Cosa ci fanno una messicana, una giordana ed un’italiana in un bar a Vancouver?

Si tengono compagnia, condividono i loro pensieri, si fanno quattro risate. Sono diventate amiche un paio di anni fa e da poco hanno inaugurato un ciclo di appuntamenti fissi, una volta al mese il lunedì mattina, per un breakfast in chiacchiere.

I nostri figli sono compagni di classe. A parte ciò, non abbiamo davvero nulla che ci accomuni e questa penso sia la cosa più bella che ci tiene insieme.

La più grande ricchezza dell’essere expat è quella di cui fai tesoro conoscendo luoghi e persone diverse da qualunque cosa tu abbia mai sperimentato prima.

Questi incontri, questo essere in posti stranieri ed in compagnie eterogenee è qualcosa che ti cambia radicalmente, che ti apre la mente e fa di te una persona diversa, devo dire migliore, di quello che avresti potuto essere restando a casa tua.

È anche una di quelle cose che ti modificano al punto da farti trovare a disagio quando torni ai tuoi contesti di origine, con persone che non hanno avuto il tuo stesso percorso di crescita.

Oltre ad imparare tantissimo da chi approccia la vita da un altro punto di vista culturale, capisci anche quanto c’è in comune nell’essere semplicemente persone che condividono lo stesso spazio fisico e momento storico.

Capisci che per quanto distanti possano essere le tue radici e la tua storia rispetto a quelle delle tue amiche, una cresciuta a Mexico City e sposata con un tedesco, l’altra proveniente dal medio oriente più affascinante e che ha vissuto anni in India e Giappone, saranno sempre di più i punti di accordo che quelli di attrito.

Impari a relativizzare certi assunti che son stati cardini della tua vita pratica, come quello, per esempio, che a colazione si mangia solo dolce… scopri che chi mangia un burritos alle 9:30 vive bene lo stesso!

Ti accorgi con estrema chiarezza di come certi discorsi intolleranti poggiano solo sull’assoluta ignoranza, sulla non conoscenza dell’altro, sulla paura della propria fragilità.

Chi è curioso non ha paura, chi conosce gli altri impara che di diverso c’è davvero poco, che quello che fa la differenza può essere accolto come ricchezza da tutte le parti in gioco, che c’è solo da imparare e quello che non si può condividere certamente si può rispettare.

Beatriz ci ha soprannominato Las tres amigas, un nome che mi fa molto sorridere e mi ricorda vecchi spaghetti western. Con lei, ho assaggiato il primo mango della mia vita (a 34 anni!); con lei ed i nostri bambini si va al parco fino a che fa buio, ci perdiamo in chiacchiere nostalgiche sui nostri paesi assolati.

Doreen è una donna sempre pronta alla battuta, elegante, generosa, sorridente ed ospitale come solo i popoli mediterranei sanno essere. A casa sua i miei figli hanno fatto il loro primo sleepover (dormire con gli amici), di cui parleranno ancora per anni come di un’esperienza leggendaria.

I miei figli li prendo spesso ad esempio per rintracciare le diversità tra me adulta e loro piccoli, nelle procedure di adattamento. Ecco, mentre per me è spesso uno sforzo il capire, l’integrarmi, lo scoprire ed anche l’innamorarmi di certe diversità, ai loro occhi non ci sono differenze da superare, vuoti da colmare o incomprensioni culturali da appianare tra loro e gli amici provenienti da tutte le parti del globo.

E’ un fluire continuo di scambi tra diverse culture per la gioia e l’arricchimento di tutti. Questo secondo me è il nuovo mondo che ci aspetta, come dovrebbe essere.

3 commenti
  1. Erika
    Erika dice:

    Condivido pienamente,mio marito è algerino e ha vissuto in almeno 5 Paesi e 3 continenti e io pure.. conoscere chi ha un vissuto diverso dal nostro ci arricchisce e ci fa solo capire quanto siamo semplicemente uomini e quanto tutti i discorsi xenofobi siano frutto di ignoranza e mancanza di esperienze.. la cosa più bella che ci ha portato la globalizzazione è proprio questa: la libertà di viaggiare e la possibilità di conoscere altre culture!

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