mamma-meditazioneSpesso si ha un’immagine di noi, donne che viviamo all’estero, spensierate e perennemente in vacanza! Sono anni che tento di convincere le mie amiche, che le mie amatissime guide turistiche sono seppellite sotto gli unici libri rimasti:quelli di cucina!

Ed io mi rendo conto, col proseguire degli anni lontano dall’Italia, che l’indossare la maschera della donna di successo inizia a starmi stretta.

Perché noi donne cadiamo e ci rialziamo ma, ahimè, la caduta a volte fa male.

Vorrei condividere con voi che mi state leggendo un mio lato intimo e presentarvi quella brutta amica che si chiama depressione.

La descrivo ironicamente come un’amica  perché, a furia di averla vicina, per quanto penosa possa essere, ci si affeziona  ed è difficile farla andare via.

E’ un peso ingombrante di cui non ci si riesce a liberare facilmente.

Quando si è a miglia, addirittura migliaia di kilometri di distanza dai propri affetti, conserviamo i nostri dolori gelosamente per non far preoccupare chi ci ama perché, purtroppo, è più facile dire che tutto va  bene piuttosto  che elencare le proprie incertezze, magari ad una madre che in silenzio soffre  per una figlia lontana.

Per me tutto è iniziato con la nascita di mio figlio e il mio trasferimento in Arizona dall’Oregon.

Da quando sono madre è come se non fossi più la stessa persona, sono diventata la madre di J.

Essere neo-mamma all’estero, specialmente qui in America, mi ha reso fragile.

Ho letteralmente perso la mia identità.

Non sono più riuscita a completare le mie giornate con l’entusiasmo di prima a causa della stanchezza.

Ho sempre considerato il mantenere le relazioni sociali,soprattutto a distanza, la mia filosofia di vita principale, ed alimentare le mie amicizie storiche con costanza e dedizione un’attività sportiva per il mio cuore.

Non avevo fatto il conto con il maledetto tempo e, peggio di lui, il temibile fuso orario!

Ma io dico: questi due non avevano di meglio da fare?  Come se cambiare pannolini sporchi e tirare latte col tiralatte non fossero attività abbastanza difficili da maneggiare!(Detto con ironia ed un sorriso sul volto).

Ah l’essere madre! Tra le mille gioie ci sono anche mille dolori. Sento come di aver perso la chiave del cassetto che conteneva le mie aspirazioni e i miei sogni.

È capitato anche voi di convivere con i sensi di colpa perché, in una situazione dove si ha costantemente il dovere di provare solo gratificazione, entrate in conflitto con l’infelicità?

Mi sento una madre terribile perché mi manca la mia libertà. La mia forza di essere la persona grintosa e piena di risorse che ero.

Ho trascorso mesi di solitudine e di menzogne.  Scusate amiche, non voglio tediarvi con negatività, ma semplicemente aprire il mio cuore a voi e ricordarvi che noi donne siamo, a volte fragili, e ci sta anche bene .

Il visto della signora depressione è scaduto, ed è il momento di espatriarla con un biglietto solo andata.

Ringraziando il cielo, non era un amore eterno.

Ciò che non ci annienta ci fortifica, niente di più vero.

Una mattina mi sono svegliata, dopo mesi di solitudine, ed ho deciso di reagire, stanca di sentirmi senza forze ed annullata.

E nonostante le ore insonni per l’allattamento del bambino, il lavoro a tempo pieno, e la casa da portare avanti, ho detto “basta soffrire”.

Mi hanno aiutato le vostre storie, il ricordarmi che la vita è un percorso, mio figlio con il suo sorriso capace di annullare ogni dolore.

Sì, lo ripeto: non sono più Giorgia, ma la madre di J.

Una persona sotto certi aspetti più saggia, che guarda con un sorriso l’avventuriera di prima.

Ancora ho molta strada da fare per ritrovare quel “balance” in bilico tra i miei due mondi.  Ma con tenacia e tanto esercizio quotidiano, mi alleno per imparare a fare l’equilibrista tra le mie due vite: la mia vita Americana e quella trascorsa Italiana.

