man-suitcase

Uomini che emigrano all’estero: stavolta parla lui.

Ebbene sì, mio marito è un nostro lettore, e sicuramente non è l’unico uomo che ci legge.

Mi è venuto in mente di fargli questa intervista perché, in effetti, molte di noi hanno deciso di espatriare in coppia e, raccontandosi, capita spesso di citare i propri mariti. Ma loro, per l’appunto, che cosa ne pensano della loro vita di expat?

Prima di tutto ve lo presento, si chiama Daniele e ha 32 anni. Lo potrei definire senza dubbio un irriducibile dell’espatrio: a 24 anni ha capito che Roma gli stava stretta, l’Italia in generale gli stava stretta, e che se avesse voluto approfondire le sue due passioni – l’inglese e l’ingegneria informatica – era il caso di fare la valigia e partire. Essendo anche un capricorno non è certo andato all’avventura: dopo una serie di curricula inviati a Dublino, seguiti da vari colloqui, è stato assunto da un’azienda di giochi online ricoprendo la posizione di sviluppatore. Questo ha segnato un punto di non ritorno che, a distanza di otto anni, ci ha portato a vivere a New York.

daniele-dublino

Ma perché proprio Dublino?

All’epoca Dublino era il centro dell’informatica europea se consideri che c’erano tutti i grandi nomi come Microsoft, Apple, Twitter, Facebook, Google, erano proprio tutti lì.

Basta così? Non ti importava niente se la città era brutta, bella, piccola, grande, sporca, pulita, vivibile o no?

(questa è una bella domanda)
No, non mi importava, nonostante non la conoscessi bene. C’ero stato solo una volta per quattro giorni e l’unica cosa che ricordo di quel viaggio è la puzza di cipolla e una lasagna liquida che avevo mangiato in un ristorante pseudo italiano. Non avrei mai pensato che potesse essere il posto giusto per me, anche se in realtà ad essere sincero una certa attrazione l’ho provata, sopratutto per l’atmosfera cupa che si respira, probabilmente dovuta alla storia turbolenta vissuta dall’Irlanda. Sembrava, come dire, un posto vissuto.

Che cosa hai provato nei confronti dell’Italia durante i tuoi tre anni di permanenza a Dublino?

Inizialmente c’è stata una fase di elaborazione del distacco, mi sono ritrovato a provare un ampio raggio di emozioni nei riguardi dell’Italia: c’e stato l’odio, il disconoscimento, la necessità di staccarmi dalle mie vecchie abitudini e dalla mia cultura, c’e stata la nostalgia, e anche l’indifferenza a volte, che forse è la parte più equilibrata dello spettro di emozioni che ho provato. Quando dico indifferenza non vuol dire che ignoravo tutto, ma semplicemente percepivo che io stavo andando avanti con la mia vita in Irlanda e l’Italia andava avanti da un’altra parte. Era come se fossi una persona che per uno strano caso parlava italiano.

Dopo tre anni hai lasciato Dublino sempre per questioni lavorative, avevi ricevuto un’offerta di lavoro irrinunciabile e così hai traslocato a Londra. In che modo questa scelta ha condizionato la tua vita?

A Londra sono cresciuto, mi sono sentito più maturo. La differenza tra Dublino e Londra è enorme, nella cultura, nelle persone che vivono la città, nel modo in cui i problemi vengono affrontati, nella stessa dimensione della città. Dublino, quando ci vivevo io, aveva 600.000 abitanti ed era all’apice della crisi economica che ancora adesso condiziona il suo presente, Londra invece è sempre stato un centro finanziario attivo e pulsante e conta sette milioni di persone. Ovviamente il paradigma di vita è differente.

Come sei riuscito, se ci sei riuscito, a viverti gli affetti da quando vivi all’estero?

Dublino sotto questo aspetto è fenomenale perché è una città di expat e quindi le amicizie e anche gli amori avvengono in una maniera molto spontanea; c’è sempre questa grande apertura nei confronti degli altri.
In più essendo l’Italia molto vicina da raggiungere era praticamente impossibile perdere di vista gli amici di sempre.d-a-brooklyn bridge
A Londra, nonostante alcuni pensino che la città e le persone siano fredde, ho trovato il calore delle mie coinquiline con le quali mi è sembrato di rivivere un “Friends” britannico. Queste sono state le uniche certezze in termini di affetto perché il lavoro chiedeva così tanto in termini di tempo e viaggio che sarebbe stato impossibile vivere ulteriori esperienze. A questo proposito, dopo due anni di vita frenetica londinese, per la prima volta mi sono chiesto: vale la pena tornare in Italia per riappropriarmi della mia vita e mettere su famiglia?

Ok, adesso svelo a tutti che ne è valsa la pena perché, dopo esserci rincontrati, ci siamo sposati ❤ Ma dopo il nostro matrimonio, non avendomi sposato a caso, l’intolleranza ai soliti problemi italiani si è raddoppiata ed i curricula sono volati oltreoceano, fino a raggiungere New York, città della quale ci eravamo perdutamente innamorati durante il nostro viaggio di nozze. Come ti sei sentito prima di partire?

Come per Dublino, non avevo una grande conoscenza pregressa della città. Ho viaggiato spesso per lavoro negli Stati Uniti e per questo l’unica mia certezza era che sarei rimasto saldamente in Europa. Invece sono bastati quattro giorni per realizzare che questa grande anomalia americana chiamata New York avrebbe potuto fare per me. All’inizio mi sono sentito affascinato e sopraffatto da questa città, ma è bastato poco tempo per smaltire lo shock di un passo così lungo. Per una persona che vive e ragiona alla velocità della luce, New York è la città ideale in cui sentirsi amalgamati.

d-a-w-ny

Per me si trattava del primo vero espatrio. Cosa hai provato nei miei confronti? Eri preoccupato? Adesso hai la possibilità di dirmi quello che non mi hai mai detto.

Non mi sono mai preoccupato dal momento che mi hai detto che New York, dopo Roma, avrebbe potuto essere la tua seconda casa. Questa affermazione è stata la mia bussola durante il periodo che entrambi abbiamo trascorso ad ambientarci. Ho conosciuto New York attraverso le tue descrizioni e sensazioni, perfino attraverso le tue indicazioni stradali, prima ancora di metterci piede. Mi è bastato questo per capire che New York sarebbe stata la nostra città.

[Dietro le quinte: realizzare questa intervista è stato molto divertente, ma anche emotivamente toccante. Ho potuto ascoltare la sua storia ponendomi da un punto di vista esterno e, se possibile, ho capito di amarlo ancora di più.]

Condividi con chi vuoi
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *