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Come superare la solitudine del migrante

Trovarsi in un Paese diverso da quello in cui ci sono famiglia ed amici storici, magari con una lingua che non maneggiamo bene, può portare ad una profonda solitudine. Per fortuna ai nostri giorni ci sono utili mezzi per sentirci meno soli, nel caso non ci siano compagni di vita a tempo pieno a riempire le nostre giornate.

Il primo posto in cui si possono fare delle conoscenze è l’ambiente lavorativo. Non solo con gli altri stranieri, magari originari del nostro paese, ma soprattutto con i locali che altrimenti difficilmente conosceremmo. Talvolta nascono delle belle amicizie, con frequentazione anche al di fuori degli orari di lavoro, come accadutomi in Austria. Talvolta, invece, nonostante i tentativi, non funziona, come in Belgio, ove fatico a legare con i colleghi, un po’ perché molti vengono da fuori città, un po’ perché la stragrande maggioranza ha mogli/fidanzate o mariti che li attendono a casa ed un po’ perché gli altri espatriati e single hanno giri e gusti diametralmente opposti ai miei e non si riesce a trovare un interesse comune.

Italiansonline a Bxl

Parco a Bxl, luogo di un evento Italiansonline a Bxl.

Una seconda possibilità è offerta dalla rete di connazionali. Devo ancora trovare un posto dove non ci sia almeno un altro italiano! Gli Italiani hanno un istinto incredibile nel riconoscersi tra di loro e nel socializzare nel giro di cinque minuti. Come recentemente accaduto sul treno a Tokyo, scoprendo di avere la stessa destinazione dell’altra ragazza italiana. In Belgio ci sono così tanti Italiani che ci si può permettere il lusso di scegliere le frequentazioni in base al dialetto! Il mezzo migliore per entrare in contatto con i nostri compaesani è internet: non solo i vari gruppi Facebook di “Italiani a…”, ove si trovano sia persone gentili che aiutano i nuovi arrivati con consigli e suggerimenti, sia frustrati seminatori di polemiche, ma anche la rete di “italiansonline”, ormai in via d’estinzione e soppiantata da Facebook, ed i vari siti di aggregazione appositi, di cui Donne che emigrano all’estero può essere un esempio a livello globale.

Volendo evitare i connazionali ed aprirsi ad una comunità più ampia ci sono Internations e MeetUp. In questi gruppi la lingua comune è sempre l’inglese e si possono conoscere altre persone in base alle passioni comuni, dall’opera alla degustazione di vini, dalla programmazione in java all’allenamento per la maratona annuale. Non si conoscono solo altri migranti, ma spesso s’incontrano anche locali, che sono contenti di allargare i propri orizzonti culturali, di fare pratica d’inglese e di mostrare il proprio Paese ai nuovi arrivati. Con MeetUp ho potuto trovare compagnia per assistere a concerti e rappresentazioni teatrali, facendo nuove conoscenze da tutto il mondo e trovando pure un’amica.

Per quelli come me che frequentano regolarmente una chiesa, le comunità di fedeli rappresentano un’altra sorgente di conoscenze. Nel mio caso, ho trovato accoglienza inizialmente nella chiesa di lingua italiana e poi nella comunità di lingua tedesca (per motivi musicali ma benvenuta nonostante non sia nemmeno madrelingua). In alternativa, frequentare la parrocchia locale più vicina è un ottimo modo per integrarsi nel territorio, per imparare meglio la lingua locale e per entrare in una rete di persone che possono offrire un aiuto impagabile in caso di bisogno. Per chi è allergico ai luoghi di culto, di qualsiasi tipo, un’esperienza simile si può fare in gruppi sportivi (per esempio entrando nella squadra di calcio di quartiere), attività culturali (come cantare in un coro o partecipando ad un corso di teatro) e soprattutto frequentando i corsi di lingue, ove s’incontrano altri stranieri con i quali l’unica lingua per comunicare è quella che si cerca d’imparare/migliorare.

In conclusione, la nostalgia per gli amici storici e la timidezza non sono più scuse sufficienti per deprimersi nella solitudine di un paese ospite. Ci sono molti altri nostri simili che non vedono l’ora di conoscerci e noi, oltre alla compagnia, guadagniamo un arricchimento culturale che il nostro paesino d’origine non potrebbe mai offrire.

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