erasmusTestimonianza inviataci da Francesca Ferrero.


Seconda esperienza all’estero, seconda opportunità di trovare me stessa.

È cosi che potrei definire l’Erasmus, oltre che un sogno inseguito per molti anni e finalmente realizzato.

“Qual era il sogno nei dettagli?” Studiare in una università straniera.

I mille film visti da ragazzina ambientati in un ambito scolastico e universitario diverso mi avevano sempre affascinata: tutte le differenze con l’Italia diventavano ogni giorno più evidenti e, nel mio piccolo, dovevo fare qualcosa per cimentarmi nell’impresa di andare a studiare all’estero, per assaporare tutte quelle differenze da vicino.

Non avendo grosse disponibilità economiche e quindi le possibilità di seguire un piano completo di studi all’estero, mi sono dovuta ridimensionare. Grazie al progetto Erasmus, sono riuscita comunque a partire. “Qual è stata la mia meta?” Il Belgio. “Motivazioni?” Ero l’unica della mia università ad averla scelta quell’anno e, poiché odio omologarmi, mi sembrava perfetta per me e per le mie esigenze di quel periodo.  Avevo 22 anni, una precedente esperienza di vita da sola fuori dall’Italia,  tanta voglia di studiare e seguire corsi totalmente in lingua inglese.

L’università si trovava leggermente in periferia, c’era tanto spazio, tanti vialetti, delle enormi aree per il parcheggio auto e altre per le biciclette, tantissimi dipartimenti, bistrot e tanto altro ancora. Poco dopo il mio arrivo fu indetta una specie di festa con  musica da discoteca e giovani che ballavano e bevevano: tutto ciò accadeva alle nove di mattina all’esterno di un complesso universitario. Era tutto così surreale ai miei occhi.

Le lezioni si svolgevano in maniera differente rispetto all’Italia, c’era l’obbligo di frequenza e ogni settimana veniva aggiornato un sito nel quale si potevano consultare i vari orari decisi dai professori. Alcune materie prevedano molta pratica e spesso si passava metà giornata sul campo; molte altre prevedevano tanti film o filmati c era molta interazione tra lo studente e il professore si cercava di partire dalla pratica per arrivare alle nozioni teoriche. C erano sempre o comunque spesso compiti a casa oltre allo studio di alcune materie; c’erano anche delle ricerche da fare o dei questionari da compilare.

Erasmus

Francesca in Belgio, durante il suo Erasmus

Gli esami prevedevano una relazione scritta ed una esposizione orale con slide, più delle risposte alle domande che poneva il docente. Un esame prevedeva addirittura un periodo di formazione in un’altra città, in un complesso con stanze per 2/5 persone e bagni in comune, mensa e aule studio. Ogni giorno, per tutta la giornata, gli studenti erano divisi in gruppi e seguivano dei workshop. La cosa più bella era che avevi a disposizione tanti workshop tra cui poter scegliere, quindi eri tu che decidevi che argomento approfondire in quel periodo di studio fuori dalle mura dell’Università ed era anche una bella occasione per conoscere altre persone provenienti da città diverse.

Studiare fuori mi ha aperto ad un nuovo modo di studiare e mi ha indotta ad approfondire le materie a tal punto che, al ritorno dalla mia esperienza, ho dato 11 esami in un semestre  laureandomi praticamente poco dopo.

L’Erasmus mi  ha insegnato davvero cosa stavo studiando e mi ha permesso di capire cosa davvero avrei amato nel mio  “futuro lavoro” e cosa no.

Posso consigliare a tutti di fare questa esperienza e di non lasciarsi intimorire dalla lingua diversa o dalle dicerie che corrono al riguardo; la stessa esperienza può lasciare sensazioni e idee totalmente diverse tra le persone, perché ognuno ha la sua storia e il suo vissuto e, di conseguenza, vivrà questa esperienza in maniera differente.

Alla base vi assicuro che vi cambierà il modo di vedere lo studio ed il lavoro per cui non fermatevi a quello che può darvi l’università italiana: se ne avete la possibilità provate a immergervi in altro.    

 Se volete leggere il primo articolo inviatoci da Francesca Ferrero lo trovate QUI

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