Uruguay-montevideoUruguay, un paese che sapevo vagamente dove fosse, di cui non avevo mai sentito parlare né come meta turistica o di vacanze, né per aspetti particolari della sua storia o cultura.

Ammetto l’ignoranza, ma devo anche riconoscere che, scoprendolo e conoscendolo ora, è un paese atipico, con una popolazione così diversa da quella sudamericana più conosciuta nel mondo, come la brasiliana o l’argentina, i due colossi  con i quali confina. Infatti, vederlo così, lì in mezzo, mi fa quasi tenerezza, a volte mi sembra che gli manchi il respiro, come se fosse contenuto e avesse necessità di allargare le braccia in un possente respiro a pieni polmoni, liberatorio. Ma parlerò un’altra volta di lui…

Sono qui per necessità economiche e difficoltà lavorative, ma non solo.  

Il tema del lavoro è sempre stato importante, ma sinceramente secondario, cercavo quello che mi piaceva e mi interessava, permettendomi di esplorare vari settori: nel teatro, cinema, televisione per dieci anni, nella comunicazione in una incentive house, con una mia casa editrice, come socia in un’agenzia immobiliare e poi editor, segretaria di redazione… e vari lavori precari.

Molte esperienze, ma nessuna specializzazione, quindi trovare lavoro alla mia età a Milano era diventato davvero difficile e piuttosto frustrante. Volevo darmi ancora un’ultima possibilità e il pensiero di andarmene dalla mia città dove sono nata e cresciuta per 58 anni – pensiero che era sempre stato presente da quando ventenne non ne avevo avuto il coraggio – nonostante si fosse pian piano trasformato in un sogno irrealizzabile, si è ripresentato come alternativa. Dentro di me sapevo che sarebbe stato ancora possibile, e mi sono detta: o adesso o mai più. E l’opportunità è arrivata. 

Un amico del passato che non vedevo da trent’anni rientra in Italia dal Brasile e con lui, Roberto, inizio la mia relazione d’amore nel 2010. Insieme portiamo avanti un progetto editoriale basato su tematiche spirituali che mi aiutano a prendere coscienza di una nuova visione della vita.

Uruguay-RossellaSono sempre stata alla ricerca di risposte alle domande che fin da quando ho avuto l’uso della ragione mi ponevo, le solite domande del chi sono, dove vado, da dove vengo, risposte trovate a pezzettini grazie alla pratica buddista per molti anni e altre pratiche meditative, nonché a un percorso di auto conoscenza più profondo di me stessa e della realtà in cui vivo, percorso che tuttora percorro.

Dopo varie vicissitudini il progetto editoriale non ha decollato e ci siamo ritrovati nelle stesse difficoltà e con lo stesso desiderio. Ricominciare per costruire un’opportunità di vita dignitosa –  io non possiedo nulla, né erediterò nulla, né avrò una pensione – tutta la mia vita è ora racchiusa in una quarantina di scatoloni che ho lasciato nella cantina della nuova casa dei ragazzi, per il nostro futuro e quello dei nostri figli (anche Roberto ne ha due), in un luogo che ancora avrebbe permesso di iniziare un’attività in proprio con più facilità anche con poco capitale e, soprattutto, con un ritmo di vita più umano.

La scelta dell’Uruguay era legata allo sviluppo di un altro progetto favorito dalla legalizzazione della cannabis in questo  paese ma che, per il momento, ha lasciato il posto alla creazione di una società import export. Importiamo polpa di frutta tropicale congelata dal Brasile e stiamo creando una nuova abitudine alimentare qui, dove stranamente non esistono questi succhi di frutta. Stiamo iniziando ora e dopo mille difficoltà, siamo all’ultima fase: ci aspetta l’estate, finalmente sta arrivando, e vedremo i risultati di tutto questo lavoro di semina, di contatti e di nuove relazioni avvenute in questo periodo. 

La mia scelta di seguire Roberto e raggiungerlo dopo alcuni mesi dalla sua partenza con un figlio quindicenne è stata ben ponderata, due anni di preparativi: lasciare i miei figli mi sembrava impossibile, troppo doloroso, ma continuavo a ripetermi che lo stavo facendo per creare un’opportunità anche a loro ed è la verità, pur se continua a essere l’unico motivo delle mie crisi di nostalgia e a volte di un lacerante senso di colpa… In genere sono i figli che se ne vanno, non le madri… Ma anche su questo avrei da dire molte cose che sto capendo, vivendo l’esperienza in diretta.

Insomma, ora sono qui, in una bellissima casa in mezzo alla natura a poche centinaia di metri dall’oceano (la casa dei miei sogni!), un po’ fuori dal mondo e con l’unico obiettivo di vendere tanta frutta…e un giorno, al più presto,  riunire la famiglia!

Ma il vero viaggio è quello spirituale, ritrovarmi ora a questo punto della mia vita in questa nuova identità mi sta aiutando a esprimere sempre più me stessa, a riscoprire l’amore, la semplicità, la capacità di adattamento, a sperimentare la lontananza, a accettare le critiche e le chiusura di amici e parenti, a ricreare una relazione con i miei figli, a riscoprire il legame con mia madre, a ritrovare la voglia di sognare (a dire il vero questa non mi è mai mancata!), ad affrontare con coraggio e consapevolezza questa scelta, in qualche modo obbligata dalle circostanze… ma le circostanze siamo noi a crearle, quindi sono assolutamente cosciente e responsabile, anche se a volte un po’ impaurita. 

Gli echi che arrivano dall’Europa e dall’Italia non aiutano certo a vivere tranquilli… 

Io continuo a credere di avere fatto una scelta intelligente, anche se rischiosa e audace, vincendo le mie paure e concedendomi il lusso di fare quello che desideravo, con tutte le conseguenza che ne sono venute e ne verranno.  

Mi affido al flusso della vita, imparando a surfare con sempre maggiore destrezza.

Osservo e con un sano distacco penso e agisco cercando di dare il meglio, nonostante tutto. 

Suerte a todos!

Uruguay-Montevideo

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