Sono le 8 passate, e’ buio pesto da un pezzo ed e’ pure ricominciato l’autunno. E sto per essere mangiata dai rimorsi.

Apro il frigo e, come ogni sera, cerco di inventare qualcosa che possa sfamarmi e farmi dimenticare i miei rimorsi.

Fa freschino, la casa e’ vecchia e le finestre tutte spifferi. Una zuppa pero’ mi prenderebbe del tempo e io ho fame.

Mi viene voglia di  macaroni cheese! Chi legge dall’estero sa  di cosa parli.

Per gli altri: e’ un piatto tipicamente americano. Grandi e piccini in tutto il continente lo adorano e, non si sa perché, pensano sia italiano.

E’ semplicemente un piatto di penne o rigatoni con una salsa simile alla nostra ‘quattro formaggi’ che, infine, viene gratinato al forno con tanto parmigiano grattugiato.

Non male se lo si prepara un po’ più leggero, magari sciogliendo i formaggi nel latte scremato invece di inzupparli nella besciamella. Ma chi se ne importa della linea!

Io vado in palestra quasi ogni giorno da quando sono qui. Un po’ perché non c’e’ molto altro da fare e un po’ perché il mio lavoro qui e’ tutt’altro che rilassante e ho bisogno di buttare fuori adrenalina e tossine.

Tra cucina e rimorsi

Mentre sciolgo pezzi di cheddar nella salsa e, contemporaneamente, assaggio la pasta, che voglio sempre al dente anche dopo una vita fuori dal Bel Paese, mi chiedo delle cose.

Dovrei provare rimorsi per aver osato cucinare non italiano?

Per aver perso le mie radici in cucina? Se non vivessi di nuovo da sola come quando ero una studentessa, e se avessi dove comprare delle succose mozzarelle fresche, avrebbe senso preparare una bella caprese. Ma le condizioni non sono queste.

Quello che ho in dispensa mi rispecchia. Il preparato per i panini al formaggio brasiliani, i biscotti da te’  sudafricani e gli Speculoos che mi porto dietro dal Belgio.

Eh si’, mi piacevano un sacco la salsa di pomodoro fatta da mamma in giardino, con l’aiuto di tutto il vicinato, e le belle provole ragusane.

In Lesotho il suo pacco non potrebbe arrivare, ma lei continua a spedire cibo al mio ragazzo in Europa, che ha imparato pure a farsi la parmigiana da solo!

Non sempre c’e’ un perché

E’ stata fortuna o sfiga che ha deciso che io in Italia non dovessi restarci?

La passione per il viaggio ce l’ho da sempre, da quando papa’ mi porto’ al tempio di Efesto e all’Acropoli: avro’ avuto cinque anni, mi misero il costume da bagno sotto i vestiti perché soffrivo talmente il caldo che cercai ripetutamente di spogliarmi davanti ai turisti.

Ma non osavo allontanarmi dai miei genitori di un metro a quel tempo. Figurarsi pensare a un futuro da un continente all’altro mangiata dai rimorsi e dalle domande.

Tutte sappiamo  cosa ci spinge a viaggiare.  Il lavoro e l’amore probabilmente sono tra le ragioni principali della nostra vita all’estero . 

Ma che cosa ci spinge a non ritornare? Credo sia la paura.

Io non mi sono mai privata di mandare un curriculum in Svezia come in Tasmania.

Ma lavoro in Italia  non ne ho mai cercato.

Mi incanta tornare a Bologna, dove stetti durante i miei studi.

Mi rasserena sapere che quasi nulla e’ cambiato. Che la torre non e’ caduta dopo svariate scosse. Che l’enoteca Des Arts e’ sempre li’ sotto i portici.

Mi piace la vita italiana. La passeggiata sul lungolago a Ganzirri con classica fermata al bar delle granite. La domenica a mangiare pesce fritto con la mia amica d’infanzia.

Come mai, dunque, non ho mai avuto il coraggio di fare un passo indietro?

In Brasile, cosi’ come in Belgio, sono tornata due volte. Che cosa mi frena allora dal tornare in Italia?

La paura, forse, che con un contratto in mano possano dirmi che stanno dichiarando fallimento? L’idea che studiare per mesi per superare un concorso non ti garantisca di arrivare prima del figlio del notaio più conosciuto della città? Il fatto che l’ autobus non abbia orari e devi solo aspettare che arrivi?

Ragionandoci pero’…

Anche con una lista di cose che non funzionano, tutto questo esiste anche a Bruxelles, in Brasile e in Sud Africa. E a Bruxelles  la passeggiata al mare non c’e’, ne’ tanto meno il mare.

Ma si’, niente rimorsi.

In fondo senza mare ci posso stare e la mozzarella posso mangiarla una volta l’anno.

Quello che invece non posso proprio avere, pero’ qui, e’ la mia famiglia.

Che, alla fine, è molto più importante di una passeggiata al sole e anche di una carriera dall’altra parte del mondo.

 

concorso-letterario

Concorso Letterario per Racconti a tema Expat “Le paure ed il coraggio delle Donne” aperto fino al 31 luglio 2017.

2 commenti
  1. Emma
    Emma dice:

    E da Siciliana andata via mi fai venire le lacrime e molta fame! Se vuoi tornare nel bel paese aspettati gran festa da tutti, ma non certo dalle istituzioni che a quanto pare non fanno nulla per evitare che persone come te volino via lontano per mai più ritornare

    Rispondi
    • Laura Saija83
      Laura Saija83 dice:

      Ci chiamano cervelli in fuga. Cervelli o meno, molte di noi espatriate sono semplicemente donne che non hanno ricevuto alcuna riconoscenza o opportunita` in Italia dopo gli studi o dopo varie esperienze. Nessuna credo volesse fuggire per mai piu` tornare. Il bel paese resta bellissimo, ma continua a non facilitare il rientro dei suoi `cervelli`, al contrario.

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi