Senza meta apparente

cielo stellato clessidra
No, non è andata così per me.
Il mio anno non è cominciato il 1 gennaio.
Il mio anno è cominciato in qualche modo il 22 dicembre.
Il 20 ho lavorato per l’ultima volta nel 2018.
Una giornata tutto sommato piacevole, soprattutto rispetto alle ultime pesanti settimane; accompagnata da un delizioso pranzo aziendale.
Il 21 ho avuto ancora degli affari da sbrigare,
il 22 ho fatto la valigia e ho lasciato casa.
Sono andata a dormire in albergo.
Il mio volo era il 23.

Verso le cinque del pomeriggio, tra la fine della valigia e il tappetino dell’ingresso, mi sono seduta qualche minuto e mi sono guardata intorno.

Stavo lasciando la casa nuova per la prima volta; una casa faticata, arrivata inaspettatamente quasi alla fine dell’estate, che mi ha sorpreso giorno dopo giorno, che ho consumato e spremuto al suo massimo in questi mesi. La stavo lasciando per rivederla solo nel 2019.
Potrà sembravi un pensiero sciocco, lo so, forse un po’ banale.
In quel momento, però, seduta sul mio letto basso, ho respirato già l’aria del 31 dicembre e la fragranza che solo dà il lento avvicinamento del giorno 1.
Come una pagnotta in forno che ti avvolge con il suo profumo durante la cottura.

Poco prima delle 19, mi sono chiusa la porta alle spalle.
Ho sceso lentamente i gradini e mi sono incamminata verso la stazione, ripetendo in modo meccanico gli stessi gesti e la stessa strada di ogni giorno, raggiungendo lo stesso binario, prendendo lo stesso treno.
Passo dall’aeroporto per lavoro, non prendo aerei. Viaggio diversamente. Nulla di nuovo in quel momento, per me.
Ho ammirato le piste di decollo dalla camera del mio albergo.
Mi sono lasciata avvolgere dalle lenzuola.
Ho dormito.
Poco, giusto una manciata di ore.
E quando sono uscita, stavolta mi sono diretta all’imbarco, con la scioltezza di chi parte ogni giorno.
Tutto diventa normale, tutto diventa banale, il rumore del carrello, le indicazioni delle hostess che comunque guardo sempre, il collo che ti fa male se provi ad addormentarti.
C’erano 18 gradi a Roma, quando siamo atterrati.
Ce n’è stato qualcuno di meno nei giorni a seguire.

E così, sono rimasta sospesa per tutto quel tempo.

Nel calore insolito, le tazzine del caffè al bar, la casa lasciata, l’Olanda alle spalle;
i ritrovamenti sbagliati, le discussioni improvvise, i ricordi riemersi, i sogni continui;
la pausa dal lavoro, le nuove aspettative, i baci cercati;
la riflessione.
La porta chiusa alle spalle tra poco si aprirà ancora.

Il 7 torno a lavorare.
Il 7 finisce il mio viaggio nel limbo sospeso.

Il 7 scendo dalla mia navicella spaziotemporale ed entro ufficialmente nel 2019.
Il 2018 lo ho lasciato da tempo.

ritratto di famiglia
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