Londra, Gennaio 2018. L’inverno bussa inesorabile alle porte e quest’anno sembra non volere concedere sconti.

Imbacuccata nel mio cappotto pesante mi aggiro per queste strade che ormai sono diventate familiari.

Cammino dritta senza guardarmi intorno.

Incontro tanti volti diversi ma il mio sguardo non si posa su nessuno di loro.

Sono in ritardo, come sempre.

Sopraffatta dalla solita routine, conosco bene il mio percorso.

Mi aggiro sicura per quella stazione che un tempo mi sembrava enorme, mi divincolo con cura tra la massa di turisti che cammina lentamente, corro su per le scale mobili chiedendomi perché la gente si ostina a sostare sulla sinistra, ostruendo il passaggio a chi come me ha i minuti contati.

Salgo al volo sul primo treno, lotto per assicurarmi un posto a sedere.

Ce l’ho fatta! Tiro un sospiro di sollievo…

E lì, seduta in mezzo a sconosciuti che mi guardano distrattamente, realizzo quello che non avrei mai immaginato: “SONO DIVENTATA UNA DI LORO”.

Sono una di loro.

Corro come non avrei mai immaginato di poter fare, spesso mangio cose improbabili perché non ho abbastanza tempo per preparare il pranzo, ho sempre un libro in borsa perché a casa non ho il tempo di finirlo, faccio la spesa online perché andare al supermercato significherebbe perdere troppo tempo.

Sono diventata esattamente come loro.

Li osservo ad uno ad uno.

Passo in rassegna questi volti che probabilmente non incontrerò mai più e mi accorgo di quanto siano diversi eppure così simili.

Mi soffermo sulla ragazza che con un’abilità da far invidia alle migliori truccatrici, ha improvvisato il suo makeup mattutino seduta sul sedile del treno che probabilmente la porterà al lavoro. Noncurante di chi ha intorno, traccia un contorno perfetto intorno alle labbra, con la sicurezza che appartiene solo a chi il suo volto lo conosce bene.

“E’ una buona idea”.  Penso tra me e me.

Sposto il mio sguardo sul tipo in giacca e cravatta seduto alla mia sinistra. Con una maestria pari a quella di un giocoliere in azione, sfila minuziosamente il coperchio dalla confezione di plastica che avrà comprato di corsa ad un reparto takeaway e inizia a gustare un qualcosa che non riesco bene a definire. Un odore forte di spezie invade il vagone.

Sorrido e penso a mia madre. Per lei il pranzo è sacro. Da buona donna del sud pretende che tutti i componenti della famiglia si riuniscano intorno alla tavola e che nessuno si alzi prima che di aver mangiato la sua porzione quotidiana di frutta.

Lei che ogni sera mi telefona pretendendo un resoconto dettagliato dei miei pasti giornalieri, inorridirebbe al solo pensiero di me che consumo il mio pranzo seduta su un sedile qualsiasi di un treno che mi porta chissà dove.

Scorgo la scatolina colorata che contiene il mio pranzo.  E’ di un verde acceso e fuoriesce prepotente dalla mia borsa semiaperta. L’ho comprata appena ho compreso che di pranzi a casa ne avrei consumati ben pochi.  Un pensiero mi passa per la mente ma poi sorrido e lo accantono come sempre: la mangerò più tardi.

Non sono ancora pronta.

Non sono ancora esattamente come loro.

londra-underground

2 commenti
  1. elisa
    elisa dice:

    L’ho vissuta un sacco di volte questa sensazione….qualche volta mi manca. Il mio IO non è riuscito a plasmarsi completamente, lottava sottopelle, si mangiava piano piano i pochi punti fermi che ero riuscita a costruire ed è arrivato insinuandosi lentamente al cuore. Non ci sono riuscita, non l’ho sconfitto, mi mancava quello da cui ero fuggita, mi mancava il calore che il nostro popolo sa dare. Ha vinto, ma non sei a a casa, dove tu volevi stare, così ti abituerai… forse il salto è stato troppo alto…magari piano piano riuscirò ad allontanarmi sempre di più….

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    • Rossella Renzo
      Rossella Renzo dice:

      Ti capisco perfettamente. Io dico sempre che in me convivono due persone: una ancorata nel mio paese di origine e l’altra ambientata nel mio nuovo mondo. Combattono spesso ma nessuna delle due persone riesce a prevalere definitivamente sull’altra. Il posto perfetto in cui vivere non esiste, però magari un giorno riusciremo a trovare un posto che si posso definire casa 🙂

      Rispondi

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