st-georges

Il St. George’s Hospital di Londra e la chiamata per Harley Street: prime tappe del mio percorso professionale in UK.

L’avventura non è partita nel migliore dei modi: il reparto di cardiologia non era assolutamente ciò che mi aspettavo.

Caotico, faticoso e disorganizzato, ho fatto un mese e mezzo di accompagnamento dopodiché sono partita da sola e son cominciati i turni di 13 ore, talvolta senza pause. Per fortuna è stato così solo all’inizio, poi ho imparato a gestirmi le mansioni e i tempi. Ci vuole un po’ per ambientarsi perché è tutto molto diverso dall’Italia. Credevo di essere ferrata con l’inglese, ma una volta messa faccia a faccia con personale da ogni parte del mondo ho iniziato a fare una serie memorabile di brutte figure che per fortuna non fanno curriculum! Inoltre qui, prima di poter fare prelievi, misurare la glicemia, somministrare farmaci ecc. devi fare dei corsi e passare dei test scritti. Per i primi mesi sostanzialmente potevo solo pulire, prendere i parametri vitali e correre in giro per il reparto a supplicare i colleghi già formati di fare per me ciò che non potevo. Ammetto che pensavo ogni giorno di tornare a casa. Ho tenuto duro solo grazie a tutte le persone della mia vita che mi supportavano dall’Italia e grazie alla presenza in loco di Elena, un’altra infermiera italiana super in gamba che e’ diventata la mia amica più stretta a Londra.

Tuttavia dopo pochi mesi, stufa di quel posto, ho fatto richiesta per il reparto endoscopico dello stesso ospedale.

Ho fatto un colloquio con la manager del reparto e in un paio di mesi mi sono spostata. Lì è stata tutta un’altra storia! Bell’ambiente, clima rilassato, niente più weekend e notti, anche se i sabati erano facoltativi e retribuiti più che bene.

Ero contenta e non pensavo che avrei mai mollato quel posto, ma un giorno… 

Ricevo una telefonata di un’agenzia che aveva notato il mio profilo Linkedin (mi arrivano offerte di lavoro quotidianamente, quindi è importante curare il proprio profilo) e una ragazza mi parla brevemente di questa nuova clinica privata in centro a Londra. Non avevo coraggio di dire a chiare lettere che non ero interessata perciò ho acconsentito quando la ragazza al telefono mi ha chiesto se desiderassi avere ulteriori informazioni via mail. Una volta ricevuti i dettagli iniziai ad incuriosirmi davvero, soprattutto perché ero tentata dall’idea di spostarmi verso il centro. Alla fine ho risposto alla mail, ho fatto un colloquio telefonico e due faccia a faccia in sede. La prima volta pensai di essere andata nel posto sbagliato perché sembrava un hotel con tanto di receptionist in smoking. Il colloquio mi sorprese ancora di più soprattutto per come mi venne presentato il posto. Harley Street è famosa a livello internazionale per ospitare decine di cliniche e studi medici privati di eccellenza e non facevano altro che premere sul fatto che loro sono molto selettivi sulla scelta del personale e io continuavo a chiedermi ‘E io qua che ci faccio? Davvero stanno ancora parlando con me?!’. Non solo mi stavano parlando ma mi hanno anche assunta come infermiera di sala operatoria!

Così, dopo aver dato le dimissioni dell’endoscopia con cuore in mano, ho trovato un appartamento condiviso con un altro italiano a Baker Street, a 10 minuti a piedi da lavoro. Il primo giorno di lavoro non sapevo cosa aspettarmi e in effetti non ho trovato nulla al mio arrivo! La sale operatorie erano ancora in costruzione e i lavori erano appena cominciati. Mi sono ritrovata in un piccolo team di 6 persone, tutti neoassunti per l’occasione. Io ero e sono tuttora la più giovane, l’unica non madrelingua e quella con solo un anno di esperienza alle spalle. Quello che è successo negli ultimi due mesi ha dell’incredibile. Mi son ritrovata a scrivere checklist, policy, documenti ufficiali, ordinare materiale e tante altre cose da band 7 e 8 (e io sono ero una semplice band 5 nel settore pubblico). Pochi giorni fa abbiamo lavorato in via straordinaria durante il weekend e in due giorni abbiamo letteralmente costruito due sale operatorie, un reparto e una sala per il post operatorio. L’ispettore ha dichiarato il luogo idoneo e pronto per essere operativo ed è rimasto impressionato dal nostro lavoro. In questa clinica si fa day surgery, quindi niente notti né weekend. Eseguiremo delle procedure delicate, alcune finalizzate alla rimozione di tumori, con tecniche innovative e siamo già stati menzionati in diversi articoli di blog importanti, soprattutto grazie ai medici che lavorano qua e han già una certa nomea. Sapere di aver partecipato ed essere stata una parte importante nel processo di costruzione di questo posto è assolutamente eccitante e mi riempie di orgoglio.

Il nostro ‘grande capo’ è una persona molto piacevole, ci fa sentire tutti importanti ed è come una grande famiglia. Organizzano bevute, cene e serate di svago perché vogliono che tutti si conoscano bene anche al di fuori dell’orario di lavoro.

Inoltre, dopo aver espresso la mia preferenza per lavorare 4 giorni a settimana e averne uno libero, mi han detto che si organizzeranno per accontentarmi al più presto.

Sinceramente non so che ne sarà del mio futuro, ammetto che una delle cose che mi rende felice di questa esperienza è che a livello di CV pesa molto e forse un giorno mi tornerà utile in Italia.

Il mio cuore e’ in Friuli e un giorno tornerò da lui, questa e l’unica certezza che ho.


4 commenti
  1. Flavia
    Flavia dice:

    Invece io non tornero’, Nicola, per nulla al mondo. Am ch’io lavoro per la più grande catena di ospedali privati inglesi, e ho trovato ambiente e dimensione umana a misura per me. Questo non è facile, perché dopo quasi 28 anni di lavoro, ed una specializzazione qui molto ambita e richiesta, anestesia e rianimazione, sinceramente pensavo molto difficile potermi ambientare a più di 50 anni di età. Invece non è stato così. Per loro io sono esperienza e capacità anche se con un inglese affatto brillante. In Italia ero solo un peso, qui ho ricominciato a vivere professionalmente. Auguri per la tua carriera. P.s. Friuli è bellissimo. Per le vacanze ancora di più. Flavia.

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi