Non ho mai amato definirmi e rientrare in schemi precisi, così come sono sempre fuggita dalla routine che ti attanaglia la mente.

E devo ammettere, che spesso e volentieri non mi faccio mancare l’adrenalina, in una vita che, come dice la mia migliore amica, vivo sempre a mille.

Eppure vivere in Olanda può rischiare a volte di rivelarsi terribilmente noioso.

L’Olanda è un Paese super organizzato, tutto funziona solitamente bene, la vita scorre schematizzata e con precisione, tanto da non aver dato modo agli olandesi di sviluppare il nostro tanto decantato problem solving.

I mezzi pubblici sono tanti e super efficienti, la sanità privata in generale buona e veloce, la burocrazia meno complessa rispetto a tanti altri Paesi.

Tutto sommato, in Olanda si vive bene.

Eppure, in questo ordine schematico io riesco sempre a ritagliarmi spazi di disordine e momenti da adrenalina pura, a volte ricercati, altre non voluti, ma che per qualche mistero cosmico mi capitano di continuo.

Tanto per cominciare, io in Olanda ci sono venuta non perché avevo un lavoro (no, non sono un cervello in fuga) ma proprio perché in Italia non c’era un lavoro e se dovevo stare senza fare nulla tanto valeva provarci all’estero.

E così nel 2012 siamo partiti con una valigia carica, un biglietto di sola andata, e una bimba di poco più di un anno.

Incoscienza? Sì probabilmente, ma grazie è proprio quando ti senti sul ciglio della strada che tiri fuori le unghie e fai di tutto per ritornare in corsa e ripartire, e in quel momento era proprio così che mi sentivo.

Uscendo da anni di lavoro in Kenya, una bimba, e un matrimonio multiculturale, la vita in Olanda all’inizio non è stata facile: permessi da chiedere, procedure da seguire minuziosamente, una lingua per noi incomprensibile, un passaporto italiano ed uno africano e nessun lavoro o risparmio.. Era davvero come lanciarsi nel vuoto.

Ma alla fine con tenacia è arrivato il lavoro, i permessi di soggiorno, 4 traslochi e siamo riusciti a stabilirci.

Purtroppo però sin da piccola ho sognato una vita ricca di avventure, ed eccola qua. La famiglia perfetta, quella con due figli, lavoro e che la sera guarda la tv insieme sul divano non esiste, e se anche lo fosse non fa per me.

E così pian piano ci siamo accomodati su questa nuova vita al nord, pedalando sotto neve e pioggia per anni, affrontando venti fortissimi e godendo delle giornate di sole improvvise.

Poi è arrivato, inevitabilmente quel desiderio di cambiamento, quella sensazione di non adeguatezza, quell’agitazione tipica delle anime irrequiete.

E  quella che avrebbe potuto essere una normale ( seppur brutta) crisi di coppia, è degenerata in caduta libera nel giro di pochissimo tempo trasformandosi in una pesante separazione contornata da momenti pesantemente difficili, ospedali e letteralmente vita attaccata ad un filo.

Un bel temporale insomma, di quelli che sradicano gli alberi e buttano giù le case.

Ecco, forse in quei momenti ho davvero desiderato una vita tranquilla, noiosa e ripetitiva…

Ma alla fine tutto, prima o poi passa: rimangono le cicatrici, dolorose soprattutto quelle del cuore e della mente, ma la vita va avanti regalandoci gioie e dolori.

E non saremmo in grado di cogliere le gioie senza aver sperimentato questi dolori.

Ora, dopo un periodo decisamente turbolento e tra i più difficili, soprattutto perché vissuti da sola all’estero e lontano dalla famiglia, lotto ogni giorno per un futuro migliore e sereno per me e la mia piccola, per garantirle il sorriso ogni singolo giorno e per far sì che impari a godersi la vita a mille, senza rimpianti e soprattutto con la capacità di adattarsi alle differenti situazioni.

La voglia di cambiar Paese, cancellare tutto e ricominciare nuovamente da capo è grande.

Per ora, continuo a seguire il vento del nord.

vita-movimentata

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