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Niente è facile, soprattutto quando vivi in un paese che non è il tuo, dove non hai amici e dove non riesci ad ambientarti del tutto.

Non è facile soprattutto trovare un lavoro in un paesone di 80.000 abitanti, chiuso, dove non puoi contare su nessuno e hai 46 anni suonati.

Quasi due anni in questo posto, in una terra che ho deciso, alla fine, di accettare.

Almeno per il momento.

Venendo a vivere in Francia sapevo che avrei dovuto, a un certo punto, abbandonare il mio contratto a progetto che ormai mi perseguitava da sei anni, che mi teneva legata a un’azienda senza alcuna possibilità di crescita, né personale né, tantomeno, finanziaria, con la scusa che tutti conosciamo: “meno male che tu almeno un lavoro ce l’hai”.

Così, il 31 luglio dell’anno scorso per me ha avuto il gusto della liberazione: il mio ex datore di lavoro ha deciso di chiudere il contratto a fine luglio e non a fine agosto, giusto per non pagarmi le ferie, visto che con un contratto a progetto non si ha diritto a un bel niente.

Timorosa da un lato ma finalmente libera dall’altro, mi sono detta che ce l’avrei fatta.

Ho spedito tanti, tantissimi curriculum, ne ho consegnati personalmente in svariati uffici nelle zone commerciali più disparate della regione, mi sono iscritta nelle società di interim, al Pole Emploi, partecipato a seminari sul lavoro, atelier per riconoscere le mie potenzialità, sostenuto almeno una dozzina di colloqui.

Risultato? Qualche giornata da promoter nei supermercati per vendere macchine del caffè, giocattoli e pacchetti wonderbox già preconfezionati, oltre che un contratto a tempo indeterminato per distribuire pubblicità nelle buche delle lettere.

Fantastico, vero?

Sì, lo è, infatti.

Tra i tanti colloqui sostenuti, finalmente a gennaio vengo assunta (con un gruppo di altre 10 persone) da un’azienda di comunicazione e marketing.

Sono una commerciale armata di entusiasmo e buonissima volontà, ma dopo meno di due settimane di accorgo di essere finita in una specie di setta, dove un guru non perde occasione per mortificarci. Siamo marionette nelle sue mani con orari di lavoro impossibili che sfiorano 15 ore ogni giorno e migliaia di chilometri ogni settimana. Il malcontento dilaga e, stufa della situazione che non fa che peggiorare di giorno in giorno, parlo con il mio capo: d’accordo con altri colleghi, chiediamo di essere licenziati alla metà di aprile (per mantenere almeno il diritto ad una eventuale disoccupazione).

Risultato? Ho preso cinque chili, sono stata nervosissima, per tre mesi la mia famiglia non è più esistita, ho interrotto qualunque forma di vita sociale e il mio adorato taekwondo.

Fantastico, vero?

Sì, strano ma è così.

Tra i miei colleghi ho conosciuto persone fantastiche sparse ai quattro angoli della Francia, ho fatto un’esperienza molto dura di lavoro e sicuramente ho capito una cosa importante: peggio è difficile da trovare, e sono certa che il prossimo sarà con ogni probabilità, molto meglio!

Rispondo a un annuncio su internet, vengo contattata. Primo meeting via skype e poi incontro il direttore generale delle vendite. Il colloquio va molto bene e alla fine mi viene proposto di conoscere il giorno successivo il direttore commerciale della mia zona. Anche con questa persona c’è un buon feeling. Siamo in due a contenderci il posto nel rush finale e vinco io. L’esperienza vissuta nei mesi precedenti mi ha aiutata, spronata, motivata e il mio accento italiano è stato considerato un vantaggio.

Risultato? Ho trovato un nuovo lavoro in due settimane, ho inziato il 2 maggio e nel frattempo mi sono goduta un bel periodo di vacanza, approfittando anche della presenza di mia mamma e mia zia che sono venute a trovarmi. Ho fatto valanghe di cose che per tre mesi non ho avuto il tempo di affrontare e riparto carica e positiva.

Fantastico, vero?

4 commenti
  1. Sabrina Carparelli
    Sabrina Carparelli dice:

    Ogni esperienza è una buona esperienza, ma senza la grande determinazione e il grande ottimismo dimostrato in questo caso, è difficile raggiungere i propri obbiettivi anche in paesi dove di lavoro c’è n’è tanto. Congratulazioni di cuore!

    Rispondi

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