Le 6 fasi tipiche di un espatrio

ragazza-valigia-mappaDopo quasi tre anni di vita negli States, mi sono resa conto che ci sono state delle fasi emblematiche nel mio percorso di espatrio. E’ un viaggio inevitabilmente fisico ma, soprattutto, introspettivo e fortemente psicologico.

1. ESALTAZIONE INIZIALE

Tutto è andato per il verso giusto.

Ci sono delle scadenze imminenti, dei piani, e inizi a prenotare i voli e a cercare la sistemazione ancora dal comodo divano italiano. Parliamoci chiaro, sulla carta è una gran figata!

A tutti è capitato almeno una vota di voler stravolgere la propria vita.

Se, addirittura  cambi continente, ti sembra  l’occasione giusta per diventare una persona nuova. Per toglierti di dosso tutto ciò che fino ad ora ti stava stretto.

Per non perdere l’occasione della tua vita, la famosa svolta tanto attesa.

Ed ecco che la tua mente inizia a viaggiare ancor prima di salire su quell’aereo che ti farà concretizzare il tutto.

Prepari le valigie e inizi a riempirti le ultime serate di cene di addio con amici e parenti. Ma ancora non realizzi del tutto.

Vedi persone che realizzano molto più di te, che ti fanno raccomandazioni, che sono seriamente dispiaciute. Ma tu, nulla.

Ti lasci prendere dal vortice: ti sembra ancora qualcosa che non ti appartiene del tutto.

2. IL VIAGGIO

Durante il volo ti fai distrarre dai film e da un po’ di musica o da buone letture.

Oltre ad essere fisicamente tra le nuvole, anche la tua mente lo è.E’ tutto ancora troppo ovattato e confuso per riuscire a scrivere, in parole comprensibili, quello che si pensa durante la traversata oltreoceano.

“Chissà come sarà”.

“Ma sì, sarà fighissimo, tranquilla Cecy”.

“Oh guarda, anche quella ragazza forse è italiana”.

“Noooo, ho dimenticato il minestrone avanzato nel mio frigo, andrà a male! Domani chiamo la mamma”.

“Troverò il parmigiano e la pasta?”

“Quanto mi mancheranno tutti”

Tutto ciò tra un vuoto d’aria e l’altro.

Ti senti ancora più di là che di qua e la sensazione non è troppo diversa dall’andare in vacanza.

3. L’ARRIVO

Con l’atterraggio, oltre allo scossone delle ruote sul suolo, inizi a sentirti qualcosa anche dentro.

E’ un momento epifanico in cui concretizzi di essere arrivato fisicamente in terra straniera e che, dal primo passo fuori dall’aereo, tutto avrà inizio per davvero.

La lucidità che avevi perso tra le nuvole è ora presente, fin troppo, e le gambe iniziano un po’ a tremare.

Ti senti minuscolo e completamente indifeso ed è tutto troppo poco familiare, vicino a te. Dai suoni ai profumi, dalle luci ai colori.

La prima notte nella tua nuova sistemazione rimarrà per sempre impressa nella tua memoria.

Un po’ perchè il fuso orario non ti aiuta, e un po’ perchè quel senso di vuoto incolmabile è davvero troppo difficile da dimenticare.

4. FASE CRITICONA

Passata la fase iniziale di sistemazione e dopo aver trovato le prime cose utili e necessarie, inizi la tua routine quotidiana, ma con un occhio sempre molto critico sulle novità.

Non accetti di buon grado il cibo.

Non trovi le stesse cose a cui eri affezionato a casa.

Con la lingua hai dei limiti ancora notevoli che tendono a farti chiudere il più possibile a riccio, in modo da uscire e confrontarti il meno possibile.

E critichi tutto!

Tutto ciò che c’è in Italia è decisamente meglio.

Anche le ore di coda fatte in posta le rivaluti, descrivendole come un momento di magica socializzazione con il vicino di sventure, “non come qui in America, tutto troppo asettico e ineccepibile”. Incredibile, vero?

