Un anno in Germania e le cose che ho imparato

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Ormai è passato un anno da quando mi sono trasferita definitivamente in Germania e forse è giunto il momento di fare un bilancio.

Quando sei lontana, vuoi o non vuoi, impari cose che non pensavi nemmeno ti potessero servire, prima.

Fai pensieri mai fatti, vedi cose mai viste e affronti situazioni che nessuno potrà capire, se non quelli che si trovano nella tua stessa condizione.

Zuerst lerne ich Deutsch! Eh sì: per prima cosa, tedesco, tedesco, tedesco.

Mi sono iscritta ad un corso intensivo che mi tiene impegnata tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30. Ho imparato già parecchie cose e, nonostante l’insegnate parli solo tedesco, inizio a comprendere ciò che dice lei, ma soprattutto ciò che dicono gli altri.

E’ bello quando pian piano ti si accendono nella testa varie lampadine e ti è tutto più chiaro. Ho iniziato a fine Aprile e, a dirla tutta, avrei dovuto farlo molto prima.

Il consiglio che posso dare a chiunque si trasferisce all’estero è quello di buttarsi subito nell’apprendimento della lingua. Sono cose già dette e ridette, lo so. Ed io stessa mi ripetevo: “ma sì, c’è tempo”. Invece non è assolutamente così.

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Dann, die Zeit. Appunto, il tempo!

Quel tempo è seriamente perso se non ci si impegna da subito con la lingua, perché non basteranno pochi mesi ma ci vorranno anni prima di poterla imparare bene e fare quello per cui si è venuti fin qui.

All’inizio sembra che ne hai tanto perché non sai da dove partire, cosa fare, chi contattare per chiedere consigli, informazioni, aiuti.

Io l’ho fatto e posso sicuramente dire che tutte le persone a cui ho chiesto pareri e suggerimenti vari mi sono state di grande aiuto, ma avrei potuto farlo nel mentre, così da non perdere tempo. Ora, cerco di tenere sempre presente la frase del film Collateral Beauty: “Tu non capisci il tempo. Nessuno capisce il tempo! Io sono un’abbondanza, un prezioso dono e tu lo sprechi. Per cosa?”.

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Danach, die Leute.

Conoscere persone è una cosa fondamentale all’estero.

Non solo ti dà la possibilità di mettere in pratica le tue conoscenze linguistiche, di approcciarti a diverse culture e modi di fare; soprattutto, ti dà la possibilità di renderti conto che ci sono persone nella tua stessa situazione, se non peggiore. Che lamentarti sempre è solo deleterio per te e per chi ti sta intorno.

Perché tu hai 28 anni e pensi sia inammissibile a quest’età mettersi a studiare una lingua da zero, come fanno i bambini. Ma dillo ad Amina, che ha quasi 50 anni, viene dall’Africa e vive in un appartamento con solo 2 stanze e che, però, tutti i giorni è lì, sui banchi di scuola, ad imparare come si chiede l’ora.

Oppure dillo a Muslim dall’Afganistan, di più di 40 anni, con 5 figli, che, ogni tanto, pur di venire a scuola ad imparare, è costretto a portare la bimba più piccola come sé. Ma anche ad Ana, una ragazza macedone di soli 19 anni, infermiera nel suo paese, che deve studiare tutto daccapo perché la Macedonia, anche se si trova in Europa, non fa parte dell’unione europea e, nonostante questo, viene ogni giorno con il sorriso, pronta a ricominciare, sebbene sia lontana dalla famiglia e dai suoi affetti.

Ed io, credo di aver solo da imparare da queste persone.

Dann, Familienmangel. Maledetta Mangel!

Come si può sopperire alla mancanza? Prima di partire ho pensato tanto, come è mio solito fare, ed ho cercato di programmare e pianificare tutto.

Mi sono sempre chiesta come sarebbe stato se non fossi potuta essere presente a feste, compleanni, occasioni importanti, influenze, abbracci e, appunto, mancanze. Mi ripetevo che ce l’avrei fatta, che avrei potuto prendere un aereo in qualunque momento e scendere, quando il mio cuore ne sentiva il bisogno. Ma una cosa è pensare ed un’altra è vivere.

Da quando sono qui mi rendo conto che non è tanto semplice e che devo far leva solo sulle mie forze, sulle mie capacità e sul coraggio che, fino a quest’occasione, non sapevo di avere. In altre parole: Resilienza. Anche perché il momento perfetto per fare le cose non esiste e restare fermi ad aspettarlo non fa altro che paralizzare.

Inutile dire che quella straordinaria famiglia vi mancherà sempre, che ci sarà in ogni pasto che preparerete, in ogni programma che vedrete, in un tramonto e in un temporale, in un sorriso e in una lacrima. Sempre!

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Danach, alltagsleben e cioè la quotidianità.

Ho imparato che prendere un bus è più facile a farsi che a dirsi.

Anche perché, se si hanno problemi con la macchina, bisogna completamente dimenticarsi il modo di lavorare dei “nostri” meccanici, per chi, come me, viene dal sud Italia. Meglio farsi sempre consigliare da qualcuno del posto, altrimenti si spendono molti ma molti soldi per una cosa da niente e si rischia di rimanere a piedi per mesi interi.

Ho imparato che appena esce il sole escono tutti a piedi.

Che se vuoi spedire un pacco ci sono tantissimi siti di corrieri, come in Italia, che, se paghi qualcosa in più, vengono a ritirare la consegna fino a casa; se invece vuoi risparmiare, basta portare il pacco direttamente alla sede, dopo aver prenotato il tutto su internet. Poi, per tutto quello che non si comprende, c’è la traduzione automatica di Google!

Ho sperimentato che qui ci si diverte con poco. Che basta andare a bere un caffè in una caffetteria e starci seduta ore ed ore a chiacchierare, bere e mangiare. Perché i tedeschi amano parlare. Oppure fare una lunga passeggiata in questi immensi parchi verdi e respirare a pieni polmoni l’aria pulita.

Ho imparato che non si va mai di corsa ma sempre con calma e che non assegnano mai tanti compiti da fare a casa ai bambini perché questi ultimi devono giocare e non stressarsi.

Che se hai paura di fare qualcosa, di parlare e buttarti, resterai perennemente lì ferma nel tuo riccio e chi ci rimetterà sarai solo tu.

Am Ende, der Heiratsantrag!

La proposta di matrimonio!

Ebbene si: è arrivata il giorno di San Valentino, romanticismo che più romanticismo non si può, dopo aver mangiato un pranzetto interamente preparato dal mio Lui. Con la canzone “Volevo dirti che ti amo” di Laura Pausini come sottofondo, ho aperto delle scatole contenenti delle foto nostre, dei bigliettini e 3 rose, simbolo del nostro amore: una rossa, una rosa ed una bianca.

Accanto a quest’ultima, c’era uno stupendo anello con smeraldo che la mia metà ha preso, per poi inginocchiarsi e farmi la fatidica domanda. Inutile dire che piangevo già all’apertura della prima scatola e che è stato tutto troppo emozionante. E come canta Renga, non vedo l’ora che arrivi il nostro giorno più bello del mondo, mein Schatz!

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4 commenti
  1. Marianna
    Marianna dice:

    Brava! Questa è la mentalità giusta per stare bene e farcela lontana da casa😊complimenti e buona vita in Germania 🇩🇪

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  2. Nazarena
    Nazarena dice:

    Ti capisco tantissimo, anche io ormai è un anno che vivo in Germania. Ho 14 anni e io e la mia famiglia abbiamo deciso di trasferirci in Germania per due semplici motivi origini tedesche e perché qui c’è futuro e per me è mia sorella la vita è migliore abbiamo possibilità di realizzare i nostri sogni, di fare esperienze cose che in Italia noi giovani non possiamo fare perché non ci sono soldi, non c’è lavoro e i ragazzi a 30 anni dipendono ancora dai genitori. Io ho finito la 3 media l’anno scorso, ho fatto l’esame e ad agosto sono salita in Germania per iniziare un altro anno scolastico imparando il tedesco. I primi tempi sono stati duri perché comunque sono un adolescente e ho bisogno di amicizie con cui confidarmi o condividere le mie passioni ed è stata la mia passione per i cavalli a farmi conoscere ragazze che condividono con me da quando hanno 4 anni la passione per l’equitazione e da lì è partito tutto. La scuola mi sta aiutando molto e ora se dovessi tornare indietro sceglierei mille volte questa decisione.

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    • Daniela Romano
      Daniela Romano dice:

      Bravissima Nazarena. Hai una vita davanti e la Germania può offrirti tante possibilità. Più andrai avanti e più ti troverai bene qui, perché riuscirai a costruirti il tuo spazio, le tue amicizie ed il tuo futuro. In bocca al lupo per tutto! :*

      Rispondi

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