Barcellona

Sono una viaggiatrice, una donna che si fa tante, a volte troppe domande e la cui curiosità è la sua linfa vitale. Ero insofferente nel mio Paese già da quando andavo all’asilo.  Sapere che esisteva tutto un mondo sconfinato e pieno di culture diverse dalle mie, mi faceva viaggiare con la fantasia già a 4 anni.

Mi imbambolavo davanti ad atlanti, mappamondi, leggevo di storie di esploratori, il mio sogno era fare l’archeologa  a 5 anni, il mio film preferito era Indiana Jones ed il mio unico desiderio era conoscere, esplorare.

Non sono nata in una famiglia altrettanto curiosa o aperta a far si che una figlia femmina volesse esplorare il mondo.  Volevo imparare le lingue, tutte le lingue del mondo per poter viaggiare il più lontano possibile. Ero affascinata dalle storie dell’isola di Pasqua, di Atlantide, del Triangolo delle Bermude,  degli antichi greci ed egizi, degli esploratori che navigavano anni ed anni per approdare in terre sconosciute. Ho iniziato a viaggiare appena finita l’università. A quel punto della mia vita, associai il viaggio all’idea di poter fare qualcosa per migliorare questo mondo che mi risultava troppo ingiusto.

E così ho iniziato a lavorare in giro per il mondo con le Nazioni Unite per i diritti delle donne, e poi con ONGs e mi sono specializzata in questioni di genere. Grazie a ciò ho potuto immergermi pienamente nella vita di persone con delle storie molto difficili e, allo stesso tempo, mozzafiato; storie che mi hanno cambiato, e quando ho notato questo mio sviluppo personale, non ho potuto più smettere, ed ho iniziato il viaggio più bello che abbia mai intrapreso: quello della scoperta di me stessa.

Ho viaggiato e vissuto in moltissimi Paesi e città, fino a scegliere e ad approdare a Barcellona per stabilirmi ed avere una base con le caratteristiche che io volevo. Non mi sono spostata per seguire nessun uomo, e nessun lavoro. Sono venuta qui senza niente, sola, e adesso sono due anni che vivo in questa città.

Una città che mi ha disorientato, che mi ha accolto con freddezza e distanza, che mi ha mostrato i suoi lati più spigolosi, individualisti, anaffettivi e superficiali, un luogo cosi diverso da tutti quelli in cui ero stata precedentemente, ma che, col tempo, non ha fatto altro che farmi maturare a velocità rapidissima. Ed ora adoro questa città , i suoi lati oscuri e i suoi lati splendenti,  e soprattutto le meravigliose persone che ho incontrato in questo favoloso cammino.

Gli articoli scritti da Michela

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Barcellona, capitale europea della riproduzione assistita

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