Eccomi a guidare nel traffico dell’ora di punta per venire a trovarti. Ho appena lasciato i figli a scuola e sono libera .

Ti ricordi i bei tempi passati, quelli pre-figli, pre-mariti e con un lavoro full time?

Eravamo sempre insieme, andavamo nei nostri break a passeggiare io e te, a mangiare uno snack o al ristorante e dopo lavoro un aperitivo insieme, o la palestra, o un teatro. Bella vita spensierata.

Quanto tempo è passato? Sembra un’eternità.

Ci siamo conosciute qui a Londra, entrambe alla nostra prima esperienza lavorativa in terra straniera, felici di ‘’tentare la fortuna’’ e abbiamo fatto amicizia, una di quelle amicizie fatte da grandi che però rimangono nel tempo e che si solidificano.

Ti ricordi di quante cose parlavamo?

Dei nostri progetti, e che risate quando ci rendevamo conto di avere sbagliato e fatto una cattiva figura, o la complicità delle prime esperienze ‘’amorose’’ dei locali…

Nel frattempo, guido, attraverso un bellissimo bosco fatto di alberi alti, altissimi, e con un colore verde intenso, nell’aria c’è un profumo di fresco e terra umida.

Ed eccomi da te.

La giornata è fredda ma il cielo è limpido e azzurro, con solo qualche nuvola. Mi fa pensare ai nostri discorsi sulle vacanze, che facevamo sempre. Volevi andare in posti dove c’è sempre il sole, mi dicevi che qui è grigio.

cielo-blu-sole

Dai, sei pronta? andiamo che si fa tardi.

Tu sali e via, verso l’ospedale dove oggi farai il tuo ultimo giro di chemioterapia, l’ultimo, finalmente, e poi basta. Dobbiamo pensare positivo e ricordare i bei tempi e immaginare i futuri, sì perché tu guarirai, amica mia.

Oggi però sei nervosa, particolarmente agitata, ti guardo e sorrido e, per scacciare la tua paura – che è anche la mia – inizio a parlare. Divento logorroica, come dici tu. Parlo parlo per dimenticare il mio dolore nel vederti malata e spaventata, parlo per distrarti, faccio la pagliaccia e cerco di farti ridere.

Ti ricordi le risate che ci facevamo con  i colleghi ogni volta che  il  manager che puzzava di brutto si avvicinava a uno di noi?

O quando quella collega un po’ “tardona” si vestiva da 20enne con la pancia di fuori? E tu la imitavi così bene? Ridiamo, ridiamo, e ci facciamo forza.

Eccoci arrivate in questo ospedale che ormai conosciamo bene e che ci ha visto per un po’. Tutti sono gentili e sorridenti, salutiamo e con qualche infermiera scatta l’abbraccio e il bacio, si complimentano con te mia cara, sei bella e solare, il foulard che porti in testa ti dona molto, ti fa regale.

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Bella la mia amica… ti guardo e sei meno tesa e io più felice.

Abbiamo  vissuto la tua malattia  insieme, tu con coraggio e determinazione, anche se le paure, i dubbi, le incertezze c’erano tutte. Stare male in un paese diverso da quello in cui sei nata, le incognite che una brutta malattia porta, sono tante . Prima tra tutte: la paura di una malattia che stravolgerà la tua vita quotidiana per un po’, senza la presenza fisica e affettuosa della tua famiglia di origine, senza il loro aiuto e conforto, senza il loro supporto .

Poi la diffidenza verso un sistema sanitario, che qui in UK è molto diverso da quello italiano, a volte controverso. La tua costante domanda Ma in Italia faranno meglio? e il desiderio però di non lasciare figli e marito qui , per andare lontano a curarsi.

Quante volte hai pianto e ti sei disperata per i tuoi dubbi e le tue paure, e io con te, ma la forza della nostra amicizia ha superato anche questi momenti.

Ti ricordi che risate ci siamo fatte quando, la prima volta che hai fatto il tuo trattamento, l’infermiera era scozzese e parlava velocissima e noi non capivano nulla?

Tu le dicevi sempre sì e poi guardavi me, sperando che avessi capito almeno io.

O quando abbiamo parlato con un medico giovane giovane e il tuo commento è stato Questo era il figlio piccolo del medico, che lo ha mandato, per  dire che lui, quello vero, arriva tra poco, e qui a ridere forte anche della malattia, di questa brutta bestia che andrà via.

E io sempre con te, perché l’affetto delle amiche, qui, in terra straniera, è importante, perché la lontananza da casa, la solitudine dalla famiglia e dai parenti ti fa instaurare un rapporto più intenso con gli amici: si è tutti nella stessa barca e ci si aiuta, si instaurano rapporti più intensi.

Io poi sono fortunata ad avere trovato te, forte risoluta e rompina. Sei quella che mi serve per non cadere nel mio pessimismo cosmico.

L’incognita e la paura di affrontare un percorso di cure intenso e faticoso ti dava l’ansia ma dicevi che eri contenta che accanto avevi me, e le tue amiche.

Amiche sincere e che hanno aiutato te e la tua famiglia, con i figli, le cene calde, lo school run e l’affetto e l’incoraggiamento alla tua famiglia qui .

Finalmente con oggi abbiamo finito questi viaggi in ospedale.

Abbiamo già in programma un  altro viaggio insieme, un weekend io e te alla Spa, quella che ha la piscina sotto le stelle, per festeggiare la tua guarigione.

Non vedo l’ora. Magari lì io tacerò, prometto! E tu mi parlerai di tutto quello che vuoi, libera da pensieri tristi, e riprogrammeremo di nuovo le nostre uscite serali…

…non vedo l’ora.

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12 commenti
  1. SusIndia
    SusIndia dice:

    Ciao, che bell’articolo. Ammetto che l’ho letto con il magone, avevo timore di arrivare alla fine e leggere un finale triste. Sono proprio felice per la tua amica a cui faccio tanti auguri e un cheers alla vostra amicizia.

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  2. Anna Muscetta
    Anna Muscetta dice:

    Bellissime parole e bella storia di amicizia tra donne!
    Un grande abbraccio ad entrambe, con la speranza di potere presto leggere un altro capitolo, possibilmente con una happy end!

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  3. Annalisa
    Annalisa dice:

    Veramente toccante. Hai descritto con delicatezza una storia importante e triste. L’angoscia che tuttti noi expat proviamo al pensiero di dover far fronte a malattie importanti; la paura di essere soli; il bisogno di amicizia che ci lega in mido indissolubile agli altri con una velocità ed intensità che mai avremmo pensato possibile in patria.
    Ricominciate a progettare insieme cene, viaggi e vacanze e buon week-end spa

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    • Barbara A. Londra
      Barbara A. Londra dice:

      Grazie per le tue parole Annalisa, e abbiamo gia’ in programma di andare a cinema insieme, spero solo di non addormentarmi durante il film e russare… casomai lei mi sveglia.

      Rispondi

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