Quando, ventidue anni fa, sono partita per l’Erasmus, avevo la salda convinzione che il detto “moglie (nel mio caso marito) e buoi dei paesi tuoi” fosse un ottimo principio. E non pensate che stia usando un modo di dire. Ci credevo fermamente.

I miei genitori, nonostante si siano amati fino all’ultimo respiro di mio padre, sono stati il chiaro esempio di quanto possa essere difficile la vita matrimoniale, per i coniugi e per i figli.

Quindi, io sono cresciuta pensando che se già fosse complicato quando le tradizioni ed abitudini sono le stesse, la cosa migliore per sperare di avere un matrimonio felice era di partire almeno dalla stessa nazionalità.

Ma gli indiani, sono poi così diversi da noi?

Quando il mio fidanzato mi ha chiesto di sposarlo, pensavo di essere pronta a tutto.

Lui era il primo figlio maschio e quindi quello che, in teoria, si sarebbe dovuto occupare dei genitori. La tradizione voleva che il maschio non se ne andasse dalla casa dei genitori, ma che andasse a vivere da loro con la sua nuova famiglia. Io avevo già detto che ero pronta ad avere i genitori in casa nostra, quando avessero deciso che non volevano più vivere da soli. Non ero però disposta ad andare a vivere da loro. In Italia non si vive nella stessa casa, ma molto spesso nella stessa città o paese, e spesso i genitori anziani vanno a vivere dai figli.

Il fatto è che, per quanto riguarda la famiglia, gli indiani ci assomigliano in modo spaventoso!

Mio marito dice sempre che pensava di sposare una “straniera” ma invece si sbagliava. Sia io che lui amiamo le nostre famiglie, parenti compresi, ma abbiamo sempre desiderato distanziarcene un poco. Io andavo a pranzo dai miei nonni tutti i giorni ed il sabato praticamente vivevamo lì. Le vacanze erano quasi sempre con parenti vari, avevamo solo la sera per noi come nucleo familiare separato. Ho sempre amato i miei parenti, ed i miei cugini sono come fratelli, ma ho sempre sentito il soffocamento di questa scelta di vita. La vita di mio marito non è stata molto diversa. Si viveva così in simbiosi che quasi non si riconoscevano più i confini dei diversi nuclei familiari.

Per quanto riguarda le professioni, invece divergiamo.

Al tempo di mio marito, ed anche adesso pure se in maniera minore, c’erano solo quattro professioni aperte ai rampolli indiani di buona famiglia: medico, commercialista, ingegnere ed avvocato.

Medicina era la laurea più ambita, quella per i figli più intelligenti.

Essere medico significava poter salvare vite e quindi questa viene considerata una professione nobile. Se il figlio era abbastanza intelligente, ma non aveva molta voglia di studiare, allora si poteva anche accettare che facesse il commercialista o l’ingegnere. Se proprio ci si trovava tra le mani uno sfaticato, allora non rimaneva che la laurea in Legge. Tanto gli indiani sanno parlare bene e sono molto drammatici… e questo non è uno scherzo tanto per farvi sorridere.

Questa è la vera classificazione. Infatti in casa di mio marito i tre figli sono: medico, ingegnere, commercialista. Indiani veraci.

Gli indiani sono per la maggior parte di religione induista.

La religione è connessa fortemente alla loro vita, alle loro feste ed anche al modo di rapportarsi alla società, per via del sistema delle caste.

Ci sono diverse caste e, a seconda di quella di appartenenza, puoi stipulare matrimoni con altre persone della tua stessa casta.

La casta più alta è quella dei Bramini e la più bassa quella dei parea, che fanno i lavori più umili e che non possono neanche toccare gli appartenenti alle altre caste.

La famiglia di mio marito è cristiana da generazioni. Si sono convertiti quando vivevano ancora in India.

Di solito si convertono maggiormente i parea perché, così facendo, possono uscire dal sistema delle caste. Infatti, per la religione cristiana, siamo tutti uguali.

La famiglia di mio marito (sia da parte di madre che di padre) faceva parte di una delle caste più alte e, una volta che si sono convertiti, hanno rinunciato al loro cognome perché il cognome indica la casta. Come diceva mio suocero, se siamo tutti uguali non dobbiamo vantarci della nostra casta. Questo, per loro, ha però voluto dire perdere parte della loro cultura.

Una cosa in cui divergiamo sono sicuramente i matrimoni.

