bilinguismoCare lettrici, cari lettori,

potrei raccontarvi che questa rubrica sul bilinguismo nasce dai miei studi approfonditi nel settore, dalla mia formazione di linguista e la mia esperienza in ambiente lavorativo multilingue e multiculturale all’estero. Potrei dirvi che sono madre di due bambini bilingui e che mi sono confrontata con tantissime situazioni di educazione bilingue e biculturale, vivendo da molti anni in Lussemburgo dove ho fondato una scuola di italiano per bambini bilingui. E non mentirei, ma c’è molto di più.

L’esigenza di questa rubrica è quella di far fronte alle tante informazioni superficiali o ai tanti miti e pregiudizi che circondano il bilinguismo. Trovandomi spesso di fronte a genitori spaventati, incerti, dubbiosi o anche ad aspettative esagerate rispetto al bilinguismo, penso sia importante divulgare informazioni equilibrate, fondate su esiti di ricerche scientifiche e su esperienze dirette. I casi riportati sono tutti basati su situazioni reali o probabili,  descritti con intento esemplificativo e senza formulare alcun giudizio. Nessuno è tenuto ad intraprendere la strada del bilinguismo, si tratta di una possibilità che oggi, in una società sempre più mobile, globale e mista, rappresenta un fenomeno molto diffuso. Tuttavia per chi emigra all’estero il bilinguismo diventa una condizione inevitabile che pone non pochi interrogativi.

Si stima che più di metà della popolazione sia bilingue, considerando anche tutti coloro che usano regolarmente lingua standard e dialetto. E’ molto difficile fare una stima esatta poiché spesso neanche i censimenti contengono domande riguardo alle lingue usate. Resta comunque importante sapere che si tratta di una notevole parte della popolazione, quindi non di un fenomeno raro come spesso si è portati a pensare.

Inoltre, quando si parla di bilinguismo si pensa sempre a persone che parlano due lingue dalla nascita e se ne deduce che le padroneggino perfettamente, come fossero la somma di due monolingui. Vedremo in seguito che dal punto di vista della ricerca linguistica il bilingue non conosce perfettamente le sue lingue, anzi ne ha una conoscenza parziale dovuta alla propria esperienza con ciascuna delle sue lingue. Va anche ricordato che la lingua non è qualcosa di immobile, ma il suo livello può variare nel tempo in base all’esposizione alla stessa, al suo utilizzo, all’esperienza. Le lingue possono anche essere dimenticate se non si praticano, persino la lingua madre può affievolirsi notevolmente.

Infine, quando si parla di bi-linguismo non si intende solo ed esclusivamente chi parla due lingue, ma più in generale la condizione di chi vive con due o più lingue. Quello di cui parleremo è quindi solitamente applicabile anche a situazioni di plurilinguismo, con le dovute precauzioni che cercherò di illustrare strada facendo.


Libro “Guanti bianchi”: racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima, di Giovanna Pandolfelli. 

Giovanna Pandolfelli, nata a Roma, ma residente a Lussemburgo, PhD researcher presso l’Università di Lussemburgo, giornalista e madre di due bellissimi bambini bilingui, svela da subito la sua internazionalità. L’autrice, con i suoi quindici racconti raccolti in questo volume, narra come i suoni siano in grado di formare un metodo di comunicazione e trasformarsi in una lingua, come spiega nel racconto “Guanti bianchi” che affronta il tema del sordomutismo

(Recensione di Maggie Van Der Toorn su Retedisapere)


Gli articoli di Giovanna sul bilinguismo

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