Trovare lavoro in Turchia

Dopo averci vissuto un paio di stagioni ho capito che in Turchia il lavoro c’è.

In Italia, con le lingue che conosco, potrei si’ trovare lavoro, ma sarebbe decisamente difficile.

Invece qui, praticamente in ogni posto in cui ho chiesto, mi avrebbero assunta dopo un breve colloquio, anche solo telefonico. Insomma, lavoro ce n’è, e non parlo solo dell’area di Istanbul. Se sai l’inglese e il turco (almeno un minimo), è quasi fatta.
Per lavoro intendo in questo caso il “posto di lavoro”.
Mi spiego meglio raccontando le mie esperienze nel trovare lavoro qui.
Nel 2012 sono arrivata in Turchia per la prima volta come assistente turistica per un’agenzia italiana. Stessa cosa nel 2013. E fino a qui tutto semplice o, per lo meno, nella norma. Nell’estate del 2014 sono stata contattata da una delle mie ex-guide turche del 2012. Aveva aperto un’agenzia di incoming con il marito e mi chiedeva di lavorare con loro. Certo! Avrei fatto di  tutto pur di tornare in Turchia!
Così sono tornata: lavoro molto più leggero e umano, orari decenti, stipendio buono considerando che avevo vitto e alloggio “inclusi”. Tutto quello che guadagnavo lo mettevo pulito in “tasca”. Ovvio, non era uno stipendio italiano, ma nemmeno un misero stipendio turco. Avevo anche tempo per andare in spiaggia, per girare, per uscire la sera. Mi sembrava quasi di essere un’ospite dell’hotel, con un po’ meno libertà ma con più bonus!
Devo premettere che gli stipendi in Turchia sono più bassi dei nostri, ma che anche la vita è molto meno cara, soprattutto se conosci il posto e non vai nei negozi da turista dove tutto costa più caro! Confrontando costo vita/stipendio italiani con quelli turchi, il tenore di vita risulta più o meno lo stesso: se qui guadagno 1000 in Italia 3000, ma ciò che qui costa 1, in Italia costa 3.
Lo stipendio minimo è quello militare: 1300 lire turche. E lo stipendio che danno a chi lavora come receptionist la notte, per esempio. Però alla fine i datori di lavoro trovano spesso scappatoie per scendere al di sotto del “minimo stabilito dalla legge”, soprattutto se sei straniero. Ammettiamolo: non è facile conoscere i propri diritti in un paese straniero. Soprattutto quando hai davvero bisogno di un lavoro per poter pagare permesso di soggiorno e affitto e non ti puoi permettere di fare troppo il pignolo.
Come dicevo, nell’estate del 2014 e del 2015 ho lavorato per questa agenzia turca a Bodrum con uno stipendio buono. Ed eccomi arrivare ad ottobre 2015, a fine stagione, senza un lavoro. Bodrum purtroppo è una località solo stagionale. La mia idea era andare ad Istanbul a tentare la fortuna… Se non altro Istanbul ha turismo tutto l’anno. Sono invece stata convinta da alcuni amici ad andare ad Izmir, dove sono rimasta due mesi.
Izmir è una bellissima città, meno caotica di Istanbul ma comunque enorme. Per il primo mese mi sono goduta il relax di una casa sul mare, ospite di questi amici. Ho poi iniziato a cercare lavoro. Anche qui le località balneari e turistiche in cui potevo trovare lavoro erano ormai chiuse. Sono andata ad un’ora da Izmir per un colloquio come receptionist, e mi sono trovata (per amicizia) a lavorare come cameriera in un hotel 5 stelle. Inizio lavoro h 8 del mattino, fine del lavoro… GRANDE PUNTO INTERROGATIVO! Sono stata là due giorni, poi ho dovuto 12190803_10207264671167109_2430974785526817453_n rientrare per un cambio abiti. Ho lavorato tra le 15 e le 16 ore al giorno. Se aggiungete il fatto che avevo solo le scarpe con tacco che avevo indossato per fare il colloquio potete immaginare il male ai piedi, la vergogna che provavo ad indossare quelle scarpe alte, una camicia da uomo che mi arrivava alle ginocchia e un pantalone striminzito in cui infilare quella camicia-vestito: mi sentivo una salsiccia! La paga? Essendo una lavoratrice “a chiamata” ho preso circa 22 euro al giorno. I camerieri fissi prendevano 1300 lire al mese, circa 420 euro.

Ho deciso di non farmi assumere e, non essendo riuscita a trovare altro, ho lasciato Izmir alla volta di Istanbul. Una parentesi: nuove persone conosciute per caso mi hanno proposto diversi colloqui e posti di lavoro. Ma essendo uomini che avevo conosciuto da poco, e conoscendo la Turchia, ho deciso di non fidarmi e quindi ho perso “l’eventuale possibilità”.

Andando ad Istanbul mi sono fermata a Canakkale per 3 giorni. Una piccola cittadina rinomata per i campi di battaglia di Gallipoli e per l’antica città di Troia. Ho acquistato i due tour presso un’agenzia e parlando hanno scoperto che cercavo lavoro e… bum! Mi sono trovata assunta in questa agenzia di viaggi. Nel frattempo avevo trovato lavoro come cameriera in un bar in centro Istanbul, ma anche in questo caso avevo preferito rinunciare. Era un luogo di vita anche notturna e ho avuto paura. Ho pensato che un’agenzia di viaggi fosse più sicura.

12507192_160253934343358_5058072661433295732_nInsomma ho iniziato a lavorare a Canakkale in questa agenzia: ho affittato un monolocale (poco caro e molto freddo!!). Lo stipendio era il minimo: 1300 lire (420 euro circa) fino a maggio, quando la stagione sarebbe davvero iniziata. A quel punto era possibile un’eventuale aumento. In un primo tempo mi occupavo delle prenotazioni in ufficio e di tanto in tanto lavoravo come guida per i transfer Canakkale – Istanbul (5 ore di viaggio circa). In ufficio era molto tranquillo: 8 ore di lavoro, bassa stagione, tanto relax. Dopo un mesetto però mi sono ritrovata a fare la guida quasi ogni giorno. Praticamente ero sempre in ufficio o in viaggio, non potevo mai prendere appuntamenti o fare progetti. OK, tieni duro, mi dicevo, anche perché  il responsabile era un uomo serio, molto disponibile e gentile su ogni fronte; un’ottima persona. Dopo un mese e mezzo però ho iniziato ad avere problemi con uno degli autisti e, quando la situazione è degenerata (ha provato ad entrarmi in camera), ho deciso di dare le dimissioni. Senza dare troppi dettagli: volevo solo andarmene.

Tornando al mio vecchio progetto sono andata ad Istanbul. Nel giro di due giorni, cercando una camera in un ostello, ho trovato lavoro come receptionist. Era il lavoro che volevo! E ad Istanbul, la città che volevo! Ero così felice…

Non ho avuto troppe pretese, ma ho detto chiaro e tondo che volevo il giorno libero, che non avrei lavorato più di 10 ore al giorno -salvo imprevisti ovvio! I patti erano questi: avrei cominciato la mattina alle 8, per aiutare a servire la colazione. Sarei stata la vice del direttore (eravamo solo io lui e il ragazzo della notte). Quando lui era lì potevo uscire, quando era fuori lui, io stavo in reception. Inoltre sarei stata in una delle camere private ma meno belle durante un periodo di prova. In un primo tempo il mio capo mi aveva fatto un buon prezzo per la camera, poi, sapendo che cercavo casa, mi aveva detto resta pure qui che non paghi, tanto l’hotel non è pieno. Dopo un paio di settimane ho richiesto informazioni in merito allo stipendio e la risposta era “poi ne parliamo…”  rimandava sempre!
Sta di fatto che il mio capo era sempre fuori con amici e io ero diventata la manager. Restavo lì ogni giorno (esclusi 2 giorni liberi in 6 settimane) dalle 8 alle 22/23. Nel week end inoltre dovevo portare gli ospiti in discoteca, tornando alle 4.30 del mattino! Cavolo, decisamente troppo! Non avevo una vita.  E non sapevo quando guadagnavo. Così dopo quasi due mesi ho dato le dimissioni. Ovviamente mi ha chiesto di rimanere promettendo grandi cambiamenti, ma non ho accettato. Sapete quando ho preso per 50 giorni di lavoro: 700 lire (220 euro circa). Una miseria!

I problemi sono tanti: essendo stranieri si approfittano della nostra ignoranza e del fatto che non possiamo affidarci a nessun altro (famiglia, amici). Spesso in quanto donna, straniera, sola, non posso fidarmi di proposte e opportunità che magari potevano essere buone. Ho paura, la Turchia non è terribile, ma sta diventando sempre più difficile sentirsi al sicuro. Non per gli attentati, ma per gli uomini, purtroppo.

Inoltre non ho il permesso di lavoro. Anche volendolo pagare io, ho comunque bisogno che la compagnia firmi una lettera di impiego, ma in quanto straniera lavorante nel turismo mi dicono sempre “fingi di essere un’ospite”. E così non sono ancora riuscita a prenderlo. Senza questo permesso sono automaticamente esclusa da buona parte delle offerte di lavoro.  Stesso problema il fatto di non avere la cittadinanza turca: “assumiamo solo cittadini turchi”.

WP_20160419_12_36_59_ProOra: non ho ancora deciso se passare l’estate a Fethiye, località estiva, o Istanbul. A Fethiye ho trovato lavoro come receptionist notturna in un grande hotel di cui posso fidarmi: 1300 lire di stipendio, vitto e alloggio. Non ho accettato. Ho fatto un altro colloquio per un altro importante, serio e fidato hotel. Stipendio tra le 1500 e le 2000 lire. Vitto e alloggio. Probabilmente accetterò. Può anche essere che mi facciano prendere il permesso di lavoro, finalmente!!

Insomma, ogni colloquio di lavoro fatto ha dato esito positivo: il lavoro c’è in Turchia.

Il punto è trovare un posto fidato e serio. Il punto è non farsi sfruttare. Il punto è riuscire a porre un limite, come anche in Italia, certo. Ma essendo qui sola, senza famiglia, fidanzato (cosa che qui conta molto!) e amici non è così scontato e semplice riuscire a porre questo limite!

Inşallah herşey istediğin gibi olacak!

Se Dio vuole tutto andrà come vuoi!  

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6 commenti
  1. Luigino
    Luigino dice:

    Ciao Federica, complimenti per la tenacia.
    Io vivo in Turchia da 13 anni e per questo ti faccio i complimenti . Girare da sola e riuscire
    sempre ha lavorare senza neppure il permesso di lavoro e’ un’impresa quasi impossibile.

    Sono sposato con una donna turca da 5 anni, lavoro per un’azienda che produce occhiali
    ed ho un progetto nella localita’ di Fethiye a breve termine.

    Scrivimi se ti va e se hai tempo ciao

    Rispondi

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