“Vorrei ma non posso”: le migliori scuse per non cambiare vita

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Il desiderio di cambiare vita e trasferirsi in una terra straniera appartiene a ognuno di noi.

Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo detti: “Mollo tutto e parto”.

Alcuni hanno deciso di non farlo senza tanti problemi né rimpianti e altri, come me, sono partiti.

Poi, c’è un gruppo di persone appartenenti alla categoria “vorrei, ma non posso” che va a braccetto con la categoria “beati voi, come vi invidio”.

Chi sta vivendo la sua esperienza come expat sa di cosa parlo e, sicuramente, ha avuto a che fare con più di una persona appartenente alle suddette categorie.

Ci sono periodi della vita in cui davvero è impossibile trasferirsi all’estero per una serie di seri motivi personali,  ma molto spesso questo “vorrei ma non posso” è solo una grande scusa.

Diciamocelo, dai. A me ha sempre fatto un po’ sorridere.

Nella categoria “vorrei ma non posso” annoveriamo una serie infinita di scuse. Ecco il podio delle tre migliori.

1- Ormai sono troppo vecchio.

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Spesso la frustrazione della vita di tutti i giorni e la mancanza di stimoli portano a desiderare di lasciare tutto e trasferirsi all’estero. La vita lontano dal luogo in cui si vive diventa la panacea di tutti i mali.

Questo momento arriva, a volte, in età già avanzata; non è quel desiderio di avventura della giovinezza, spensierato e leggero. Si tratta di un’esigenza più profonda e matura.

La maturità porta con sé ragionamenti e pensieri: “se fossi più giovane lo farei subito, ma ormai, alla mia età, dove vuoi che vada?”

Io sono convinta che non ci sia un’età giusta per trasferirsi.

La mia prima esperienza come expat è stata a 17 anni all’interno di un programma di studio. A vent’anni di distanza, sto vivendo la seconda avventura all’estero grazie ad un’opportunità lavorativa.

Due momenti molto diversi della mia vita, due esperienze diverse con sfide da affrontare diverse.

Io sono sicuramente diversa. Di certo c’è che ho 37 anni e non più 17.

Ma l’età non è stata certo un limite o un vincolo che ha condizionato la scelta legata al trasferimento. Siamo seri… chi vogliamo prendere in giro con la storia dell’età? Non regge.

Ma andiamo alla scusa numero 2.

2- Ho un lavoro a tempo indeterminato.

La sicurezza di un lavoro a tempo indeterminato spesso si trasforma in una gabbia dalla quale non si riesce ad uscire.

L’apparente sicurezza economica derivante da un contratto a tempo indeterminato è una delle giustificazioni migliori per evitare di cambiare vita.

Ed è così che gli anni passano con un susseguirsi di lamentele e insulti ai superiori, di cartelli timbrati non un minuto prima e non un minuto dopo con la speranza che il venerdì arrivi in fretta, e di richieste di aumento negate.

“Non mi posso lamentare, ho un lavoro sicuro”.

Quante volte abbiamo sentito e ripetuto a noi stessi questa frase cercando di convincerci e di credere davvero in quello che stavamo dicendo?

In particolare negli ultimi anni, con il dilagare della crisi economica in Italia, avere un lavoro a tempo indeterminato è stato l’obiettivo di molti.

Contratto a tempo indeterminato uguale felicità. E ancora una volta, siamo seri: chi vogliamo prendere in giro con queste scuse?

Chiudiamo con una delle mie scuse preferite: la numero 3.

3- Ma come faccio? Se non avessi figli lo farei subito!

E’ lei la regina delle scuse: avere i figli.

I figli sono la scusa migliore per evitare di fare un sacco di cose: cene con gente con cui non vogliamo stare, feste noiose dalle quali vogliamo andare via presto, camminate in montagna troppo impegnative, e chi più ne ha più ne metta.

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Io non ho figli eppure la potenza di questa scusa ha colpito anche me: “Ma se poi resto incita, come faccio?”. E così ho rischiato di rimanere ferma per anni.

Per la terza volta: Siamo seri, chi vogliamo prendere in giro?

La verità, amici miei, è che trasferirsi all’estero non è facile.

Non si parte per una vacanza; si lascia la comodità di una vita che per tanti versi ci siamo costruiti su misura, per una vita che non conosciamo in alcun modo. Si lasciamno affetti e abitudini quotidiane per un mondo nuovo, fatto di persone sconosciute e ritmi diversi.

E allora diamo un nome vero a tutte queste scuse: paura.

La paura è ciò che ci impedisce di fare ciò che veramente vogliamo.

In questo caso può impedire di intraprendere un’avventura all’estero come expat.

La prossima volta, non diciamo “Vorrei ma non posso”, ma piuttosto “Vorrei, ma ho paura”!

Fiorenza
2 commenti
  1. Sara
    Sara dice:

    Noi siamo alla 5a espatriazione o migrazione visto che oggigiorno si va dove c’è lavoro. Inseguendo il nostro desiderio di esperienze all’estero oltre il turismo, entrare in contatto con altre culture (diventata poi la mia professione portatile a 40 anni incinta del 2o figlio ).
    Però, ci sono alcuni però : ritengo la ricchezza di esperienza che stiamo regalando ai nostri figli non abbia eguali,MA loro non sono stati interpellati:abbiamo deciso per loro. E crescere third culture kids è una realtà cui non tutti sanno far fronte.
    Seconda questione: i genitori che invecchiano. Bisogna sempre avere la loro situazione in mente. E Australia è la più distante delle destinazioni qua do un urgenza famigliare si propone. Cmq si concordo con te: “la seconda vita inizia quando realizzi che ne hai una sola” per citare il libro di Raphaëlle Giordano.

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    • Fiorenza Parsani
      Fiorenza Parsani dice:

      Vivere all’estero non e’ facile, non e’ una vacanza ed i dubbi sono all’ordine del giorno. Quello che contraddistingue noi expat e’ la forza e la determinazione nell’affrontare gli imprevisti.. in ogni circostanza. L’Australia e’ lontana gia’, ma dopo 5 relocation sono certa che saresti pronta anche per una sesta, magari piu’ vicina a “casa”.
      Un abbraccio

      Rispondi

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