Mi ha molto aiutato un’esperienza che vorrei condividere con voi: la meditazione.

Circa quattro anni fa, per caso, durante uno dei miei viaggi in California, sono entrata a conoscenza di un metodo di meditazione non associato a nessun pensiero religioso: il metodo Vipassana.

Vipassana è un termine Indiano che significa vedere le cose come sono realmente.

È una delle tecniche di meditazione più antica,  basata su una profonda connessione tra la mente ed il corpo, focalizzando tutto sul respiro, inteso come un ponte di contatto tra il corpo e la mente.

Mi sono imbattuta in un corso della durata di dieci giorni, all’interno di uno dei parchi Californiani, più belli: Yosemite.

Dieci giorni di rigida disciplina, senza poter parlare con nessuno, meditando dodici ore al giorno.

L’intera pratica è focalizzata sull’esercizio ed il controllo della mente, delle emozioni.

Vi è un limite di due pasti al giorno, consumato nella stessa area con le altre studentesse in totale assoluto silenzio.

Ho speso dieci giorni in compagnia di donne di cui conoscevo solo il nome ed il suono della loro voce.

Sono rinata, come in uno sport in cui il corpo, dopo duro allenamento, si sente più elastico. La mia mente e il controllo delle mie emozioni si erano espansi.

Come nella maggior parte delle cose ci vuole costanza per assaporarne i risultati e, con la nascita del bambino, non ero riuscita a trovare più del tempo per me stessa.

Sono offerti anche dei corsi di due, tre giorni per chi ha completato il corso full immersion di dieci.

Ho deciso di ripartire presto per un corso di tre giorni.

Mettendo da parte le paure, il distacco totale da mio figlio, le mie abitudini:sono andata via per ritrovare me stessa.

Ringrazio mio marito e mia suocera per il supporto e l’aiuto con il bambino.

Il primo giorno mi sembrava di impazzire: il silenzio mi annientava, non potevo accendere il cellulare e avere notizie della mia famiglia perchè sarei andata contro le regole del corso, ma sono riuscita a vincere le mie debolezze.

Dopo questa breve esperienza, mio figlio ha riavuto una madre più serena.

Non credo sia egoismo dedicare del tempo a noi stesse, penso che serva per offrire la parte migliore di noi.

Siamo un giardino che ha bisogno di cure, le madri perfette, le persone perfette in generale, non esistono, ma è nostro dovere prenderci cura di noi stesse per rendere vivibili le nostre imperfezioni.

Oggi, quotidianamente, mi ritaglio quei trenta minuti per me stessa e non importa se il lavandino è pieno di piatti sporchi, la lavatrice da iniziare o del lavoro da finire: queste cose possono aspettare, la nostra serenità e quella dei nostri affetti hanno sempre la priorità.

Per chi fosse interessato a intraprendere dei corsi di meditazione Vipassana, i corsi sono completamente gratuiti, basta solo una donazione, se lo si desidera, per aiutare altre persone a goderne dei benefici.

Invito a consultare il sito ufficiale:
www.dhamma.org

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concorso-letterario

Concorso Letterario per Racconti a tema Espatrio “Le paure ed il coraggio delle Donne” aperto fino al 31 luglio 2017. 

4 commenti
    • Giorgia
      Giorgia dice:

      Grazie A te per avermi dedicato il tuo tempo.abbiamo una santissimo dovere verso noi stesse:essere serene,la felicità è un senso lato,ma la serenità no!e dobbiamo fare di tutto per perseguirla!

      Rispondi
  1. Manuela
    Manuela dice:

    Grazie mille per aver condiviso la tua esperienza! Non sono mamma, ma sto attraversando un’esperienza simile (anch’io italiana all’estero, da quasi 10 anni a Città del Messico) e le tue parole fanno bene al cuore 🙂

    Rispondi
    • Giorgia
      Giorgia dice:

      Ciao Manuela,tutto accade per una ragione,penso che i brutti momenti arrivino quando abbiamo bisogno di fortificarci!un abbraccio forte,considerando non siamo lontane dovrebbe arrivarti prima!

      Rispondi

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