Quello meno elaborato dura almeno tre giorni! Ci sono più o meno tre tipi di matrimonio: quello d’amore, raro in India, ma accettabile in Malesia; quello combinato dove i genitori si mettono d’accordo ed agli sposi non è data scelta; e quello combinato dove l’ultima parola viene lasciata a figli/figlie. Il matrimonio dei genitori di mio marito è stato d’amore. Il matrimonio della sorella di mio marito è stato d’amore anche perché ha sposato un irlandese del nord. Il nostro matrimonio è stato d’amore: figurati se una madre indiana combinerebbe un matrimonio con una donna che non è indiana!

Il fratello più giovane di mio marito non si è ancora sposato. Mia suocera cerca di proporgli ragazze da marito, ma lui non vuole neanche vederne la fotografia perché è contrario ai matrimoni combinati. Mia suocera si dispera.

Un figlio non sposato è inaccettabile e le proposte le arrivano anche senza che lei cerchi. Mio cognato è alto, ben proporzionato, con il colore della pelle molto chiaro (cosa molto importante per gli indiani) e, più di ogni altra cosa, è medico!

Esistono dei siti web appositi dove puoi trovare la sposa o lo sposo ideale. Le variabili sono: casta, colore della pelle, titolo di laurea, età, peso, lavoro, proprietà e altri parametri. Il fattore più importante resta la casta, poi vengono il lavoro ed il tipo di laurea. E non è da sottovalutare il colore della pelle. Gli indiani odiano la pelle scura, quindi più sei chiaro più sei desiderato. Pensate che mia suocera ha detto al figlio, di fronte a me, che è fortunato che a me non importa che la sua pelle sia scura… Io sono restata letteralmente basita di fronte ad una simile dichiarazione.

Inoltre, a mio suocero piaceva la cucina della moglie (che è davvero una maga tra i fornelli!) e voleva che fosse lei a cucinare, ma andava a fare la spesa con lei e poi le puliva carne, pesce o crostacei e verdure e tagliava tutto secondo le istruzioni della moglie. Lei doveva solo cucinare. Mio marito, con l’esempio di questo padre, mi ha sempre aiutato in casa e non esiste un qualcosa che sia solo compito mio. Amiamo entrambi cucinare e quindi anche lì ci dividiamo i compiti (se uno cucina l’altro lava i piatti). Questo non vuol dire ovviamente che tutti i mariti indiani siano così!

Dopo ventidue anni insieme avrei ancora tante cose da raccontare, ma mi fermo qui.

Se volete, fatemi pure delle domande; solo, tenete a mente che mio marito è sì di razza indiana, ma è nato e cresciuto in Malesia e, da quello che mi hanno detto, gli indiani dell’India sono meno aperti.

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4 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Molto interessante questo tuo racconto. Devo dirti che io sono stata a lungo single prima di incontrare il mio compagno e con le mie amiche scherzavo dicendo che se fossimo nate in India dove esistono i matrimoni combinati avremmo senz’altro avuto vita più facile a trovare un marito visto come si comportano certi uomini italiani. Io scherzavo naturalmente ma anche un po’ no perché in realtà il fatto di avere una famiglia cosi grande e un po’ invadente come quelle indiane mi ha sempre stuzzicato anche se poi abituata ad essere libera e indipendente non avrei saputo mai gestirla.

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    • Stefania Hong Kong
      Stefania Hong Kong dice:

      Non so se sarei stata capace di avere che fare con una grande famiglia, di qualsiasi nazionalita`, se mio marito non l’avesse pensata come me. Venivamo entrambi da grandi famiglie ed entrambi volevamo essere piu` liberi. Conta che penso che non tutti gli uomini indiani siano come mio suocero e di conseguenza come i suoi figli. Pensa che io speravo di evitare una famiglia stile italiano e mio marito sperava di non trovarsi in una famiglia stile indiano e, come dice lui, ci siamo trovati fregati dallo “straniero”….

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  2. Laura M Walker
    Laura M Walker dice:

    Molto interessante il tuo post. Hai grandi capacita’ di sintesi oltre che profondita’ di riflessione perche’ in poche righe sei riuscita a riassumere brillantemente come funziona un matrimonio misto in India, quando spesso una vita intera non basta per raccapezzarsi e tirare le fila… (almeno a me che sono sposata con un inglese e vivo in UK). Complimenti, si vede dalla foto che sei solare. Un abbraccio,lx

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