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Photo Credits: Matt Cannon on Unsplash

Sono su un bus a Ginevra. Andrò a bere un caffè nel mio bar preferito, non lontano dalla stazione a pochi passi dalla piscina.

Due persone discutono, sedute di fronte a me. Parlano del più e del meno. Discutono di lavoro. Lei lavora alla posta, lui conosce qualcuno che lavorava alla posta e che si è fatto licenziare. Lei conferma che molti dei suoi colleghi sono stati licenziati.

– È colpa delle macchine… però conosco una famiglia di italiani, lavorano entrambi. Prima è venuto lui, poi lei e i figli. Hanno una casa grande, enorme. Come fanno questi stranieri? Arrivano qui e trovano subito lavoro! Ci rubano il lavoro.

Secondo il vocabolario Treccani, la xenofobia è un sentimento di avversione generica e indiscriminata per gli stranieri e per ciò che è straniero, che si manifesta in atteggiamenti e azioni di insofferenza e ostilità verso le usanze, la cultura e gli abitanti stessi di altri paesi.

Aggiungo io: la xenofobia è la paura dell’altro, il voler cercare a tutti costi un colpevole facile, causa delle nostre sciagure. Mentre i potenti, quelli colpevoli per davvero, rimangono inattaccabili.

Quante volte in Italia abbiamo sentito lo stesso ragionamento?

Magari in qualche stupido talk show, magari a casa di amici, magari lo abbiamo pensato anche noi…perché ci sono mestieri che più nessuno vuol fare, allora ecco gli “stranieri” pronti a fregarci il lavoro.

Ma quando quei famosi “stranieri” siamo noi, ci si sente come delle nullità (per usare un eufemismo) sentendo certi discorsi.

Abbiamo davvero rubato qualcosa a qualcuno?

Siamo emigrati in un paese che non è il nostro, dove si parlano lingue molto diverse dalla nostra, dove ci sono culture diversissime dalla nostra. Chi più, chi meno, abbiamo tutti sacrificato qualcosa per essere dove siamo. Paghiamo le tasse, lavoriamo, e facciamo di tutto per mimetizzarci con la società che ci accoglie.

In un mondo che ruota attorno al Dio Denaro, non c’è molto posto per l’inclusione dell’altro.

Basti guardare a quello che ogni giorno si sente in tv: quanti morti ancora in mare?

Quando studiavo a Siena avevo un’amica albanese.

Non l’ho mai considerata una “straniera”. Parlava italiano meglio di me, studiava in università, lavorava, cucinava benissimo, conosceva la musica italiana. Una volta mi disse che si sentiva umiliata quando doveva andare al commissariato di polizia per deporre le impronte digitali.

Non ho mai ben capito quel suo sentimento di umiliazione fino al giorno in cui qualcuno non mi prese al lavoro perché non ero svizzera, fino al giorno in cui i miei amici svizzeri si stupirono del fatto che non potessi votare, fino al giorno in cui dovetti aspettare 3 ore per rinnovare il mio permesso di soggiorno.

Amici espatriati, siamo noi a dover portare avanti la rivoluzione.

Siamo noi, dal destino più fortunato, che dovremmo davvero svegliare le coscienze e invitare gli autoctoni a una nuova percezione dello “straniero”.

Ai meno fortunati, a coloro che hanno perso un familiare in mare, tutte le mie scuse per il nostro menefreghismo, per la nostra scarsa voglia di impegnarci nel cambiare le cose.

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Photo Credits: Matt Cannon on Unsplash

9 commenti
  1. Daniela
    Daniela dice:

    Ciao Marilù, io sono nata a Zurigo, il mio papà era emigrato da Napoli per trovare lavoro, agli inizi degli anni ’60 e mi raccontava dei cartelli:”Non si affitta agli italiani”.
    A distanza di più di 50 anni vedo che le cose non sono cambiate poi tanto.
    Nel 2011 da Napoli mi sono trasferita a La Spezia ITALIA!, e mi è capitato di essere chiamata terrona, con un mezzo sorriso ma che assomigliava più a un ghigno…il diverso continua a far temere chissà cosa, a qualunque latitudine… sono d’accordo con te che sta a noi, dentro o fuori dal tuo paese d’origine, a cambiare le cose.
    In fondo siamo soltanto esseri umani….

    Rispondi
      • Daniela
        Daniela dice:

        Poteva accadere in qualunque parte del mondo, anche nella mia Napoli con parole diverse… grazie per il pensiero Isabella ?

        Rispondi
    • Marilu
      Marilu dice:

      Ciao Daniela, grazie per il tuo commento. Sono assolutamente d’accordo con te ! Eh si…pure io sono stata trattata da TERRONA 🙁 essendo siciliana prima emigrata a Siena e poi in Svizzera.

      Rispondi
  2. Katia
    Katia dice:

    Ciao Marilù,

    Articolo coraggioso. E si, in Svizzera esiste questa xenofobia e quando non la cogli in evidente sfoggio di sé, la puoi avvertire in una distanza discreta che le persone mantengono, in un modo o in un altro.

    Grazie della tua testimonianza.

    Rispondi
    • Marilu
      Marilu dice:

      Ciao Katia, grazie per il “coraggiosa”. Ho sentito il bisogno di esprimere un piccolo disagio. Per fortuna non sempre presente !

      Rispondi
  3. Tatiana
    Tatiana dice:

    Io sono stata fuori dall’ Italia per diciotto anni dei miei 45.Ho vissuto proprio a Ginevra all’ inizio degli anni 90,poi in Germania e poi Norvegia.Ovunque ,senza esclusione ho trovato la stessa situazione,si parla di stranieri,di integrazione ,di quei lavori che noi non facciamo piu’..Ho l’ impressione che a meno tu non sia una persona che lavora in una multinazionale con tanti altri stranieri,dove non hai neanche il bisogno di imparare la lingua locale,sentirai la stessa sensazione.Farai sempre fatica a metterti al passo,avrai sempre la necessita’ di dire : vedi? Sono bravo,lavoro,pago le tasse,vado a scuola.E’ faticoso ogni santo giorno.Ci sara’ sempre qualcuno che ti vede diverso.Mia madre ha vissuto 40 in Italia e il suo libro preferito si chiamava “Straniera ovunque”

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    • Marilu
      Marilu dice:

      Ciao Tatiana, grazie per avermi raccontato la tua esperienza. Mi incoraggia. Andrò sicuramente a curiosare il libro 🙂

      Rispondi
  4. Valentina
    Valentina dice:

    Mi è piaciuto, brava Marilù. Chi espatria si trova spesso a vivere situazione simili e percepisco il malessere di sentirsi straniera. La cosa più grave che mi sembra di esserlo diventata anche in Italia.

    Rispondi

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