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Tra italiani all’estero

Forse l’ho già detto, ma nel centro di cultura italiana dove insegno sono la piccola del gruppo. Quella che da meno tempo ha lasciato casa. Cosa significa avere colleghi italiani quando si vive fuori?

Di principio, ci si è subito più simpatici. Puoi essere fluente quanto vuoi in una lingua- ma esprimerti nella tua ha un sapore unico. E’ piu o meno come la differenza tra chiacchierare a una cena vestiti eleganti o essere invitati a casa di qualcuno e indossare quella felpa comoda che ti piace un sacco. Sei subito più a tuo agio. E nei primi mesi ti aiuta tanto.

Il mio collega stasera si è fermato a raccontare alcune vicende dei suoi primi vent’anni. Riecheggiano figure lontane nel tempo, storie nate nelle vie strette e assolate dei borghi del sud Italia, raccontate tra mamme e zie e trasmesse nei paesi vicini; ma anche gli episodi di quando si era spostato per studiare al nord- la ricerca della casa, le incomprensioni coi ‘polentoni’, le amicizie dell’epoca. Lui è un insegnante universitario, un professore che qui tiene corsi e seminari. Io non sono nessuno. Però parliamo la stessa lingua, e questo già ci rende familiari.

La comunità di italiani a Riga non è grande, prima o poi ci conosce tutti. E’ un po’un paese. Fa bene poter parlare con qualcuno in italiano, la connessione è subito immediata, ma costituisce anche un rischio. Non siamo venuti qui per rimanere tra noi, come un gruppo chiuso: e per quanto è bello trovarsi e parlare, forse è altrettanto bello avere vite molto diverse. E’ bello confrontarsi con chi ha un bagaglio culturale simile al nostro, chi ci capisce quando parliamo di clima, cibo e politica. Le settimane e la routine sono a volte interrotte da “Hai sentito cosa è successo..?” che introducono sempre la discussione riguardo a qualche articolo.

Quando un collega parla, gli presti apparentemente la stessa attenzione che riservi ad altri, ma annoti tutto in testa con più attenzione. Perchè sta facendo un percorso simile al tuo. Ha vissuto qualcosa che potresti vivere anche tu. Soprattutto, si è già ambientato in un contesto che a volte ti è ostile.

Ha già fatto pace con una lontananza che a te invece fa ancora male. E sa cosa vuol dire.

Così, quando sono tornata dall’ospedale con il gesso, con i colleghi avrei commentato la raccomandazione del dottore:”No fumo, no alcool, no caffè“. “Ma il caffè è come il latte della mamma. Fa solo bene!”

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Il 4 maggio la città si riempie di turisti e di celebrazioni per festeggiare la repubblica

turistibus

De turistibus col giubbotto

lettonia Ha un bel dire Silvia che mi invidia perche’ il Nord Europa e’ il figo.

Intanto lei, in data  6 maggio  e’ al parco a prendere il sole mentre io, che ascolto la sua nota vocale tornando a casa dalla lezione, ho sciarpa e
cappotto invernale.
Riga e’ una citta’ affacciata sul mar Baltico
ed eletta mia destinazione per un periodo di lavoro come insegnante di italiano.
E’ bella, bellissima
, a misura d’uomo e non ancora evoluta allo status di metropoli.

La prima volta che ci sono stata ero all’inizio dei miei sei mesi di Erasmus; tornata in Italia ho finito gli esami e di nuovo ho preso l’aereo per venire qui, carica di entusiasmo e delle migliori intenzioni. Tra le difficolta’ di ambientarsi non avevo pero’ considerato la forza di un clima cosi’ avverso. Facile dire che e’ bello il nord, quando al massimo ci si e’ stati in vacanza. Provate pero’ a trovarvi a comprare l’ennesima sciarpa di lana nuova un mese dopo Pasqua; a trovare la neve uscendo di casa il 21 Marzo; a togliere il gesso dopo tre settimane a fine Aprile e a non notare nessuna differenza di abbronzatura tra mano e polso; a notare le primule mentre da casa vi parlano di pic nic all’aperto.

Capirete allora perche’ chi abita qui consuma the caldo, (e non tazzine di caffe’) a quantita’ industriali e perche’ „Tornare ariga-turistibus-giubbotto casa” si chiama ora „Andare in vacanza”.

Lascerete che siano i turisti, o gli italiani nostalgici, a cucinare pizza e pasta vertendo invece sugli impronunciabili ma ricchi divitamine primi locali e inizierete (mamma, esulta) a cucinare zuppe anche voi.

I video di Fedez in canotta strapperanno sospiri di nostalgia e acquisiranno un che di valore esotico.

Credetemi, anche voi inizierete a lasciare le finestre aperte in casa nei giorni in cui ci sono quindici gradi e a considerare normale pagare il riscaldamento acceso fino a Maggio. Anche per voi il sole diventera’ argomento di conversazione quando da Marzo in poi iniziera’ a comparire piu’ di una volta a settimana.turistibus

Realizzerete quanto davvero il clima possa cambiare abitudini, tradizioni, modi di pensare e persino il carattere (dopo tre mesi di buio alternato a luce soffusa, credetemi, un po’ di insofferenza c’e’).

Viaggiate, scoprite, gettate il cuore oltre l’ostacolo e lanciatevi in un’esperienza nuova: ma considerate che, esattamente come certe persone, alcune destinazioni vanno amate e scelte con valide motivazioni. Altrimenti meglio lasciarle ai turisti.