Il bagno lo faccio dopo”.

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  2. Alessia Pellegrini
    Alessia Pellegrini dice:

    Ben detto! Condivido tutti i punti di cui parli, a partire dal primo fino all’ultimo! Tuttavia, essendo agli esordi di questa possibile professione, alcuni miti devo ammettere di averli pensati anche io… ad esempio quello del rimanere poveracci ahah 😀
    Speriamo di essere tra quelli che “invece sì”! 😉

    Rispondi

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