5. AMBIENTAMENTO

Finalmente ti butti.

Parli molto di più e inizi a giocare con i modi di dire, a capirne il senso, a divertirti.

Insomma, cominci a integrarti. E lì ti accorgi che la vita scorre in egual modo, sia che tu ti trovi a Milano o in Iowa, e che la vera differenza la fai tu e solo tu, non ciò che ti circonda.

Quindi, cambi punto di vista; non dai la colpa ad altri ma diventi parte attiva del cambiamento, e finalmente ritrovi la saggezza perduta.

La stessa saggezza che ti serve per comprendere che non devi ricercare le stesse cose che avevi in Italia, ma devi servirti di ciò che di nuovo c’è nel paese che ti ospita. Per diventare migliore e sperare di creare i più bei ricordi possibili, senza alcun rimpianto.

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6. ACCETTAZIONE E INTEGRAZIONE

Inizi magicamente ad apprezzare la nuova cultura e ne abbracci anche le tradizioni.

Anche tu cucini il tipico brunch, non riusciresti più a fare a meno della commessa che ti imbusta la spesa e a paghi anche solo un caffè con la carta di credito.

Quando torni in Italia, con entusiasmo, porti pezzi di quella cultura anche ad amici e parenti.

I miei genitori sono diventati anche loro esperti di tacos, indossano magliette dell’Iowa e hanno una tipica tazza termica a testa!

In conclusione, credo la cosa migliore sia godersi il più possibile quella che potrebbe essere una parentesi a tempo determinato e riuscirne a cogliere l’essenza più pura e ineguagliabile che ogni angolo di mondo ha.

“Just enjoy where you are now”, “goditi dove sei ora”, è il miglior augurio che io possa dare a tutti: espatriati, viaggiatori e non.

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8 commenti
    • Cecilia
      Cecilia dice:

      Grazie Marisa!Infatti secondo me è un tipico comportamento da manuale di psicologia!Sarebbe bello avere il parere di un esperto!Ciò che è molto bello è ritrovarsi simili in mezzo a molti!?

      Rispondi
  1. Veronica stanco
    Veronica stanco dice:

    Cara, un bel riassunto anche se per me ci sono alcune differenze dovute forse al paese di espatrio che, nel mio caso, è l’Argentina.
    Ma su molte delle fasi mi riconosco….. soprattutto le prime due!

    Aggiungerei però la settimana: CHE FACCIO ORA?!
    mi trovo bene, ho avuto successo, ho una nuova vita meravigliosa ma…… CHE FACCIO RESTO O TORNO NELLA BELLA ITALIA?! fase drammatica…. ajaja

    Rispondi
  2. Maria
    Maria dice:

    Anche io da anni vivo in USA. All inizio andavo avanti e dietro, poi una volta in pensione, mi sono stabilita qui. Ora ho mio figlio, nipoti e so che la Mia vita sara qui. Anche noi abbiamo avuto momenti di smarrimento ma alla fine, devo ringraziare questo Paese perche vedo mio figlio sistemato, con buon lavoro, una casa bellissima che in Italia non avrebbe potuto avere, per me una vita tranquilla e non piu stressata.
    Un vecchietto in California mi disse che per l America “e’ un amore che viene piano piano”… a distanza di tanti anni devo dargli ragione. Se siete giovani buttatevi… E provate…. ma aspettate un po (qualche anno) per decidere. Il nuovo Paese a volte e molto diverso dal nostro e quindi a mio ci vuole un po di tempo…
    Auguri a chi vuole provare nuove esperienze…

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    • Cecilia
      Cecilia dice:

      Grazie di cuore Maria per il tuo commento ma soprattutto per il preziosissimo consiglio!Complimenti per le scelte che hai intrapreso, mi auguro di poterlo fare anche io con la tua stessa determinazione e serenità, ovunque ci porti questo cammino!Un caro abbraccio

      Rispondi

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