Tempismo, questo sconosciuto

La conoscete la storia del tempismo? Era un nomade in cerca di patria e morì ammazzato.

Quando andavo a scuola odiavo leggere.

Mio padre mi obbligava a leggere almeno 20 pagine al giorno, come se fosse una medicina. Prima o dopo i pasti, non importa. Io per dispetto spostavo semplicemente il segnalibro in avanti. No, non leggevo, mi sdraiavo su un lato con il libro in mano e mi addormentavo. Erano I sonni più belli, quelli proibiti, dove tutti pensano che stai facendo qualcosa di straordinario, invece abbracci Morfeo. Se me ne sono mai pentita? Non credo.

Non mi sono mai pentita perché non era il momento giusto. Era il tempo sbagliato, pagine vuote per me, un mucchio di parole lanciate come coriandoli contro un foglio di carta.

Quella del tempo è una battaglia persa.

Non mi sono mai sentita più schiava del tempo come in questo momento della mia vita. Quando diventi adulta e realizzi che certi giorni l´unica cosa che vorresti fare è leggere un libro. Così, in pieno giorno, mentre tutti lavorano, alzarsi, e con la bocca ancora sporca di caffè, iniziare un libro che hai sempre voluto leggere. Una vera e propria diserzione dagli obblighi quotidiani. Detta anche fuga dalla realtà.

Assurdo vero?

Credo fermamente che alcune cose vadano imparate in determinate fasi della vita: l´alfabeto, le parole, l´analisi grammaticale, quella logica, la sintassi.

La voglia di leggere non la puoi insegnare, ti deve venire, la devi sentire, la devi poter toccare. Una delle lezioni più importanti che ho imparato quando giocavo a pallavolo è che puoi inculcare la tecnica ma non la voglia di buttarti su ogni pallone per far si che non cada.

Ci devi arrivare prima con la testa e poi col corpo.

Leggere per me è stata esattamente la stessa cosa. Quando mi obbligavano non avevo i mezzi per obbedire, e quando finalmente ho conquistato i mezzi non ho più avuto abbastanza tempo di usarli.

É organizzando questi pensieri che mi accorgo che si uniscono fra di loro come un percorso cifrato. Capisco che è normale essere contenti che Amazon ti ha spedito il libro con 3 giorni di anticipo. È normale leggere il piccolo principe in terza media e pensare che sia solo un viaggio mentale di qualcuno.

Ho avuto la fortuna di vedere un musical del piccolo principe (rivisitato) qualche mese fa e sono rimasta letteralmentbraine folgorata. Il mio cervello si è colorato come quei disegni che si vedono ogni tanto, la metà razionale grigia, e quella emozionale arcobaleno.

Sono uscita da teatro e la prima cosa che ho fatto una volta arrivata a casa è stata cercare il libro. Leggere il piccolo principe all´alba dei 30 anni è un regalo che si può fare a sé stessi.  Non sto parlando de “l´essenziale é invisibile agli occhi” che usano tutti millantando di aver compreso chissà quale significato intrinseco.

“È il tempo che hai perduto per la tua rosa, che ha reso la tua rosa così importante”.

Rosa come simbolo della felicità. Un amore che andrà a crescere l´importanza delle persone al quale viene dedicato. No, non te lo insegnano a scuola e no, non lo si capisce a 15 anni.

Quando si è piccoli non ci si pone la domanda di come impiegare il tempo. Si dividono le cose fra: lo voglio fare e non lo voglio fare.  Non si coglie la loro essenza.

Da adulti invece quasi non c’è la possibilità di scegliere. E forse è da questa impossibilità che si riesce ad apprezzare l’essenza delle cose.

Chissà magari domani chiamo al lavoro e mi metto malata. Questo libro è troppo bello.

Libri-tempo

 

 

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