Shock culturali down under: nomi e cognomi

australia

Uno dei più grandi shock culturali che mi ha donato l’Australia riguarda gli usi di nomi e cognomi.

In Italia, evidentemente, siamo molto gelosi di come i nostri genitori ci hanno iscritti all’anagrafe.

Tranne poche eccezioni, tendiamo a tenerci il nome che ci è stato dato, che poi è quello con cui quasi tutti ci conoscono.

Nomi: “ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo”… o no?

Innanzitutto, l’uso di soprannomi o diminutivi in Italia è normalmente appannaggio di una ristretta cerchia di persone – amici o parenti.

Mia nonna, ad esempio, avrebbe tanto voluto chiamare mia mamma Susi ma, siccome non le fu permesso, la chiamò Susanna.

Difficilmente sentirete qualcuno chiamarla con il suo nome intero; quando si presenta, però, oppure quando deve apporre la firma da qualche parte, non credo si sognerebbe mai di utilizzare un nome diverso da quello ufficiale.

Ancora più bizzarro per noi sarebbe prendersi la libertà di abbreviare il nome di un superiore, di un docente o di una persona con cui non siamo particolarmente in confidenza.

Ecco un aneddoto che invece rappresenta abbastanza bene la rilassatezza australiana in fatto di nomi.

Uno dei miei mentori si chiama Lorimer Moseley.

Lorimer, benchè sia una persona molto alla mano e sotto i cinquant’anni, è uno degli esperti mondiali di dolore cronico, praticamente un guru per gli esperti in questo campo.

Questo fa sì che molti studenti (ma non solo!) che vengono a conoscerlo si sentano come un po’ davanti a una rockstar.

Per me fu già uno shock passare da “Professor Moseley” a “Lorimer”: ovviamente non mi era passato nemmeno per l’anticamera del cervello di usare un nomignolo.

Dopo un anno di lavoro insieme, Lorimer mi chiamò nel suo ufficio e mi chiese se avesse fatto qualcosa che mi aveva disturbata. Io caddi dal pero e, stupita, chiesi chiarimenti.

Lui quindi disse che non capiva perché non lo chiamassi “Loz”, come gli altri studenti, ma mi ostinassi a usare il suo nome intero. Fu molto stupito dalla mia risposta e io capii quanto fosse importante per lui eliminare la distanza che frapponevo usando il suo nome intero.

Da quel giorno lui è Loz. Purtroppo io sono “V”.

L’utilizzo dei soprannomi va oltre le relazioni interpersonali e non è raro che molte persone siano conosciute da tutti unicamente con il loro diminutivo.

Così la mia amica e collega Natasha si sente talmente rappresentata dal suo diminutivo (Tasha) che ha al collo una catenina con una T al posto di una N, come iniziale del suo nome.

La mia amica Catherine non risponde ad altri nomi che Cathy. Sospetto anche che un numero rilevante di Chris di origine greca siano in realtà Christos.

E i cognomi?

L’argomento immigrazione ci porta a considerare anche l’utilizzo dei cognomi che, così come i nomi, sono accorciati, bistrattati, modificati e cambiati con la stessa facilità con cui io mi cambio la maglietta dopo 10 km di corsa.

Così, l’italiano Spadavecchia diventa Spud (pronunciato “spad” e con un gioco di parole dovuto al fatto che “spud” voglia dire “patata”), il greco Haralampopoulos diventa semplicemente Haralam e così via.

Non è infrequente che le persone cambino il proprio cognome sostituendolo al nome proprio della madre o della nonna, per rafforzare legami persi nel tempo. Così un comune cognome inglese viene sostituito dal nome proprio femminile Kiryakis, per ricordare le proprie discendenze greche.

Un’altra evenienza molto comune è quella di prendere il cognome del marito.

In Italia questa usanza si è persa, normalmente si usa il cognome del marito in determinati contesti, ma difficilmente ho sentito di cambiamenti ‘ufficiali’.

In Australia, invece, è la norma.

Sguardi scandalizzati e un po’ sorpresi quando non cambiai il mio cognome, e la domanda che mi fece più ridere fu: “Ma se non cambi il cognome, poi tuo figlio avrà il cognome solo di tuo marito…e come fai quando devi andare a prenderlo all’asilo?”

La triste storia dei bambini smarriti italiani!

La cosa più divertente è che quando vengo invitata ad eventi e vado accompagnata da mio marito, lui viene messo in lista con il mio cognome, dando per scontato che io abbia preso il suo cognome.

Ho preso quindi l’abitudine, quando ci presentiamo come coppia, di usare il suo cognome (che poi non mi dispiace nemmeno ed è più facile da capire del mio).

Non vi dico quando una collega islandese venne in visita nel nostro laboratorio… In Islanda è tradizione che il proprio cognome sia il nome proprio del padre con l’aggiunta di un suffisso finale per differenziare i figli maschi dalle femmine.

Alla fine quindi risulta che madre, padre e figlio di una stessa famiglia abbiano 3 cognomi diversi. Gli Australiani impazzirebbero!

E nel resto del mondo come ci si comporta con nomi e cognomi? Come vi trovereste se improvvisamente i vostri studenti in università iniziassero a chiamarvi con un diminutivo? Lo trovereste strano o riuscireste ad abituarvi facilmente?

1 commento
  1. Solare
    Solare dice:

    Cara V ?da quando sono in Australia ho quasi perso traccia del mio nome. Non viene mai capito, irrimediabilmente storpiato e quando faccio lo spelling viene pronunciato sempre con una lettera sbagliata nel mezzo che lo fa sembrare un nick name da porno star. Alla fine spesso per disperazione lascio il nome del mio compagno che è inglese ma ha un nome che vale per entrambi i sessi quindi io più che cambiare il cognome sto ancora cercando di gestire il nome e non è cosa da poco! La mia amica australiana a proposito di nick name, un giorno se n’è uscita con un nick name per me perché a quanto pare sembra proprio un’eresia chiamare qualcuno con il nome proprio, anche se questo è corto e facile. Il nick name che ha scelto per me proprio non mi andava e poi il mio nome è stato sempre accorciato in un certo modo e proprio non mi ci riconoscevo quindi alla fine le ho dovuto suggerire di usare il mio nick italiano se proprio non ce la faceva a usare il nome.Quindi in conclusione qui se non ti abbreviano o ti storpiano il nome a quanto pare non sei nessuno! Trovo che siano eccessivi e un po’ infantili in questa mania di voler familiarizzare a tutti i costi tagliando ogni minima traccia di formalità fosse anche quella di usare il proprio nome per intero.

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi