Tu chiamale, se vuoi, emozioni

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“Mi fai tenerezza, perché non ti riconosco più: sei diventata grande.”

Queste sono le prime parole che mia mamma mi ha detto dopo qualche ora trascorsa insieme nel mio giaciglio olandese.

“Sono diventata grande e sono diventata esattamente come te, mamma”, penso, mentre passo nuovamente lo straccio su quel mobile e poi faccio un passo indietro e mi inclino leggermente per verificare, controluce, che non ci sia nemmeno una particella di polvere.

E già, ti somiglio proprio in questo, mamma.

Tutto deve essere in ordine, tutto deve essere pulito, a costo di sacrificare le prime ore del mattino. È il nostro rito, quello di pulire e rassettare la casa, per sentirci meglio e cominciare bene la giornata. Per controllare quell’unica parte di imprevedibile quotidianità che possiamo tenere sotto controllo, e placare le nostre ansie. E chissà quali altri traumi silenti si nascondono dietro questa ossessione. Ma ci fa stare bene, e questo è l’importante.

“Li metti ogni tanto i panni a mollo nella candeggina?”, mi chiedi subito dopo. Sei sempre pronta a darmi perle di pulizia che io accolgo con un sorriso.

“Sei diventata grande”, dice mia mamma. E non posso fare altro che rispecchiarmi in queste parole.

È vero, fa strano, ma sono invecchiata.

Questi anni che sfiorano i trenta li riesco a percepire, a palpare, a sentirli fisicamente come uno zaino in spalla che si riempie sempre più.

Di esperienze, di saggezza, di nuove informazioni, di nuove cose apprese. Di emozioni.

Quanto può cambiare una donna da un anno all’altro?

Tanto, spaventosamente tanto. Guardo quei video ironici su youtube su come si trasforma la routine di una ragazza dai venti ai trentanni e penso caspita se è vero!

I punti di vista, le priorità, gli interessi, non sono più gli stessi.

È come se avessi cambiato paio di occhiali e improvvisamente vedessi cose che prima non notavo. Mentre quelle che già avevo notato, è come se le vedessi diversamente, con altre lenti.

Ricordo ancora di quando ero ventiduenne e dissi ad una persona più grande di me: “io non voglio crescere, la vita dopo i 25 anni è brutta, tormentata, piena di responsabilità. Non ha senso per me. La vita dopo i 25 mi preoccupa, non mi piace”, dicevo.

Ricordo ancora le parole sagge che contestarono la mia asserzione: “ora non puoi capirlo, ma vedrai, sarà tutto naturale e spontaneo. Ogni età ha delle cose belle di cui gioire e degli ostacoli da superare”.

Quanta verità in queste parole.

Ciò che prima mi sembrava un vincolo, cioè avere figli, adesso mi sembra il regalo più bello che mi possa capitare in questa vita. Ciò che prima neanche contemplavo, i fiori per decorare la casa o quei cuscini che fanno pendant con i fiori, ora sono fonte di giubilo quotidiano.

D’altro canto, ciò che prima mi sembrava così vitale, quale vestito indossare alla festa e quale collana abbinarci, ora mi suona così superfluo e inutile…

Quanta verità in quelle parole e quanto facile sarebbe se si potesse vivere con il senno di poi. O forse è proprio questo il brio della vita? Vivere ogni tappa di questo percorso all’oscuro, all’insaputa di ciò che sarà poi, di cosa cambierà e  cosa invece rimarrà sempre uguale.

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La visita della mamma in Olanda è stata breve ma speciale, ricca di chiacchiere, di piccoli gesti, di sguardi, di tu chiamale, se vuoi, emozioni.

Sono appena tornata a casa dall’aeroporto di Eindhoven. Ti ho lasciata che mettevi il tuo orologio nella vaschetta e poggiavi quest’ultima sul nastro del metal detector.

Apro la porta di casa, tolgo le scarpe, sistemo quel quadro che pende un po’.

Mi dirigo in cucina e inizio a tagliare le verdure.

Vado in bagno e ne approfitto per lavare il lavandino.

È sera, sono sul divano, mi riposo. Mi sistemo i capelli dietro la nuca e, nel farlo, sento un odore forte.

Le mie mani, le mie dita, sanno di candeggina.

Proprio come quando mi accarezzavi da bambina e io ero convinta che quell’odore così intenso e pulito fosse l’odore delle mani di una mamma.

Tengo strette le dita sotto il naso ancora per un po’, con un solo pensiero fisso.

Sono diventata grande, è così, e adesso ho ancora un altro obiettivo da raggiungere nel futuro: diventare mamma.

O meglio: diventare una mamma stupenda come te, mamma.

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