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Testimonianza inviataci da Maria Balsamo


La prima cosa che mi chiedevano tutti i Danesi che incontravo a Copenhagen era: “Perché hai scelto la Danimarca per trasferirti?”. Non sapevo rispondere a questa domanda.

Sono partita da Napoli in un pomeriggio assolato di luglio con una valigia non carica di speranze ma vuota e pronta a riempirsi di meraviglie. La Danimarca era per me il sogno di sempre, il posto delle favole: “Lì la natura ti avvolge e la gente è sempre cordiale”.

In Danimarca per diventare insegnante

Lo ammetto. Sono andata a Copenhagen perché avevo letto della possibilità di fare un tirocinio retribuito per diventare insegnante. In Italia sono docente ma non ho mai conseguito l’abilitazione all’insegnamento. E così, stanca di un sistema burocratico pieno di “forse”, mi sono licenziata da scuola la scorsa primavera ed ho organizzato in pochi mesi il mio primo trasferimento all’estero.

Per fortuna non ero da sola nella pianificazione di questa avventura, con me c’erano mio fratello e un amico. Sono andata subito al Ministero dell’Istruzione Danese per realizzare l’assestamento del mio titolo di studio. Assestamento che mi è arrivato con un responso positivo solo quando sono rientrata in Italia.

Nell’attesa di ricevere una risposta, ho fatto il giro di tutte le scuole private ed internazionali, invogliando i presidi ad istituire un corso di lingua italiana.

Ho dovuto constatare, infatti, che lo studio dell’Italia e della sua lingua non va per la maggiore in Scandinavia, anche se gli scandinavi venerano gli italiani. Li venerano al punto tale che quasi cercano di carpirne “l’energia solare”.

Nell’attesa di ricevere risposte in merito alla possibilità di lavorare come docente, sono scesa a patti con la Danimarca ed è stato quello il momento in cui la terra dei vichinghi mi ha mostrato tutto il suo potere.

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Copenhagen non ti è amica ma ti fa da allenatrice

In tre mesi ho svolto i lavori più umili e faticosi per pagarmi l’affitto e le spese varie. In questo momento storico la conoscenza della lingua danese è fondamentale per lavorare in Danimarca. Il lavoro scarseggia, soprattutto a Copenhagen.

Ho lavorato prima come housekeeper, poi come lavapiatti e infine come baby sitter.

Ogni giorno tornavo stanca ma sempre più forte nell’animo. Tutte le mattine andavo a salutare il lago vicino casa, a Husum nella periferia della capitale. Un giro in bici di un’ora attorno allo specchio d’acqua con il vento che mi tagliava la faccia. In poche settimane ho imparato a camminare sotto la pioggia con il mio raincoat colorato, a non stare mai ferma, a parlare con chiunque, a incrementare il mio inglese, a scoprire che il sogno che mi ero immaginata era in realtà una lezione di vita che avrebbe cambiato per sempre il mio modo di vedere le cose. Era il “mio militare”, la “leva quasi obbligatoria” che non volevo fare.

I danesi sono così e te lo dimostrano subito: disponibili a metà, pignoli e tremendamente onesti.

Forti e duri nello spirito, si aspettano sempre che tu dia il massimo. Che nulla sia in grado di spaventarti.

La loro terra ti affascina con paesaggi incantevoli. Sotto un cielo enorme e pieno di nuvole scure diventi più sfrontata. Scopri che puoi superare i tuoi limiti e che ci sono lati di te che nemmeno sapevi di avere.

Ed è così che diventi una danese. Ti abitui alle regole rigide e utili della società, all’ artefatta cortesia dei maschi corteggiatori e alla loro scarsa passionalità, vai in giro con la bici anche quando è cattivo tempo, mangi sano e fai la spesa ecologica e di domenica mattina parti per andare a perderti in una foresta senza sole alla ricerca dei funghi più freschi.

Usi una moneta diversa e decodifichi i segnali stradali scritti in una lingua che non ha nulla a che fare con il ceppo anglofono e quello latino. Bevi dell’ottima birra e impari (finalmente) a capirne la qualità.

In un pomeriggio vuoto prendi un treno qualsiasi per andare nell’aperta campagna danese, dove il verde della terra bacia l’azzurro del cielo. Ti siedi nel vagone della Stille Zone (la zona del silenzio) mentre gusti il tuo yogurt al rabarbaro e, dal finestrino, guardi le mucche e le pecore che pascolano libere. Aspetti un autobus che passa a prenderti in mezzo al nulla e che riconosce la fermata grazie ad un pallino giallo dipinto attorno alla terra rossa. Fai 50 chilometri con la bici pur di andare a vedere il mare aperto.

Insomma ti senti fuori dal mondo, fuori dall’Europa e non solo a Christiania. Dentro un viaggio spirituale tutto tuo.

Eppure sono tornata.

Per motivi burocratici e perché tutto quel silenzio e tutta quella pace erano diventati troppo per me.

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Ora sono di nuovo in Italia e progetto il mio nuovo futuro.

E nonostante tutto sogno la Danimarca quasi tutte le notti. Sogno il mare gelido, la mia bici, le corse nel vento, i tramonti abbaglianti e il sole che sorge alle tre di notte. La stella polare alta nel buio, la luna che illumina la notte.

Sogno il verde e il blu infinito di un paesaggio che mi ha rapito il cuore e la fantasia.

La Danimarca è sicuramente un posto da visitare, non saprei dire se è un posto dove emigrare.

Io so per certo che non vorrei vivere lì tutta la mia vita nonostante abbia la possibilità di inserirmi nel sistema scolastico di questo paese. Ma dipende sicuramente dal fatto che sono una vagabonda caotica.  

Tak, Danmark!

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4 commenti
  1. monica
    monica dice:

    Meravigliosa, Maria! 😍💙É vero, la Danimarca é un sogno dal quale non vorresti svegliarti mai, ma i sogni finiscono… 🇧🇻🇧🇻🇧🇻🇧🇻

    Rispondi
    • Maria
      Maria dice:

      Ciao. Non l’ho fatto. Mi sono solo informata al riguardo. Si chiama Pædagogikum ed e’ un tirocinio abilitante per insegnare in Danimarca. E’ in lingua danese e se non sbaglio puoi farlo all’Universita’ del Sud.

      Rispondi

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